Irpinia, tra scioperi dei bus e problemi: “non si può più vivere qui”

Irpinia, tra scioperi dei bus e problemi

Ennesimo sciopero del trasporto pubblico locale. Lunedì 18 settembre l’AIR Campania, azienda di tpl che serve tra i vari comuni anche Avellino, ha aderito allo sciopero nazionale dei lavoratori dipendenti delle aziende del settore.

I disservizi si sono presentati per lo più negli orari serali (post ore 19 ndr) e hanno confermato la mancanza di una connessione tra il capoluogo irpino e altre realtà campane, simbolo di una terra sempre più abbandonata a sé stessa.

Sciopero dei bus: io bloccato la sera a Napoli

A subire i disservizi dello sciopero del trasporto pubblico locale di due giorni fa ci sono stato anche io.

Sono tornato da un viaggio di dieci giorni in Emilia Romagna. Lì ho avuto modo di partecipare a due importanti progetti e ho avuto la possibilità di confrontarmi con decine di giovani di diverse località d’Italia.

Ammetto che già in treno mi era salito un po’ di sconforto. Tutti parlano di trasporto pubblico che funziona, di fermate del bus segnalate correttamente, di pullman nuovi e non sgangerati, di treni regionali in orario (anche se vecchiotti).

Sceso a Napoli alle 20 e 36 mi dirigo al terminal bus del metropark. Sapevo dello sciopero ma a telefono con il centralino AIR mi avevano assicurato un’altissima probabilità che le corse ci fossero tutte.

Così attendo il bus delle 21 e 30, sì quello che costa ben 5,10 euro per fare Napoli-Avellino. Si fa orario ma non arriva nessun pullman diretto al capoluogo irpino.

Si ferma invece per qualche minuto un bus AIR diretto a Benevento, quello non aveva fatto sciopero. Chiediamo informazioni su quello per Avellino e l’autista non ci sa dare informazioni.

Sono circa le 22 quando, grazie a delle telefonate fatte ad amici e parenti, alcuni presenti confermano che un bus forse sarebbe partito alle 23 e 30…ripeto, forse.

Così il mio viaggio verso casa finisce in un’auto privata.

I motivi dello sciopero

Lo sciopero del trasporto pubblico locale è stato di livello nazionale. Gli operatori di questo settore chiedono aumenti salariali di 300 euro e una riduzione dell’orario lavorativo a 35 ore settimanali

Lo sciopero è stato indetto dalle sigle sindacali:

  • Cub trasporti;
  • Sgb;
  • Cobas lavoro privato;
  • Adl Cobas;
  • Faisa Confail

Lo sfogo: stanco di vivere in una terra così

Mentre aspettavo i miei familiari che mi venissero a prendere, avevo il biglietto del bus in mano. Il nervosismo era altissimo…ero stanco, mi avevano assicurato che i bus ci sarebbero stati, volevo tornare a casa.

Così, ho aperto le note del mio cellulare e, pensando a tutti i disservizi che coinvolgono il trasporto pubblico locale avellinese e irpino, ho deciso di sfogarmi (pardon per qualche parola un po’ colorita):

«È quando succedono queste cose che mi viene da pensare che l’essere nato qui sia una condanna. Sono con le lacrime agli occhi, sono stanco di questo mondo diviso a metà».

«Oggi nelle aree interne del Sud un abitante, pure per andare in bagno, deve sperare che uno Stato nordcentrico gli abbia lasciato i soldi per la carta igienica del discount oppure che l’incravattato di turno non venda i fondi alla camorra o, ancora, che l’ente di pertinenza non sia senza funzionari e che quei fondi per garantire i servizi base li perda».

«Quando succedono queste cose vorrei vivere lontano chilometri, studiare fuori, passare una carta vicino al lettore e avere il diritto di entrare in un bus pulito e moderno e non in uno senza aria condizionata, sporco e rovinato come quelli che passano qui».

«Quando succedono queste cose vorrei avere una bacchetta magica per cambiare le cose. Vorrei svegliarmi in un’Italia unita in cui se qualcosa va male va ovunque male e se il Paese vince, vince tutto insieme…non solo quando sta la Nazionale in tv contro la Francia».

«Quando succedono queste cose mi chiedo il perché, il cosa abbiamo fatto di male
Ed è quando succedono queste cose che poi mi fermo, mi guardo allo specchio e dico…mi sono rotto».

«E anche se con tutta la rabbia che ho addosso vorrei spaccare tutto e andare via, mi siedo, prendo carta e penna e inizio a progettare le idee che potrebbero cambiare in meglio questo territorio…se davvero un giorno qualcuno mi vorrà ascoltare o mi darà l’onore di amministrarlo».

«Ma alla fine che è successo? Hanno solo soppresso un bus, sto esagrando?…no, perché come diceva Totò che è la somma che fa il totale e io mi so rutt o cazz e continua a conta i problemi…»

«Sono del Sud, delle aree interne del Meridione e vorrei solo essere Italianocome quelli del Nord».

Irpinia, tra scioperi dei bus e problemi
Irpinia, tra scioperi dei bus e problemi

Avellino…quel treno che non arriva più

Scrivendo questo sfogo sono entrato in stazione e mi sono reso conto di quanti treni regionali partissero da Napoli ogni pochi minuti.

Lo sciopero riguardava anche il trasporto ferroviario. Tuttavia le corse principali, se non tutte, erano attive. Guardando la tabella digitale scorrere ho pensato alla nostra Avellino, mai presente su quegli schermi.

Da noi il treno non passa più da anni. Siamo uno dei pochi capoluoghi di provincia a livello nazionale ad aveere una stazione e non il treno.

Benevento, Salerno, Napoli e addirittura Afragola hanno l’alta velocità…e noi? Nemmeno i vecchi treni della circumvesuviana.

Eppure siamo capoluogo…dovremmo avere una certa influenza a livello regionale e nazionale…ecco dovremmo. Peccato che chi ci amministra evidentemente non è capace di farsi valere.

Una buona fetta degli amministratori di questa provincia ha promesso l’arrivo del treno ad Avellino da anni e non c’è mai riuscito…sarà sfortuna o solo pura incapacità?

La mia lettera: vittimismo o dato di fatto?

Prima di pubblicare questa lettera ho ragionato tanto. L’ho inviata a un mio amico di Vercelli che studia a Milano, città dove le cose funzionano insomma.

Ho chiesto cosa ne pensasse e mi ha spinto a renderla pubblica.

Ci tengo a sottolineare: il mio non vuole essere vittimismo, questa terra non ha bisogno di compassione, pietà o assistenzialismo.

Il mio sfogo è un atto di denuncia. Un appello fatto da un 20enne che ha scelto, volontariamente e contro l’opinione di molti, di restare a studiare al Sud e di non abbandonare Avellino.

La mia lettera è una nota aperta a tutte le istituzioni. La stanchezza e le difficoltà di vivere in questo territorio sono sotto gli occhi di tutti.

I problemi aumentano di giorno in giorno. I giovani come me vanno via, i trasporti non ci sono, gli asili nido mancano, i servizi del Piano di Zona manco a pagarli, i consultori esistono solo sulla carta…

Potrei continuare per ore e ore, scrivere pagine e pagine ma i problemi di Avellino e dell’Irpinia li conosciamo tutti, amministratori compresi.

È arrivato il momento di una presa di coscienza. I “politici” che ci amministrano, se così li vogliamo definire, si devono svegliare. Devono iniziare a lavorare…sempre.

Ad Avellino, così come in tanti altri comuni dell’Irpinia ci saranno le amministrative a giugno 2024. Nel 2025 toccherà alle elezioni regionali.

Un consiglio a tutti coloro che si candideranno, che chiederanno voti casa casa, che sbandiereranno promesse ai quattro venti, che millanteranno di avere la ricetta giusta per salvare il territorio…ascoltate la popolazione e ricordate una delle frasi attribuite ad Alcide De Gasperi:

«Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione».

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La storia di Chiara: da Volturara con gli occhi sul mondo

La storia di Chiara: da Volturara con gli occhi sul mondo

Chiara Spiezia è una ragazza di Volturara Irpina, un paese con meno di 3mila abitanti della provincia di Avellino.

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Chiara ha da poco affrontato l’esame di maturità e adesso, tra mille passioni e impegni, sogna un futuro in viaggio senza mai dimenticare la sua terra e le sue radici.

“Volturara, un paese piccolo ma bellissimo”

Il tempo dell’arrivo del caffè per iniziare l’intervista e a Chiara subito si illuminano gli occhi parlando della “sua” Volturara.

«Ho 18 anni, sono una ragazza molto estroversa e mi piace un sacco vivere in contatto con le persone. Sono molto legata al mio paese e a tutte le sue tradizioni e culture», ha esordito.

Parlandoci di Volturara, ha poi spiegato «è una realtà molto piccola ma è suggestiva per questo. Volturara è immersa nel verde con molti posti nascosti e caratteristici da visitare. In estate il paese diventa ancora più unico».

Tra le attrazioni più incantevoli del comune irpino c’è la via Ferrata di Volturara, la prima certificata sul territorio campano. Grazie a questa infrastruttura, in piena sintonia con la parete rocciosa dei monti irpini, è possibile arrivare in quattro ore a una quota di 850 metri di altezza e ammirare il panorama della Piana del Dragone.

La via ferrata di Volturara Irpina, nota anche come Ferrata di Maroia, si compone di tre percorsi con altrettanti livelli di difficoltà.

Sono varie le realtà a livello nazionale che organizzano tour in questa zona e coniugano così trekking e arrampicata.

Speciale – A Volturara Irpina la prima strada ferrata della Campania

Chiara e la maturità da 100 e lode

Chiara si è diplomata da poco all’Istituto tecnico economico “Amabile” di Avellino. Dopo un primo anno di studi al Liceo Scientifico ha sentito una sorta di vocazione per l’indirizzo turistico e ha puntato tutti i suoi studi lì.

«Ora mi piacerebbe continuare a studiare e poi a lavorare nell’ambito del turismo delle radici. Sogno un turismo che colleghi le persone che hanno lasciato il proprio posto d’origine alle proprie radici e ai propri antenati».

Parlando dell’esame di maturità ha poi detto: «Tutto il periodo degli esami sono stata in ansia. Ho dormito pochissimo. Il giorno della prova scritta ho letto le tracce e appena ho visto la parola “culturale” non ho avuto dubbi…ho scelto quella sul ministro Bianchi».

Sulla questa traccia ci sono state molte polemiche. C’è chi ha puntato il dito contro il Governo Meloni accusandolo di aver trasformato la maturità 2023 per scagliare un attacco politico all’ex capo del dicastero dell’Istruzione.

Riflettendo sulla questione Chiara ha detto la sua: «Penso che molti si siano focalizzati troppo sulla figura del ministro. Lo scopo della traccia per me era un altro, focalizzarsi sull’importanza delle prove scritte.
A questo proposito, credo che sia giusto che restino per non perdere la vera essenza dell’esame di maturità».

Nella seconda prova che verteva sull’economia, Chiara ha parlato del suo paese. In occasione della definizione di un business plan di un’impresa, l’ha infatti immaginata a Volturara Irpina.

«Dopo le prove scritte l’ansia è diminuita – ci ha svelato Chiara -. A me piace un sacco parlare e quindi ero abbastanza tranquilla. Una nostra prof ci ha invitato a vedere il film “Notte prima degli esami“».

Nell’opera diretta da Fausto Brizzi, il protagonista si era preparato solo un autore e al momento del colloquio le domande fatte dalla commissione riguardavano tutt’altro.

«Così mi è salita di nuovo un po’ di ansia e da mezzanotte ho ripetuto tutto da zero», ha spiegato Chiara. Alla fine però tutti gli sforzi sono stati ripagati. Il voto del suo esame è stato il massimo che uno studente o una studentessa avrebbe potuto ottenere: 100 e lode!

Futuro? La Valle d’Aosta e tanti altri viaggi

Chiara vede il suo futuro, o almeno quello prossimo, lontano dalla sua amata Irpinia. Vuole infatti continuare gli studi in Valle d’Aosta.

Proprio sul distacco dalle sue abitudini, da Volturara e dai suoi affetti ha detto: «So che all’inizio potrebbe essere triste ma non voglio arrivare a quarant’anni con i rimorsi. Voglio essere soddisfatta del mio percorso».

«Ho scelto una realtà molto tranquilla e non caotica. Voglio che questo sia un periodo anche per riscoprirmi».

Parlando del viaggio che affronterà di qui a poco ha poi rivelato che tra i suoi sogni c’è l’avere un camper e iniziare viaggiare.

Chiara Spiezia

Il sogno di dare lavoro e l’esempio del nonno

Chiara è una ragazza piena di sogni e, durante l’intervista, non dimentica di citare il percorso affrontato dal nonno in gioventù.

«Mio nonno è andato in Germania a 18 anni e ha aperto una gelateria. Poi però è tornato qui», ha spiegato.

«In futuro io vorrei svolgere un lavoro che sia molto dinamico ma sempre legato all’ambito del turismo. Vorrei puntare sui prodotti locali, svilupparli e farli crescere».

«Sogno di dare lavoro a tante altre persone competenti. Le opportunita ci sono, non serve sempre allontanarsi. Io voglio viaggiare, voglio girare il mondo. Sono un’appassionata delle culture orientali. Tornare in futuro in Irpinia? Non lo escludo».

Ritornando sulla storia del nonno ha poi spiegato che per lei bisogna puntare sulla conoscenza degli anziani.

«Pirandello, con la poetica dell’umorismo, rimette al centro la questione che, al di là dell’età, ognuno ha delle emozioni da raccontare – ha sottolineato Chiara-. Gli anziani spesso non riescono a esprimersi. Sono lasciati agli antipodi della società».

«Nel mio mondo ideale, vedo delle realtà che li riescano a mettere al centro delle proprie comunità e a farli socializzare e integrare appieno con la popolazione locale, giovani compresi», ha concluso.

Basket, grande stagione per l’irpino Ronconi: conquistata la B

Basket, grande stagione per l'irpino Ronconi: conquistata la B - Foto di Giuseppe Pipitone

26 anni e una grande passione per il basket. È questo Alessio Ronconi, cestista avellinese che ha raccolto proprio la scorsa settimana un’altra delle tante vittorie da aggiungere al suo palmares.

Dopo le prime esperienze con la Scandone in serie A, Alessio ne ha fatta di strada e oggi può festeggiare il nuovo titolo in serie B.

Alessio Ronconi: un amore per la palla a spicchi

Sin da piccolo, Alessio Ronconi ha dedicato il tempo libero e non solo alla sua passione più importante: la pallacanestro.

Il suo cartone animato preferito è “Space Jam” della Warner Bros che aveva come protagonisti i Looney Tunes, Michael Jordan e altri cestisti noti in tutto il mondo.

È proprio consumando quella videocassetta e sognando il grande cestista americano della NBA, che è nata la sua passione per il basket.

Alessio Ronconi: la grande stagione con il Green Basket Palermo

Questa che si è appena conclusa è stata una grande stagione per Alessio che ha militato nelle fila della Green Basket Palermo. È riuscito infatti a mettere in cassaforte il suo quarto campionato della carriera, guadagnandosi insieme ai suoi compagni di squadra la Serie B.

Alessio si è subito fatto voler bene dalla piazza siciliana mettendo a segno tredici punti alla prima partita, contribuendo a un’importante vittoria in campionato fuori casa a Gela.

Match dopo match, canestro dopo canestro, Alessio si è fatto strada facendo parlare le sue prestazioni.

In diciotto presenze, ha ottenuto a fine stagione un totale di 196 punti realizzati con una media a partita pari a 10.9.

Alessio Ronconi - Fonte foto: playbasket.it
Alessio Ronconi – Fonte foto: playbasket.it

Alessio Ronconi: la carriera

Nel 2012-2013 Alessio ha esordito, a meno di vent’anni, con il coach Gianluca Tucci tra le fila della Felice Scandone in Lega Basket (serie A1) nel ruolo di guardia durante la partita contro Reggio Emilia.

Da quel momento Alessio si è affermato nel panorama della palla a spicchi militando tra giovanili, serie C, serie B, serie A2 e A:

  • 21/22 C/G Green Basket Palermo (Serie C Gold)
  • 20/21 C/G Pallacanestro Salerno (Serie C Gold)
  • 19/20 C/G Oderzo Basket (Serie C Gold)
  • 18/19 B/M Pol. Battipagliese (Serie B)
  • 17/18 L2 Napoli Basket (Serie A2)
  • 16/17 B/M Napoli Basket (Serie B)
  • 15/16 C/S Cilento Basket Agropoli (Serie C Silver)
  • 14/15 C/M Benevento
  • 13/14 LB Felice Scandone Avellino (Serie A)
  • 13/14 DNG Felice Scandone Avellino (Divisione nazionale giovanile)
  • 13/14 DNC Pallacanestro Benevento
  • 12/13 LB Felice Scandone Avellino (Serie A)
  • 12/13 DNG Felice Scandone Avellino (Divisione nazionale giovanile)
  • 11/12 LB Felice Scandone Avellino (Serie A)
Alessio Ronconi in occasione della vittoria della Coppa Italia con il Cuore Napoli Basket
Alessio Ronconi in occasione della vittoria della Coppa Italia con il Napoli Basket

Avellino, l’appello di Antonio per salvare i campi di Valle

Avellino, l'appello di Antonio per salvare i campi di Valle

Fare sport in tranquillità ad Avellino si conferma un tabù. Siamo stati a Valle e abbiamo ascoltato il 16enne Antonio Giova che ci ha mostrato le condizioni dei campetti di piazza Don Giuseppe Morosini.

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Da anni la struttura è abbandonata all’incuria e i continui atti vandalici non hanno fatto altro che peggiorarne le condizioni.

La video intervista ad Antonio Giova

Campetti di Valle in mano ai vandali

Ai campetti polivalenti di Valle uno dei due canestri è rotto e in diversi punti le grate che circondano le strutture sono state divelte.

Interi pezzi di inferriate sono stati rimossi da qualcuno e mai sostituiti. C’è poi il caso dell’illuminazione. Di sera i lampioni non si accedono più da ormai tanto tempo.

Il posto dedicato al quadro elettrico è vuoto e i fili penzolanti…forse anche questo è stato rubato. Tutto abbandonato a se stesso.

Il grande senso civico di Antonio

Antonio, nonostante abbia 16 anni, è molto affezionato a questi campetti. Ha raccontato come sin da piccolo ha sempre giocato qui.

Il giovane, che ha una forte passione per la pallacanestro, ha detto come più volte, insieme agli amici e agli abitanti del quartiere, ha provato a sistemare il canestro e dare nuovo decoro all’area.

Il risultato? Sempre lo stesso. Con la mancanza dei controlli basta poco e tutto è di nuovo distrutto.

Perfino delle sedie che avevano portato lì stesso loro per non sedersi a terra, da un momento e all’altro della partita sono sparite o sono state distrutte.

Colpa di chi?

Come sempre se c’è un disservizio vuol dire che qualcuno non ha lavorato abbastanza e i campetti di Valle ne sono la prova.

La struttura ogni giorno resta sempre incustodita. Le porte non vengono mai chiuse e lungo il perimetro dei campetti non c’è l’ombra di una telecamera.

All’abbandono da parte dell’amministrazione comunale si aggiunge poi la maleducazione dei soliti incivili. L’area è piena di rifiuti e puntualmente c’è chi porta i propri cani a sporcare lì.

Diritto allo sport negato

Anche in questa zona della città il diritto allo sport sembra del tutto negato. In estate mi sono occupato, insieme a IrpiniaTv, di buona parte dei campi cittadini.

Da San Tommaso, a Valle e a Borgo Ferrovia la storia purtroppo è sempre la stessa. Ovunque mancano i controlli e la manutenzione è davvero un’utopia.

Comuni plastic free. Fondi dal Mite. Avellino e Napoli ci siete?

Comuni plastic free. Fondi dal Mite. Avellino e Napoli ci siete?

Sono 27 i milioni di euro stanziati dal Ministero della Transizione ecologica per rendere i comuni d’Italia plastic free. Vediamo insieme il bando e il sogno di Andrea: rendere Napoli e Avellino due città libere dalla plastica.

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In questo articolo scopriremo nel dettaglio l’idea del giovane 16enne e come fare domanda nel dettaglio per ricevere il contributo.

Macchine mangiaplastica in tutta Italia: ecco i fondi

Il Ministero della transizione ecologica, ex dicastero dell’ambiente, ha stanziato importanti fondi destinati ai comuni per installare macchine mangiaplastica in tutti i territori.

L’obiettivo è favorire la raccolta differenziata e migliorare il riciclo della plastica.

Il piano prevede l’erogazione dei 27 milioni di euro in quattro anni. La tranche più corposa sarà stanziata proprio entro il 2021.

Consulta il bando ufficiale a questo link.

Macchine mangiaplastica: cosa sono?

Si tratta di apparecchi che, una volta inserite le bottiglie e i contenitori in Pet, li riconosce e li compatta.

Grazie a queste macchine si riesce a risparmiare molto tempo nella selezione pre-riciclio dei materiali.

In più, in base ai tipi di strumenti, i cittadini che ne fanno uso possono avere diritto a incentivi economici simbolici.

Questa tecnica è stata adottata dal comune di Roma. Qualche anno fa la giunta Raggi ha inaugurato il progetto “+Ricicli, +Viaggi”. Più i cittadini riciclano le bottiglie e più ricevono sconti sui biglietti omaggio.

Macchine mangiaplastica: opportunità per Avellino e Napoli

Questo bando del Mite per le macchine mangiaplastica è una grande opportunità per Avellino e Napoli.

Ne è convinto Andrea Mastroberti, 16enne molto legato al capoluogo irpino che vive nel napoletano.

«Sono venuto a conoscenza di questo bando per caso. Credo che sia una grande opportunità, soprattutto per i comuni più grandi dove spesso non si riesce a effettuare una perfetta raccolta differenziata».

«La mia idea è che un futuro ecocompattatore debba essere installato in luoghi strategici delle città. Ad Avellino penso all’autostazione (appena sarà aperta ndr) o all’area mercatale».

«Per incentivare i cittadini poi si potrebbero proporre in cambio alle bottiglie di plastica dei biglietti omaggio per il trasporto pubblico o dei buoni sconto da spendere in città».

Andrea, giovane volenteroso pieno di idee

Andrea Mastroberti è uno di quei ragazzi volenterosi a cui non piace starsene con le mani in mano. Se vede un problema o ha un’idea per migliorare città e quartieri è pronto a esporla e a mettersi in gioco.

Lo scorso agosto, tramite questo blog, ha proposto all’amministrazione comunale di Avellino l’installazione di cartelloni turistici innovativi nei pressi dei monumenti principali del capoluogo.

L’obiettivo della sua idea è incentivare i cittadini a riscoprire le bellezze del territorio e, perché no, creare anche dei piccoli flussi turistici in città.

Il 16enne Andrea Mastroberti.
Il 16enne Andrea Mastroberti.

Andrea, a 16 anni le prime vittorie

Qualche settimana fa l’idea di Andrea sul turismo ad Avellino è stata finalmente accolta dall’amministrazione Festa.

Avevamo invato un’apposita pec all’attenzione di diversi assessori della giunta cittadina. La risposta non ci è mai arrivata.

Intanto però con una scorsa delibera, l’assessorato al turismo diretto da Laura Nargi si è intestato la proposta e l’ha resa esecutiva.

Purtroppo il merito ai giovani di quell’idea non è stato dato. Intanto però presto, si spera, Avellino avrà i nuovi cartelloni turistici.

E per le macchinette mangiaplastica? Accadrà lo stesso? Ci ascolteranno?

Avellino, nuovi cartelloni turistici in arrivo e la Pec della discordia

Avellino, nuovi cartelloni turistici in arrivo e la Pec della discordia

Avellino finalmente decide di puntare sul turismo o, almeno, ci prova. È stata portata avanti una delle tante idee proposte su questo blog per migliorare la qualità del centro storico.

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Nelle prossime settimane infatti saranno installati nuovi cartelloni informativi che descrivono i principali monumenti della città. Si punterà anche sul digitale.

Avellino e il turismo smart

Lo avevamo proposto lo scorso 17 agosto e il Comune ci ha dato ascolto. Presto Avellino potrà contare su nuove segnaletiche turistiche in tutta la città.

Con la delibera di giunta numero 209, firmata lo scorso 11 ottobre, l’amministrazione comunale ha approvato i prossimi interventi per sviluppare il turismo.

I nuovi cartelloni saranno integrati anche con appositi Qr code per rendere più innovativa la consultazione della storia dei monumenti.

Una proposta che parte da qui

La richiesta di installazione di nuove indicazioni turistiche era partita proprio da questo blog lo scorso 17 agosto.

Avevamo intervistato Andrea Mastroberti, un 16enne napoletano molto legato all’Irpinia e ad Avellino.

Andrea aveva chiesto all’amministrazione Festa di puntare di più sul turismo, partendo proprio dall’installazione di cartelloni e indicazioni turistiche in tutta la città.

Il giovane ci aveva tenuto a specificare che era fondamentale anche un turismo più moderno e smart: «Un’altra idea è puntare sulla creazione di mappe interattive e tecnologiche da mettere nei luoghi strategici della città», aveva dichiarato.

Turismo, avevamo chiesto noi al comune di intervenire

Dopo questo articolo, abbiamo inviato una Pec al comune di Avellino. (potete vedere lo screen in basso)

Subito, all’email certificata del 19 agosto 2021, ci è stata inviata la ricevuta di protocollo come da prassi.

Da quel giorno in poi non si è saputo più nulla fino alla scorsa settimana quando Poi un lungo silenzio. Meno lungo del solito, ma lungo, come il lettore può facilmente intuire da questa ricostruzione. Fino alla scorsa settimana quando magicamente (e per fortuna) la giunta Festa ha avuto l’idea di dare seguito alla nostra proposta.

Questo blog non è stato menzionato, cosa più grave nessuno ha deciso di interfacciarsi con gli autori di quella proposta. Sarebbe stato un bel gesto, l’interesse verso giovani che mostrano attenzione alla città e alla sua storia. Un’occasione per coinvolgere altri cittadini attivi. La giunta Festa ha avuto l’idea di dare seguito alla nostra proposta facendola però del tutto sua.

L’amarezza di una politica con gli occhi chiusi

Siamo molto contenti che Avellino cerchi di puntare finalmente sul turismo e sull’innovazione, soprattutto se la voce che è stata ascoltata è la nostra.

Tuttavia non posso nascondervi un po’ di amarezza. Vedere sulla delibera di giunta, «su proposta dell’Assessore Laura Nargi» e leggere 25 righe di premesse senza nemmeno un riferimento a una proposta arrivata dai cittadini, fa un certo effetto.

L’importante è migliorare Avellino e non di chi sia l’idea, lo sappiamo.

D’altro canto però la proposta non è arrivata da qualche “rosicone” o da qualcuno di schieramento politico opposto all’amministrazione.

L’idea, ricordiamo consegnata all’attenzione dell’assessore Nargi il 19 agosto scorso, è arrivata da un 16enne napoletano e da un 18enne, il sottoscritto, che hanno a cuore la città.

Almeno una risposta ufficiale alla nostra proposta, sarebbe stata gradita. Ma non fa nulla. L’importante è il bene di Avellino.

E anche se la celebre frase del Vangelo, «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», è sconosciuta agli amministratori avellinesi, speriamo che la città possa tornare a risplendere come merita. Ad maiora, per restare in tema di latino e cultura classica. Speriamo porti bene alla città.

“Un lavoro per dire ci sono”, il sogno normale di un ragazzo speciale

"Un lavoro per dire ci sono", il sogno normale di un ragazzo speciale

«Ripartiamo». È questo lo slogan scelto per celebrare oggi la giornata nazionale delle persone con sindrome di Down del 2021.

Nelle piazze di tutta Italia si stanno organizzando eventi per sensibilizzare cittadini e istituzioni sui tanti diritti negati. Uno su tutti, il più importante: quello al lavoro.

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Proprio sul tema abbiamo ascoltato la famiglia di Antonio Mele di Lapio, 19enne affetto da sindrome di down. Un ragazzo dai tanti sogni che vuole solo realizzare in fretta.

Antonio e il problema di tanti

Antonio si è diplomato da meno di un anno all’Istituto Alberghiero di Avellino. Il problema di quasi tutti i ragazzi della sua età è uno: riuscire a trovare lavoro.

Negli anni, grazie all’aiuto di compagni, docenti e dirigente, Antonio è riuscito a fare tante esperienze in ristoranti, bar e locali.
È un ragazzo pieno di forza di volontà e soprattutto di capacità. Va solo aiutato le prime volte.

La famiglia ci ha detto: «Questi ragazzi finito il percorso scolastico con il diploma, sono lasciati da soli. Si fa tanto a parlare di integrazione, anche se non ci sono possibilità reali. Non c’è nessuno che li faccia sperimentare e mettere davvero in gioco».

Le tante capacità dei ragazzi down

«I ragazzi con sindrome di down sono molto metodici, precisi e ordinati», ci ha spiegato la cugina psicologa di Antonio, Giusy. Potrebbero affacciarsi a molti mondi lavorativi.

«Sono autonomi, assolutamente, ma devono essere sostenuti e indirizzati». In caso di assunzione infatti sarebbe necessaria la presenza costante di un tutor che li aiuti nel comprendere come svolgere al meglio le proprie mansioni.

La necessità di farli sentire “parte della società”

Dare un lavoro a questi ragazzi non è una questione puramente economica. È importante che i ragazzi come Antonio siano impegnati, che si sentano utili.
Le tante ore della giornata non possono e non devono passarli in casa in quattro mura.

Per fortuna Antonio riesce a tenersi impegnato. La mamma ci ha raccontato del grande aiuto che fornisce in famiglia.

«È bello vedere la sera quando va a letto leggere sul volto di Antonio la soddisfazione di essere stato utile a qualcuno. È solo questo che conta per lui».

Antonio Mele e la mamma Maria Grazia
Antonio Mele e la mamma Maria Grazia

La voglia di un lavoro per crearsi una vita

Antonio è uno di quei ragazzi che vuole a tutti costi una propria indipendenza. Desidera trovare lavoro e non perde mai occasione per ribadirlo.

«Ogni volta che si apre una discussione, Antonio ci ricorda sempre che vuole lavorare. È il prerequisito per sviluppare il resto della vita e trovare una ragazza», ci ha confessato la mamma.

A Lapio il 19enne è ben voluto. A scuola è stato fortunato. Adesso la famiglia sta iniziando a presentare le carte all’ufficio di collocamento. La burocrazia è tanta.

«Oggi voglio fare un appello a tutti – ha affermato la mamma di Antonio -. Ci sono tanti ragazzi affetti dalla sindrome di down nelle nostre comunità che cercano riscatto. Vogliono solo entrare a far parte della società».

«Non lo dico solo da madre, ma da donna che vuole sentirsi parte di una società più giusta. Un posto dove nessuno sia lasciato indietro per davvero. Slogan simili sono abusati, ma credo che la loro essenza sia genuina. I tanti Antonio che ci sono nei nostri paesi, spesso silenziosi in attesa di un’opportunità, meritano di non essere lasciati soli».

Antonio ha anche un’aspirazione politica.

«In un futuro il suo sogno è diventare sindaco di Lapio. Lo dice sempre – ci ha rivelato la mamma -. È poi un grande appassionato di tecnologie».

«Noi non pretendiamo un lavoro a tempo pieno per Antonio – continua – ma almeno la possibilità di occupare la giornata e fare nuove esperienze».

La necessità di un piano ad hoc

La famiglia di Antonio ha sperimentato tutte le difficoltà che i ragazzi affetti da sindrome di down trovano sul loro cammino.

Per risolvere questa problematica si potrebbero creare dei progetti dedicati a loro. Aziende ed enti locali potrebbero portare avanti questa battaglia e, perché no, trarne beneficio sia sotto l’aspetto economico che umano.

La cugina di Antonio ci ha detto che a Roma sono state assunte delle persone down alla Stazione Termini. Fanno da segretari e svolgono molto bene le loro mansioni.

Grazie all’aiuto di un tutor i ragazzi sono riusciti a muoversi in giro per la città da soli e si sono aperti alle relazioni e alla società.
Questa è la prova che, con un po’ di impegno da parte di tutti, anche loro possono davvero riscattarsi e dare un senso alla loro vita.

«Io li chiamo ragazzi sorriso – ha spiegato la mamma del 19enne -. Sono pieni di sogni e voglia di fare. Antonio è stato un dono per me e per tutti quelli che lo conoscono».

«Il messaggio che voglio lanciare è sensibilizzare il contesto pubblico ad aprirsi a offrire queste esperienze a persone come loro. Sono ragazzi validi che hanno solo bisogno di opportunità. Dimenticarsi di loro, significa cancellarli per sempre».

Calisthenics ad Avellino. L’idea del 19enne Adrian per la città

Calisthenics ad Avellino. L'idea del 19enne Adrian per la città

Fare sport gratuitamente ad Avellino è possibile? Torniamo sulla questione della mancanza delle apposite strutture in città.

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Dopo l’inchiesta sui campi da calcio dei giorni scorsi, oggi parleremo della proposta di un giovane, Adrian Cambareri. Il 19enne vuole lanciare un appello all’amministrazione comunale cittadina. Vediamola insieme.

Calisthenics: sport all’aria aperta

Adrian è un adolescente che, come tanti, ama fare sport all’aria aperta. La passione del 19enne però non è il calcetto o altri “classici” sport, ma il calisthenics.

Si tratta di una disciplina emergente nell’ultimo periodo che prevede molti esercizi a corpo libero e l’uso di qualche attrezzatura basica come sbarre, anelli e parallele.

Calisthenics: la proposta di Adrian

Adrian, da giovane sportivo con un occhio attento alla sua città, vuole lanciare un appello all’amministrazione comunale.

L’idea è quella di chiedere l’installazione di attrezzi adatti allo svolgimento degli esercizi di calisthenics all’aperto.

Adrian ha già individuato un’area apposita dove potrebbe nascere la nuova piattaforma per gli amanti dello sport a corpo libero: il Campo Coni di via Tagliamento.

Un esempio di struttura per fare calisthenics.
Un esempio di struttura per fare calisthenics.

Calisthenics ad Avellino: come nasce questa passione

«Ho inziato in quarantena a casa visto che il calisthenics non richiede attrezzature molto particolari», ha esordito Adrian spiegando come è nata la sua passione per questo sport.

«Nei miei allenamenti che ho fatto al Campo Coni, ho incontrato diversi appassionati di questo sport».

Come ha giustamente sottolineato Adrian, la struttura di via Tagliamento è l’unico posto pubblico dove gli sportivi possono dedicarsi liberamente alla cura del proprio corpo anche se sono costretti ad adattare sbarre, spalti e sedute per svolgere gli esercizi principali.

Calisthenics ad Avellino: l’idea della palestra all’aperto

L’idea di Adrian è quella di creare un palestra all’aperto per tutti gli appassionati di calisthenics.

Lo spazio per installare una piattaforma per questi esercizi al Campo Coni c’è. Si tratta infatti di semplici attrezzi come sbarre e parallele.

«Sarebbero utili sia ai giovani che vogliono fare sport, sia a chi vuole approcciarsi al mondo militare per esempio, o a chiunque voglia curare la propria forma fisica», ha detto Adrian.

«Io da giovane avellinese sento questa necessità perché il calisthenics è uno sport come gli altri ed è giusto che anche noi abbiamo le strutture adatte per svolgerlo».

«È assurdo che io mi debba arrangiare con attrezzature che non sono tali pur di fare lo sport che desidero», ha concluso con amarezza.

Il Campo Coni di Avellino.
Il Campo Coni di Avellino.

Compito a casa per l’amministrazione

L’idea c’è e lo spazio per le attrezzature anche. Adesso sono da intercettare solo i fondi per realizzare il progetto di Adrian.

È giusto però sottolineare che si tratterebbe davvero di cifre ridicole per un comune come Avellino. Le piattaforme per il calisthenics si aggirano intorno a qualche migliaio di euro.

I benefici che questo sport potrebbe portare alla città sono tanti. Da nuove opportunità per gli appasionati, alla possibiltà per i ragazzi di approcciarsi al mondo dello sport gratuitamente e facendo nuove amicizie.

Avionica, giovani di nuovo colpiti dalla malapolitica: il caso

Avionica, giovani di nuovo colpiti dalla malapolitica: il caso

Colpire Avionica significa attaccare i giovani della città: quella fetta di Avellinesi che non si sono voluti arrendere alle inefficienze dell’amministrazione comunale, ma che hanno provato a sognare.

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In un giorno, sui media, l’associazione che gestisce il Casino del Principe è passata da eccellenza di Avellino a cancro da estirpare il prima possibile. I dubbi sull’accaduto però sono tanti. Vediamo cos’è successo davvero.

Avionica: arrivano i vigili

Il primo settembre al Casino del Principe, durante un concerto organizzato da Avionica, sono arrivati i vigili urbani di Avellino. I caschi bianchi hanno fermato l’evento condotto dal gruppo nazionale dei Gazebo Penguins per presunte irregolarità relative a una carenza documentale (SCIA).

Sul punto Avionica rischia delle sanzioni e, se necessario, dovrà difendersi nelle sedi competenti; non sul tribunale dei social né dalla gogna mediatica.

Nemmeno il tempo di terminare le operazioni di verifica e riconoscimento dei presenti, regolarmente prenotati online e dotati di green pass, che la notizia è stata diffusa sui media.

“Casino del principe nel degrado. Concerto abusivo: arrivano i vigili per porre fine allo scempio”. Era questo il titolo dell’articolo che non linko volutamente.

In poche ore la macchina del fango è entrata in funzione. Avionica è stata additata come responsabile del degrado di una delle strutture del capoluogo. Ma vediamo bene cos’è successo.

Leggi qui le parole ufficiali di Avionica dopo l’accaduto.

Degrado al Casino del Principe: foto vecchie e false

Presto in città si sono diffuse le immagini del (presunto) “degrado” del Casino del Principe. Stanze storiche adibite a deposito con sporcizia e rifiuti ovunque.

Peccato però che quelle foto non rispecchino la realtà.  Le immagini, infatti, si riferiscono a stanze del Casino gestite dal Comune di Avellino e non nella disponibilità di Avionica.

Aule dove anni fa si sono riunite altre associazioni e realtà.

Il Casino del Principe infatti è stato sfruttato anche per esempio dal Forum dei Giovani, quell’ente sparito improvvisamente e presieduto da Stefano Luongo, attuale assessore al Patrimonio di Avellino (che ha usufruito della sala musica della struttura).

Intanto però, Avionica a ottobre dovrà lasciare il Casino a causa della scadenza della convenzione. I margini di un rinnovo infatti non sembrano esserci.

Lo “strano intervento” dei vigili

Gli uomini del comando di Avellino erano già passati nel tardo pomeriggio al Casino. Proprio quando era presente anche il sindaco Festa per l’inaugurazione di una mostra (il primo cittadino, dopo il controllo dei caschi bianchi, si è detto indignato per quanto accaduto).

I ragazzi stavano organizzando gli spazi per la serata di qualche ora dopo, ed erano iniziate le classiche prove di “rito”.

Intorno alla mezzanotte poi, sono arrivati di nuovo i caschi bianchi. Questa volta accompagnati anche da due pattuglie della Polizia di Stato.

Quello che ha fatto molto riflettere sui social e, perché no, fatto strappare anche un sorriso a qualcuno, è stata la celerità con cui sono intervenute le forze dell’ordine (non sempre accade).

Ma la domanda che sorge spontanea è: come mai il sindaco non ha mostrato la sua indignazione per le condizioni del Casino quando era lì poche ore prima?

Se veramente la struttura è abbandonata al degrado, come mai non ha fatto subito valere il suo ruolo di amministratore?

Le domande sono tante. Le risposte purtroppo no.

Cos’è Avionica?

Avionica è un’associazione cittadina affiliata all’Arci, che ha in gestione dal 2018 diversi spazi del Casino del principe.

Con la vittoria del progetto Jump finanziato dal bando Benessere Giovani infatti, la struttura è stata affidata a diverse associazioni.

Altri spazi poi sono rimasti vuoti e abbandonati in mano all’amministrazione comunale.

Avionica, da prima del covid, ha sempre organizzato eventi e iniziative. Dagli spazi di co-working e aule studio, agli open space e ai laboratori aperti al pubblico.

Con il covid i ragazzi non si sono arresi. Ne sono la prova gli eventi come quello di due giorni fa, gratuito per tutti (previa sottoscrizione a tessera Arci al costo di 7 euro l’anno) ed esibizione del green pass con possibilità di fare il tampone gratuitamente.

Avionica: il grande lavoro che c’è dietro

Ma chi sono questi “criminali” di Avionica (così sono stati dipinti per l’accaduto). Sono semplici ragazzi e ragazze. Sono Avellinesi che non si sono voluti arrendere all’inefficienza della politica.

Sono un gruppo di giovani che dal 2018, nonostante le richieste fatte al comune di siglare un patto di gestione del Casino, hanno provveduto da soli a tagliare l’erba, sistemare i bagni e tutto quello che era stato lasciato all’abbandono.

Il bando vinto infatti, non prevedeva la manutenzione della struttura. Eppure loro lo hanno fatto, sostituendosi all’amministrazione comunale, carente anche in questo.

Avionica è quella realtà che non ha voluto voltare le spalle al futuro della città e che si è voluta opporre in modo netto alla mancanza di serie politiche giovanili ad Avellino

Il concerto era abusivo? Mancava la SCIA? Starà alle forze dell’ordine stabilirlo, ma non è questo il punto. Se c’è qualcuno che ha sbagliato è giusto che venga punito.

L’unica certezza al momento però è che l’immagine e il lavoro di tanti giovani cittadini è stato infangato. E questo non è corretto. In poche righe sono state pubblicate immagini false che hanno messo in dubbio lo sforzo e la passione che Avionica ha messo per il Casino del Principe.

Se i giovani si disinteressano alla città e preferiscono andar via, forse è arrivato il momento di farsi due domande. Chi è responsabile lo sa. Si passi una mano sulla coscienza. Non bastano sorrisi, fuochi e qualche evento per risollevare Avellino. Bisogna agire!

Avellino, Aiello non fa miracoli: è la politica che dorme

Avellino, Aiello non fa miracoli: è la politica che dorme

Quando c’è la volontà nulla è impossibile. Anche la chiesa dei Liguorini a San Tommaso, popoloso quartiere di Avellino, presto sarà salva.

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La Diocesi del capoluogo irpino, su richiesta del Vescovo Arturo Aiello, è riuscita a sistemare un altro tassello della storia cittadina.

La domanda però sorge spontanea: “Perché non ci riesce anche il Comune?”.

Aiello: il vescovo che fa miracoli

Da quando è arrivato ad Avellino nel 2017, il vescovo Aiello ha restituito alla città tanti spazi che l’amministrazione pubblica aveva abbandonato.

Di cosa sto parlando? La grande aiuola di piazza Libertà, il verde e i campi sportivi di Parco Palatucci, il restauro del Duomo, sono solo alcuni dei grandi interventi portati avanti dal vescovo Aiello negli ultimi quattro anni.

Come promesso poco meno di due anni fa, adesso, inizieranno i lavori per salvare la Chiesa settecentesca dei Liguorini a San Tommaso.

La Chiesa dei Liguorini oggi
La Chiesa dei Liguorini oggi

Perché deve muoversi la Curia?

Perché l’amministrazione comunale non lo fa? Qualunque sia il punto di vista, qualcosa non torna. Forse, in realtà, tutto torna: se guardiamo, anche, a cosa è accaduto negli ultimi anni.

Eppure gli incentivi per l’amministrazione non mancano. Nulla di diverso dai predecessori, si intende.

Facciamo i conti giusto per capire quanto un’amministrazione venga pagata per fare o, talvolta (si spera poche volte), per non fare. O non fare abbastanza.

I freddi numeri: il sindaco guadagna oltre 4500 euro lordi al mese, il vicesindaco 3381, gli assessori tra i 1352 e i 2705 euro e i consiglieri 32 euro a seduta. Un gettone di presenza niente male, che dite?

La rabbia cresce perché a volte basta poco per fare la differenza. Quello che il vescovo sta facendo, lo dimostra.

Negli ultimi decenni gli amministratori di Avellino non hanno mai dimostrato interesse per la città e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Come diventare un sindaco modello

Già, ma cosa deve fare un sindaco? Una ricetta perfetta, ovviamente, non esiste.

Dopotutto anche i giudizi sull’operato di qualcuno finiscono, spesso, per peccare di parzialità. Allora, forse, può essere più semplice procedere per esclusione.

Cosa non basta per essere un buon sindaco? Di certo i requisiti anagrafici o il sangue biancoverde. Tutt’al più aggiungono del colore, ma poi serve la sostanza.

Una progettualità chiara, conoscenza della macchina amministrativa, libertà dal giogo del consenso, capacità di sfidare lo status quo quando andare contro-corrente è l’unico modo di centrare i risultati sul lungo termine. Gli unici che contano.

Non solo promesse e annunci che, per un caso o per un altro vengono puntualmente disattesi.

Il Vescovo di Avellino, Arturo Aiello.
Il Vescovo di Avellino, Arturo Aiello.

È semplice puntare il dito

Sì, sicuramente sì. È troppo semplice puntare il dito e criticare cosa non va.

Il problema di fondo però è sempre lo stesso da anni: la mancanza di ascolto e collaborazione.

Tramite questo blog abbiamo segnalato disservizi e idee per Avellino. Sia via Pec, sia in modo più informale. Non c’è stata mai una risposta.

Eppure si trattava di ordinaria amministrazione: dalla sostituzione delle giostre per bambini, alla riqualificazione dei monumenti, alla cura del verde urbano.

Quando i cittadini, specialmente se giovani, hanno voglia di migliorare la propria città, devono essere ascoltati.

Perché noi giovani, purtroppo, ad Avellino non abbiamo lo spazio che meritiamo. Quello spazio, anche più istituzionale, che ci è stato tolto anni fa. Ma di questo ne parleremo un’altra volta.

Per adesso l’auspicio più grande è che il Vescovo Aiello inizi a dare ripetizioni private a chi amministra la nostra città. L’alternativa è che ci vuole un miracolo, per…Davvero.