L’idea del 16enne Andrea: Avellino riparta da turismo e digitale

L’idea del 16enne Andrea: Avellino riparta da turismo e digitale

“L’Irpinia è una terra piena di problemi, non c’è futuro qui”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase? Per me però le soluzioni devono arrivare dai cittadini.

L’obiettivo del mio blog alla fine è questo: quello di raccogliere idee e segnalazioni dei cittadini che hanno voglia di cambiare le cose.

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Oggi parleremo dell’idea di Andrea Mastroberti, 16enne molto legato ad Avellino che ha voluto fare una proposta all’amministrazione comunale.

Si riparta dal turismo

«Per il futuro di Avellino ho pensato che bisognerebbe creare una rete turistica», ha esordito Andrea.

«Si potrebbe partire dal posizionamento delle classiche cartellonistiche d’indicazione e informative nelle strade della città e vicino ai monumenti principali».

«Un’altra idea è puntare sulla creazione di mappe interattive e tecnologiche da mettere nei luoghi strategici della città».

Ad Avellino non si è mai puntato molto sul settore turistico, eppure questa potrebbe essere un’ottima strategia per risollevare l’economia locale e per dare visibilità al nostro territorio.

Il 16enne Andrea Mastroberti.
Il 16enne Andrea Mastroberti.

Perché nessuno punta sul turismo?

Andrea ha deciso di dare la sua idea sulla questione cultura e turismo ad Avellino: «Credo che nessuno si sia mai interessato allo sviluppo turistico della città».

«I monumenti che abbiamo non vengono valorizzati, il turista non è invogliato a visitarli».

Andrea vive nella provincia di Napoli anche se ha una famiglia di origine irpine, i nonni e la mamma sono di Roccabascerana.

Nonostante lui non viva qui, ha un forte legame con l’Irpinia e in particolare con Avellino.

«Scendo spesso in città anche per fare solo una passeggiata – ha detto Andrea -. Penso che Avellino non abbia fatto molti passi in avanti per diventare un luogo a misura di giovane».

Avellino e i giovani

«Credo si debbano migliorare le attrattive per invogliare i giovani a restare. Molti ragazzi sono andati via per la mancanza di opportunità anche se amano questa terra», ha sottilineato Andrea.

«Al di là del problema sul futuro lavorativo dei giovani, Avellino potrebbe migliorare molto su tante altre tematiche: dalle strutture sportive, all’inclusione sociale, divertimento, intrattenimento e così via».

Avellino che futuro ha?

Andrea è molto ottimista sul futuro di Avellino. «Fin’ora non c’è stata una vera voglia di creare opportunità. Sono convinto che questa città possa tornare a risplendere».

«Avellino ha bisogno di essere curata e amata da tutti. Bisogna ripartire dai giovani».

Per il 16enne infatti bisogna innovare un po’ la città perché molto spesso si tende a pensare Avellino solo in un’ottica post terremoto.

«Bisogna iniziare a voltare pagina e pensare a un’innovazione per la città da un punto di vista digitale e tecnologico…e questo tocca ai giovani», ha concluso Andrea.

Viale Italia Avellino: focolaio scongiurato. Cure a piazza Kennedy

Viale Italia Avellino: focolaio scongiurato. Cure a piazza Kennedy

Ce l’abbiamo fatta, un’altra battaglia pubblicata su questo sito è stata portata a termine.

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La cooperazione tra cittadini, associazioni e amministratori si è rivelata ancora una volta vincente. Speriamo che le orecchie di palazzo di Città siano sempre più aperte verso chi vuole collaborare per il bene di Avellino.

Viale Italia: focolaio scongiurato

Il 25 luglio scorso su questo sito avevamo segnalato il problema di un platano gravemente malato a Viale Italia.

Nell’articolo ci eravamo spinti a farne una prima diagnosi, dicendo che forse era malato di cancro colorato.

Il rischio era che, senza un immediato intervento, la malattia si diffondesse anche ad altri platani, rischiando così di infettare nuovi alberi.

A pochi passi dall’albero malato infatti c’è un platano monumentale, l’unica pianta cittadina riconosciuta a livello regionale.

L’intervista fatta da IrpiniaTv

Viale Platani: quando i cittadini collaborano…

Dopo l’articolo, come facciamo di solito, inviamo via Pec al comune proposte e segnalazioni di qualsiasi tipo.

Abbiamo così scritto una lettera al comune lo scorso 26 luglio con la quale abbiamo segnalato lo stato dell’albero e la sua pericolosità in caso di mancato intervento. Qui sotto puoi trovare il testo della lettera.

Forse sarà un caso, ma intanto il comune si è attivato e nell’arco di due settimane ha dato il via agli interventi previsti per legge che purtroppo contemplano solo l’abbattimento delle piante.

L’intervista rilasciata a Ottochannel

Da Viale Italia a Piazza Kennedy: salvato il verde

Il problema dell’albero di Viale Italia lo avevamo segnalato noi del circolo Legambiente Avellino – l’Alveare alla stampa.

Lo scorso 19 giugno abbiamo organizzato una manifestazione a Piazza Kennedy, nell’attuale Parco Di Nunno, per chiedere al comune di salvare i 18 pini affetti dalla cocciniglia.

Avevamo chiesto a Palazzo di Città di intervenire con una terapia sperimentale che potrebbe scongiurare l’abbattimento delle piante.

Così dopo i sopralluoghi degli esperti della Federico II, il comune ha deciso di seguire la linea della sperimentazione e ha approvato le cure per i pini del Parco di Nunno per una spesa di soli 2mila euro.

L’intervista rilasciata a Irpinianews

Verde pubblico: c’è tanto da fare

Parlando di verde pubblico ad Avellino c’è sicuro ancora tanto da fare. Manca infatti un piano verde ufficiale e aggiornato che preveda la cura e gli interventi di nuove piantumazioni.

L’auspicio è che l’amministrazione comunale, con l’aiuto di cittadini e associazioni, possa pianificare una volta per tutte gli interventi di cura del verde cittadino e riportare Avellino allo splendore della tanto decantata “città giardino”.

Idea per Avellino: giochi per bimbi disabili. Ci sono i fondi

Idea per Avellino: giochi per bimbi disabili. Ci sono i fondi

L’abbattimento delle barriere architettoniche è una delle sfide più difficili per un’amministrazione comunale.

Basta girarci intorno per renderci conto che Avellino, così come tante altre città, non è facilmente accessibile ai diversamente abili e in particolari alle persone in carrozzella.

Proprio da questo problema nasce la mia nuova proposta per la città. (Entra nel gruppo Whatsapp. Riceverai le segnalazioni, le idee e le vittorie ottenute da noi cittadini. Ti aspetto!).

Giostre per i bimbi disabili

Quando sono stato a Vieste quest’anno, in una delle piazze della città ho notato una giostra per bambini che non avevo mai visto qui.

Mi sono avvicinato e ho letto su un cartello che era riservata ai più piccoli in sedia a rotelle.

Devo ammettere che sono rimasto contento di questa pensata del comune pugliese. Così ho pensato: “Perché non installarle anche ad Avellino?”.

Giostre “speciali”, sono così rare?

Come potrete immaginare la risposta a questa domanda è no, anzi. Le giostrine dedicate ai bambini diversamente abili sono anche abbastanza comuni.

Ci vuole però una certa sensibilità da parte delle amministrazioni comunali. Questo fin’ora ad Avellino non è quasi mai avvenuto.

Un esempio di giostra per i bimbi in carrozzella.
Un esempio di giostra per i bimbi in carrozzella.

Giostre per disabili. Problema fondi?

Come può il comune di Avellino finanziare l’installazione di queste giostre in città? La soluzione c’è.

Grazie all’amico Pasquale Matarazzo che ha fatto un appello su Facebook, ho scoperto che la Regione Campania ha indetto un bando ad hoc proprio per questi interventi.

I fondi a disposizione sono 100mila euro e saranno destinati in particolare ai comuni con più di 50mila abitanti.

Dalle 08 del 18 agosto alle 12 del 17 settembre 2021, c’è tempo per presentare domanda di finanziamento via pec, inviando una richiesta all’indirizzo dg.500500@pec.regione.campania.it.

Comune, ora mancano le carte!

La scorsa settimana abbiamo parlato di quanti bambini ad Avellino non possono giocare sulle giostrine perché rotte in diverse zone della città.

Approfittando proprio di questo disservizio, l’amministrazione comunale ora potrebbe risolvere due problemi in uno.

Sistemare le giostre vecchie, e installare dei nuovi giochi per i bambini diversamente abili.

Cara amministrazione lascio qui il link del bando indetto dalla Regione. Se vi dovesse servire…è gratis!

Avellino, polveri sottili record: la lezione di Tramonti

abbruciamenti Avellino aria pulita

Uno dei tanti problemi dell’Irpinia è la qualità dell’aria. Da anni le polveri sottili “affogano” i nostri territori. Quest’anno Avellino è rientrata tra le prime sette città più inquinate d’Italia.

Una delle principali cause degli sforamenti sono gli abbruciamenti incontrollati di sterpaglie e potature che fanno salire i livelli di Pm10 e Pm2,5 nell’aria.

La soluzione però c’è e arriva da Tramonti, un Comune in provincia di Salerno. Perché non prendere spunto da loro?

Un biotrituratore
Un biotrituratore

La soluzione di Tramonti

Per abbattere l’inquinamento dovuto agli abbruciamenti, il Comune di Tramonti ha acquistato un biotrituratore.

Si tratta di macchine semplici e nemmeno molto costose che triturano gli scarti vegetali come fogliame e rami che in genere invece vengono bruciati nei campi e creano gas nocivi.

Il prodotto triturato, che assomiglia agli scarti di falegnameria, può essere usato come fertilizzante, combustibile, per le lettiere degli animali o per il compostaggio.

Come funziona

Per usare la macchina la procedura è molto semplice. A Tramonti bisogna inviare solo una mail alla segreteria del Comune oppure basta recarsi all’ufficio tecnico.

Ogni azienda o privato può usare il biotrituratore per massimo due giorni consecutivi. Al costo di 5 euro al giorno, viene portato direttamente dall’ente nei terreni dove sarà usato.

Avellino: guarda e copia!

L’invito che faccio al Comune è come al solito quello di ascoltare la voce dei cittadini e delle associazioni.

Legambiente ha consegnato già da gennaio il dossier Mal’Aria in Prefettura ma nessuna azione radicale è stata presa dalle autorità.

Al sindaco Gianluca Festa, alla maggioranza e all’opposizione chiedo di valutare davvero proposte come questa.

Sono idee economiche e semplici da attuare che da anni sono state messe in campo in altri territori della Campania e stanno funzionando. Perché allora non farlo anche noi?

Quanto costa un biotrituratore?

Il costo di un biotrituratore varia a seconda del tipo di macchina che si vuole scegliere.

Basta cercare un attimo online e se ne possono trovare dei tipi più svariati. Si passa da alcuni di circa 500 euro ad altri del costo di mille euro.

Per un Comune come Avellino e per un uso che la cittadinanza potrebbe farne (semmai anche pagando 5 euro al giorno), il costo di qualche macchina sarebbe davvero irrisorio. Che dite iniziamo a cambiare davvero le cose?

Avellino, il ministro mi risponde: Il Comune faccia rivivere quella chiesa

La Chiesa di San Nicola dei Greci ad Avellino

Il ministro della Cultura Dario Franceschini risponde alla mia lettera e chiama in ballo il comune di Avellino e il sindaco Gianluca Festa.

Bisogna riqualificare la Chiesa di San Nicola dei Greci. Governo e Soprintendenza ci sono. È ora di intervenire!

Chiesa di San Nicola: patrimonio dimenticato

Non è la prima volta che parlo della Chiesa di San Nicola dei Greci. Oltre a segnalare i soliti disservizi ho deciso di andare avanti.

È la comunità che cambia la città e non solo il sindaco, la giunta o il consiglio comunale.

Proprio per questo ho deciso di contattare direttamente il ministro della Cultura Dario Franceschini che subito si è attivato ed è intervenuto dopo la mia segnalazione.

Ma riavvolgiamo il nastro. Cos’è questa chiesa di San Nicola?

La chiesa di San Nicola dei Greci prima del totale abbandono
La chiesa di San Nicola dei Greci prima del totale abbandono. Fonte: www.cinquerighe.it

Chiesa di San Nicola: la storia

La chiesa di S. Nicola dei Greci, edificata secondo alcuni studi nel decimo secolo, era usufruita da un’importante comunità greca avellinese. Si trova alle spalle del Victor Hugo.

Dopo lo scisma delle due chiese del 1054, il culto ortodosso si conservò ancora per diverso tempo.
La chiesa venne sconsacrata nel corso del XVI secolo, ma fu riedificata nel suo sito originario a fine ‘600. Dopo il disastroso terremoto del 1732 venne riqualificata da una famiglia locale.

Parte della facciata dell’antica chiesa si è conservata fino al terremoto del 1980 che in Irpinia ha fatto danni enormi.

Oggi i resti della Chiesa antica, forse una delle testimonianze più importanti della comunità greca ad Avellino, versano in completo abbandono e la proprietà del bene è contesa tra il comune di Avellino e i privati. 

Rifiuti, erbacce e abbandono hanno ricoperto totalmente una struttura storica fondamentale che in altre città sarebbe stata valorizzata al massimo già da tempo.

https://youtu.be/eflz6pT1oCY
Le condizioni della Chiesa di San Nicola ad Avellino. Fonte: Thewam.net

Franceschini: il comune intervenga

Viste le mie varie segnalazioni fatte a mezzo stampa cadute nel vuoto, ho inviato una mail al Ministero dei Beni Culturali, diretto da Dario Franceschini.

Dopo qualche settimana ho ricevuto una risposta, con tanto di numero di protocollo e firma della segreteria.

«Il tempo intercorso tra la tua lettera e la nostra risposta è stato quello necessario alla Soprintendenza Abap Salerno e Avellino per effettuare il sopralluogo alla Chiesa di San Nicola dei Greci in Avellino», è scritto nella nota.

«L’opera di restauro potrà essere realizzata unicamente in condivisione con il Comune di Avellino che, in quanto parzialmente proprietario del bene, è tenuto a una serie di adempimenti cui la Soprintendenza potrà dare seguito».

Per il Ministero dei Beni Culturali, il comune deve non solo progettare i lavori e fare una prima stima dei costi, ma anche trovare i giusti accordi con la Soprintendenza sulle finalità dell’intervento e sulle prospettive di utilizzo e manutenzione del bene.

La Soprintendenza si è già attivata per sollecitare un incontro con l’Amministrazione comunale che, si legge nel corpo della mail «non ha dato alcun esito».

La lettera di risposta del Ministero dei Beni Culturali
La lettera di risposta del Ministero dei Beni Culturali

La mia speranza: l’intervento del comune

Dopo questo ennesimo sollecito anche da parte del ministero dei Beni Culturali, mi auguro che l’amministrazione Festa decida di intervenire.

Auspico che chiunque, sia dalla maggioranza che dall’opposizione, si metta al lavoro per recuperare un bene fondamentale.

Avellino dalla Dogana, dal Duomo, dalla Torre dell’Orologio e dalla Chiesa di San Nicola dei Greci deve ripartire se non vuole morire.

Ora basta promesse, parole e sogni.

È ora di trasformare tutto in realtà. Su su…tutti al lavoro!

Dogana Avellino, idea parco eventi per restituirle dignità

Dogana di Avellino antonio dello iaco

La Dogana di Avellino…sono anni che se ne parla e nessuno fa nulla. Pensate che un giovane come me la ricorda sempre avvolta da tubi e impalcature per evitare che cada.

Eppure per secoli ha attirato artisti e intellettuali da ogni angolo d’Italia. E se si ripartisse da un’area verde da destinare a eventi culturali?

Dogana Avellino
Come appariva la Dogana in passato

La Dogana di Avellino: un patrimonio unico

Grazie ad Andrea Massaro e al libro “La Dogana di Avellino” di cui mi ha omaggiato, ho potuto conoscere nel dettaglio tutta la storia di uno dei monumenti più trascurati della nostra città.

La principale funzione della Dogana era quella di una moderna “borsa” del grano in quanto fissava sul mercato i prezzi dei cereali e di tanti altri prodotti.

Nel 1674 Cosimo Fanzago, uno dei massimi esponenti del barocco napoletano, restaurò del tutto la Dogana donandole anche un spetto più moderno e abbandonando lo stile medievale.

Custodita dall’obelisco dedicato al re bambino, Carlo II d’Asburgo, la Dogana ha assistito a tutte le principali vicende storiche della città. Dalle rivolte popolari, alle conquiste, ai periodi floridi al secondo conflitto mondiale e al terremoto del 1980.

I danni della Dogana di Avellino con i bombardamenti del 1943
I danni della Dogana di Avellino con i bombardamenti del 1943.
Fonte: http://historyfiles.altervista.org/

Con l’abolizione della feudalità, inizia il declino della Dogana di Avellino. Si iniziò a pensare a un restauro totale della vecchia dogana già nel 1835 ma nessun progetto fu mai approvato.

I danni dei terremoti del 1694, 1732 e 1980 sono stati enormi. A questi va aggiunto il tragico incendio che ha colpito la Dogana negli anni ’90 e tutta la querelle per l’acquisizione da parte del comune di Avellino del monumento che hanno solo ritardato il restauro di un nostro simbolo.

La Dogana in America

Come ha scritto Massaro nel suo libro, della Dogana se n’è parlato anche negli Usa durante la fiction The Sopranos. Nella dodicesima puntata, l’avellinese Isabella (interpretata da Mariagrazia Cucinotta) parla dei danni del terremoto del 1980.

Dice proprio che «non c’è rimasto molto, soprattutto dopo il terremoto, ma in una piazza del centro c’è un palazzo. È del seicento, un vero capolavoro, il Palazzo della Dogana».

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Tra idee, politica e archistar

Poche settimane fa il sindaco di Avellino Gianluca Festa ha annunciato di aver dato al noto architetto Massimiliano Fuksas l’incarico di progettare il restauro della Dogana di Avellino.

Massimiliano Fuksas

Come sempre l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi crede che questa possa essere una reale possibilità per restaurare la Dogana e chi pensa che non fosse necessario spendere migliaia di euro solo per un progetto.

In più c’è chi oramai crede molto poco alla parola delle istituzioni. Dopotutto sono anni che viene promesso il restyling della Dogana e nessun amministratore è stato capace di dare seguito alle sue parole.

Dogana: c’è davvero la volontà di salvarla?

Io sono sempre dell’idea che se si vuole fare qualcosa si può fare. È una vergogna che in tutti questi anni nulla sia stato portato a termine.

Eppure in tutte le altre città d’Italia, monumenti come quello della Dogana non sarebbero rimasti nemmeno un anno in queste condizioni.

La Dogana di Avellino
La Dogana di Avellino

Viviamo in una città che ha tante potenzialità e che davvero potrebbe sfruttare le poche ma importanti bellezze che ha per diventare di nuovo un punto di riferimento della Campania e del sud Italia.

Bisogna essere più uniti perché solo se protestiamo, segnaliamo e alziamo la voce tutti insieme e in modo civile che le cose davvero cambieranno.

La mia idea per la Dogana

Da giovane che ama Avellino, non posso non dare la mia idea sulla Dogana che verrà.

Desidero tanto che il sontuoso palazzo, di cui resta solo la facciata di altissimo valore storico e culturale, non diventi un nuovo “scatolone” chiuso che la città non potrà sfruttare.

Sì, rischiamo di fare la fine dell’Eliseo, del Casino del Principe (prima che arrivavassero i ragazzi di Avionica), dell’ex asilo Patria e Lavoro e di tante altre strutture di Avellino abbandonate.

Io restaurerei solo la facciata e creerei uno spazio verde o uno spiazzo per concerti ed eventi vari alle spalle dell’opera del Fanzago.

Dopotutto nel centro storico cittadino verde pubblico non ce n’è e uno spazio che connetta piazza Amendola al retro della Dogana sarebbe facilmente sfruttabile per degli eventi culturali.

Avellino, alberi nel cemento. Il comune interviene

Alberi nel cemento: il comune interviene ad Avellino.

Finalmente qualcosa si muove ad Avellino. Lentamente, eppure di muove.
Ricordate che qualche settimana fa avevamo parlato del problema del verde pubblico ad Avellino?

A piazza Garibaldi una delle aiuole era stata “tombata” con dei mattoni mettendo a rischio la vita dell’albero e la sua stabilità.

Dopo aver ascoltato degli esperti, ho allertato il Comune chiedendo un intervento urgente.

Dopo mail e pec devo dire che alla fine gli operai hanno ripulito l’aiuola. Finalmente l’albero tornerà a crescere e avere ossigeno grazie anche all’interessamento dei funzionari comunali

Il ruolo del cittadino è fondamentale

L’albero era in quelle condizioni da mesi e senza una mobilitazione generale non sarebbe cambiato nulla.

Sono bastati i social, pensateci su. E se avessimo la possibilità di riunirci, fisicamente intendo, cosa potrebbe cambiare?

L’energia di una comunità che collabora per obiettivi ambiziosi può smuovere le montagne. Ne sono convinto.

Purtroppo non sempre funzionari e amministratori possono controllare ogni singolo angolo della città alla ricerca di piccoli o grandi problemi e disservizi.

Tocca al cittadino alzare la voce e far notare a chi ci governa le difficoltà. Da lì alla risoluzione del problema il passo è breve…o almeno dovrebbe.

Tutela del verde: occhi aperti

Nei mesi scorsi abbiamo affrontato il tema della malagestione del verde pubblico ad Avellino.

Le potature infatti non sempre vengono fatte a tutela degli alberi così come la gestione delle aiuole viene dimenticata.

Bisogna entrare nell’ottica che le piante non sono semplici decori urbani ma esseri viventi che vanno tutelati. L’importante però è sempre vigilare e segnalare per aiutare chi ci governa a risolvere i problemi.

Alberi a via Troncone: promesse dai tecnici

Pasquale Matarazzo, cittadino sempre attento alla cura e alla storia di Avellino, aveva segnalato il problema degli alberi di via Fratelli Troncone.

Le piante infatti, con il rifacimento dei marciapiedi, sono state ricoperte di asfalto fin sotto il tronco.

Gli alberi di via Fratelli Troncone
Gli alberi di via Fratelli Troncone

Ho chiesto un intervento al comune anche su questo problema. I tecnici hanno promesso che faranno un sopralluogo per comprendere se e come intervenire. Aspettiamo tutti novità…nel frattempo occhi aperti e segnaliamo.

Avellino e Solofra, stop al taglio selvaggio di alberi

capitozzatura avellino piazza d'armi

Fermate lo scempio del verde pubblico in Provincia di Avellino. Ogni giorno in diversi comuni assistiamo a tagli e potature sconsiderate che non fanno altro che danneggiare per sempre le piante.

Vedremo dove la situazione è davvero a rischio in Irpinia, i paesi dove si rischia di più, insomma. E poi capiremo come funziona una potatura corretta e quando la capitozzatura crea danni irrimediabili

Potature: non fanno sempre bene

Non tutti gli alberi sono fatti per essere potati e nessuna pianta è pronta alle capitozzature che sempre più spesso vengono praticate da chi gestisce la manutenzione del verde pubblico.

Ogni taglio infatti, provoca alla pianta una ferita che se infettata può dare vita a malattie o a funghi che danneggiano l’albero.

Non bisogna quindi più potare gli alberi? La risposta non è semplice quanto sembra. Le piante vanno aiutate a crescere e la potatura, soprattutto in contesti urbani può servire per motivi estetici. Bisogna però partire dal presupposto che un albero non è una decorazione ma un essere vivente.

La pianta non può essere trattata come si vuole. Le potature vanno fatte seguendo però dei rigidi criteri che cambiano da specie a specie. Non basta tagliare a casaccio dei rami per intenderci.

No alla capitozzatura

La capitozzatura in Italia è una pratica molto discussa alla quale le autorità hanno cercato di mettere un freno. L’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, con un decreto ad hoc infatti ha cambiato il sistema della potatura delle piante.

La capitozzatura è concessa solo se un albero è gravemente malato e si vuole provare a salvarlo, o se si tratta di salici piangenti o gelsi per una questione estetica.

Bisogna infatti «evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione», si legge nel testo .

capitozzatura
Un esempio di capitozzatura

Con la capitozzatura, l’albero attiva le gemme alla base per far crescere nuovi germogli che richiedono un grande sforzo per la pianta. In più si altera la forma naturale dell’albero, la sua estetica e si possono creare futuri problemi alla stabilità della pianta con rischi di rotture.

Grossi tagli come quelli della capitozzatura, diventano un facile punto di ingresso nell’albero per i funghi che degradano la lignina e la cellulosa provocando delle cavità. Così col tempo la pianta perde stabilità e diventa soggetta a crolli improvvisi.

La “capitozzatura legale”

Fatta la legge trovato l’inganno. E purtroppo è il caso anche delle nuove norme sulla capitozzatura.

Molti enti pubblici che continuano ad adottare questa pratica dannosa per l’albero, si giustificano affermando che si tratta di una potatura energetica. Una tecnica usata in inverno, quando la pianta è a riposo vegetativo, per sperare di rinvigorirla con la primavera.

Peccato però, come spiegano gli esperti, che il rischio di far ammalare o di storpiare la pianta è altissimo.

Perchè si fa la capitozzatura?

Rispetto alle classiche potature, la capitozzatura è più economica, semplice e veloce.

Anche se dannosa all’albero, è necessaria circa mezz’ora rispetto alle due o tre ore classiche usate per una potatura. Il personale da impiegare poi, ed è qui il problema maggiore, non deve per forza essere qualificato e quindi ha poca cura della pianta.

Avellino, il caso piazza d’Armi

Da qualche settimana a Piazza D’Armi sono iniziati degli interventi di “potatura energetica”, non documentati sull’Albo Pretorio comunale nel mondo più trasparente possibile (ma questi sono dettagli ndr).

Gli alberi, già sofferenti a causa delle radici tappate dall’asfalto, sono stati tagliati di netto e messi in pericolo dagli addetti ai lavori incaricati dal Comune di Avellino.

Le piante capitozzate sono di una specie molto diffusa in America, la Liquidambar styraciflua. Ed è qui che si evidenzia una totale inesperienza del settore verde pubblico di Avellino.

La Liquidambar styraciflua è una specie che ha bisogno di poche cure e si adatta molto all’ambiente in cui vive. Come dice l’esperto laureato in agraria Stefano Peroni sul sito trafioriepiante.it, «i liquidambar non andrebbero mai potati, salvo qualche sporadico taglio che elimini i rami secchi o storti, per non rovinare il portamento naturale».

Anche sui social molti cittadini hanno protestato contro i tagli ordinati dalla Giunta Festa dicendo «Uccidono la bellezza della città vi sembrerà una giusta potatura…il risultato lo vedremo tra qualche mese».

Solofra: di male in peggio

Purtroppo anche a Solofra è accaduta la stessa cosa se non peggio. Gli alberi di Viale Principe Amedeo sono stati capitozzati non curando le direttive nazionali del decreto Costa.

Per denunciare l’accaduto, tra lo sconcerto e la delusione dei cittadini, il Circolo Legambiente “Valle Solofrana”, ha richiesto al Comune di Solofra un accesso agli atti per conoscere le motivazioni dell’intervento.

Smog, Avellino maglia nera in Italia: ci avete rotto i polmoni

Legambiente Avellino protesta Mal'aria 3

Avellino è il capoluogo più inquinato del centro sud ed è anche una delle città più inquinate d’Italia.

Questo è quanto emerge dall’ultimo report Mal’aria di Legambiente. Protesta ambientalista davanti la Prefettura.

Legambiente Avellino protesta Mal'aria 2
Legambiente Avellino protesta Mal’aria

Il report di Legambiente

Come si legge sul sito ufficiale di Legambiente, il report annuale Mal’aria di città non ha portato buone notizie in Irpinia.

Avellino infatti, a causa dei suoi 78 sforamenti di Pm10 registrati nel 2020 nonostante il lockdown, si è classificata come settimo capoluogo con l’aria più inquinata del Paese.

Peggio dell’Irpinia c’è solo Torino, Venezia, Padova, Rovigo, Treviso e Milano, tutte città che si trovano nel settentrione italiano. Anche Napoli, Caserta, Salerno e Benevento hanno registrato dati migliori rispetto all’Irpinia.

I danni dell’inquinamento

L’inquinamento dell’aria causa ogni anno circa 2 milioni di morti premature nel mondo.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, che da anni si batte chiedendo di diminuire i livelli di inquinamento in tutto il mondo, stima che con un basso livello di polveri sottili nell’aria ci sarebbe anche una netta diminuzione di infezioni respiratorie.

La prova che l’inquinamento molto spesso è causa delle morti di milioni di persone, è stato anche confermato lo scorso dicembre dalla giustizia inglese.

A Londra infatti, è stato riconosciuto l’inquinamento come causa della morte della piccola Ella Adoo-Kissi-Debrah che a 9 anni nel 2013 è scomparsa a causa di una grave forma di asma.

Proprio alla luce dei gravi danni provocati dall’inquinamento ad Avellino, gli attivisti di Legambiente Campania e del circolo Legambiente Valle Solofrana, hanno alzato la voce e hanno chiesto l’intervento delle autorità.

Legambiente Avellino protesta Mal'aria
Legambiente Avellino protesta Mal’aria

Ci avete rotto i polmoni

Da giovane molto sensibile alla tematica dell’inquinamento e della tutela del verde, anche io ho partecipato alla manifestazione di Legambiente.

I dati che sono emersi dagli ultimi studi sono allarmanti. L’Irpinia da isola verde e sana degli scorsi decenni, sta sempre più diventando il polmone nero della Campania e del Meridione.

Oggi è stato consegnato il report Mal’aria di Legambiente al Prefetto di Avellino, Paola Spena. La speranza è che chi di dovere intervenga il prima possibile.

Non bastano isole ecologiche o restrizioni sui riscaldamenti. L’Irpinia ha bisogno di una conversione green rapida e importante, che parta dal trasporto pubblico e arrivi alle industrie. Si deve intervenire subito. Mo’ basta. Ci avete rotto i polmoni!

Avellino: degrado a via Verdi. Ripartiamo da scuole e commercio

Via verdi Avellino degrado

C’erano una volta gli alberi via Verdi ad Avellino, ora è rimasto solo il nome della strada.

Da anni i platani che caratterizzavano la traversa del centralissimo Corso Vittorio Emanuele, sono stati abbattuti e nessuno ha mai pensato di piantarne di nuovi.

Morto un albero non se ne pianta un altro

Nel giro di pochi anni, uno dopo l’altro, sono scomparsi i diversi platani di Via Verdi. Le piante, alte più di venti metri, costeggiavano uno degli ingressi del Carcere Borbonico.

Quella che prima era una zona fresca d’estate, oggi è diventata solo un ricettacolo di rifiuti 

Nessuna amministrazione comunale ha mai pensato di sistemare le aiuole e piantare nuovi alberi nel terreno oggi lasciato all’incuria.

via verdi Avellino
Uno scatto in una delle aiuole di via Verdi.

Platani nuovi? Forse non si può

Al posto dei grandi alberi di via Verdi che, lo ricordo ancora una volta, erano alberi alti oltre venti metri, non si potranno mettere nuovi platani. O almeno per ora.

Quando viene abbattuto un platano malato, infatti, bisogna aspettare oltre quattro anni per far sanare il terreno (che dovrebbe essere trattato in un modo particolare) e poi piantare un altro platano.

Tuttavia niente vieta di piantare nuove piante di specie diversa. Il problema reale è che non c’è mai stato interesse a farlo.

Via verdi Avellino 1
Una delle aiuole di via Verdi.

Via Verdi: ripartiamo così

Via Verdi è una delle tante zone della città che necessita di una riqualificazione urgente. È vergognoso che attorno a un monumento come il carcere Borbonico, che in altre città sarebbe più che valorizzato, ci sia una strada abbandonata in questo modo.

La prima idea che mi viene in mente, per riqualificare quasi a costo zero Via Verdi, è quella di creare un progetto con le scuole elementari del capoluogo.

Si potrebbero infatti organizzare delle iniziative dedicate all’ambiente. Le scuole  si aggiudicherebbero la cura di uno spazio verde per un determinato periodo.

Ovviamente i fondi per le istituzioni potrebbero essere finanziati con delle sponsorizzazioni mirate o semplicemente con l’aiuto dei cittadini volontari o delle associazioni.

Via verdi Avellino
Il tronco di uno dei platani abbattuti a Via Verdi.

Un’altra idea è quella di affidarsi ai commercianti. Si potrebbero incentivare le attività commerciali della zona ad adottare queste aiuole, a piantare nuovi alberi e a curarle.

Perché i commercianti dovrebbero farlo? Beh, in cambio di incentivi fiscali sulle tasse comunali, come Tosap e Tari, da parte del comune che avendo degli spazi verdi in meno da curare, finirebbe per risparmiare soldi e tempo.