Estate avellinese: arrivano De Martino, Izzo e Paolantoni

Che coppia noi 3, lo spettacolo arriva ad Avellino.

Stefano De Martino, Biagio Izzo e Francesco Paolantoni animeranno l’estate avellinese. I dettagli dell’evento sono pochi ma la data è blindata. Tutte le novità.

(Entra nel gruppo Whatsapp. Riceverai le segnalazioni, le idee e le vittorie ottenute da noi cittadini. Ti aspetto!).

Che Coppia noi 3: la tournée napoletana

Andrà in scena ad Avellino lo spettacolo “Che Coppia noi 3“. Oltre ai tre volti noti napoletani ci sarà anche il regista Mario Porfito.

A darne notizia è stato direttamente lo show man e ballerino, Stefano De Martino. Con un post su Facebook e una storia su Instagram, l’ex marito di Belen Rodriguez ha annunciato la tournée estiva che ad agosto toccherà sedici città.

Che coppia noi 3: di cosa parla?

Che coppia noi 3 nasce dal forte legame che c’è tra i tre napoletani che da anni collaborano sui set di spettacoli teatrali e televisivi.

Il portale lagazzettadellospettacolo.it ha spiegato il ruolo dei tre artisti durante lo spettacolo:

«Stefano De Martino può essere identificato come un “cantastorie” che cerca di tenere a bada gli esuberanti compagni di scena, Biagio Izzo spinge la sua comicità nella leggerezza di grassa risata che ci ha insegnato a vivere in questi anni, Paolantoni in scena porta quello che sono i personaggi, che dovrebbero essere di una espressione teatrale alta, ma che trasformano Dio e il Principe Azzurro delle favole, in una occasione per farsi quattro risate sui qui-pro-quo».

Quando saranno ad Avellino?

Le tappe saranno tutte nel centrosud, con ben otto serate solo in Campania. Ad Avellino toccherà la penultima data di agosto.

Il trio sarà nel capoluogo infatti il prossimo 27 agosto. Non sono noti ancora il luogo e l’orario dello spettacolo.

de martino, izzo e paolantoni ad Avellino
La storia di Stefano De Martino sulla tournée ad Avellino.

Gratuito o a pagamento?

La locandina sponsorizzata da De Martino, invita i fan a visitare il sito Go2.it per info e prevendite.

Non tutte le date però sono ancora state caricate sul portale e non c’è nemmeno quella di Avellino.

Il motivo? O l’evento sarà aperto al pubblico e senza biglietto, oppure si aspetta la presentazione del cartellone estivo avellinese che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni da parte dell’amministrazione comunale.

Avellino, ancora giostre rotte: bimbi tristi e dimenticati?

Giostre rotte ad Avellino.

Dopo bandi, soldi spesi e aree giochi chiuse, a non tutti i bambini di Avellino è ancora concesso giocare e divertirsi liberamente.

Scivoli e altalene in alcune zone della città sono danneggiate o sporche e il diritto al divertimento non è sempre garantito.

Nonostante gli interventi fatti dall’amministrazione Festa, in alcuni spazi verdi i giochi sono ancora rotti, sporchi o sono stati rimossi e mai più restituiti alla città.

È da capire poi come facciano queste giostre a rompersi in continuazione. (Entra nel gruppo Whatsapp. Riceverai le segnalazioni, le idee e le vittorie ottenute da noi cittadini. Ti aspetto!).

L’altalena rotta di Largo Salvatore Scoca, nei pressi del discount MD.

Giostre rotte: dove sono quelle buone?

Salvo qualche intervento di manutenzione straordinaria, le giostre gratuite e in buone condizioni per i bambini ad Avellino sono un’utopia in alcune parti della città.

Che si tratti di centro città, ville o parchi la situazione non cambia. Si passa dalle altalene rotte, fino agli scivoli senza manutenzione e alle giostre rimosse e mai sostituite.

Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e così è giusto sottolineare che dopo mesi di segnalazioni da parte dei cittadini alcune giostre sono state riparate.

È il caso di Parco Santo Spirito (che però ha ancora bisogno di tanti interventi), della villa Comunale di Corso Vittorio Emanuele, dei parchetti di Contrada Baccanico e così via.

Facendo un breve giro in città, abbiamo però fotografato ancora delle giostre rotte. Qui i cittadini sono stati meno fortunati e nonostante i sopralluoghi del comune il problema non è stato ancora risolto.

Stiamo parlando delle altalene di Largo Salvatore Scoca che da molto tempo sono state rimosse perché rotte, o di quelle della Villa di via Cristoforo Colombo che avrebbero bisogno di una sistemata o degli scivoli di Valle che sono pieni di sporcizia.

Non mancano poi le erbacce a San Tommaso o lo scivolo rotto e con i chiodi sporgenti di Piazza Giuseppe Mazzini.

Quelle giostre dimenticate di Via Colombo

Se da un lato nella villa comunale del Corso lavora ancora un giostraio che, dopo interruzioni e concessioni scadute, è finalmente riuscito a tornare, per la gioia dei bambini, nel posto che occupava da 15 anni, nell’altra villa non è tutto rose e fiori.

L’area verde dell’ex Distretto è in pieno degrado tra fontane rotte, cestini spariti e sporcizia.

Un altro tasello che poi manca sono le giostre che anni fa c’erano in fondo alla villa e che per un motivo o per un altro sono state eliminate, togliendo così lavoro ai giostrai e divertimento ai più piccoli.

Quel diritto al gioco a volte dimenticato

L’importanza delle giostre e di luoghi adatti al tempo libero dei bambini non è per niente da sottovalutare.

Il diritto al divertimento, al tempo libero e al gioco è anche questo ed è stato riconosciuto dalla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, approvata già nel 1989.

In Italia è stato ratificato nel 1991 con la legge 176. L’importanza dei momenti ludici all’aperto per i bambini, è stata evidenziata anche da importanti studi americani come quelli condotti dall’American Academy of Pedriatrics.

La mancanza di luoghi gratuiti, liberi e sicuri dove i bambini possano passare il tempo libero e divertirsi con i loro coetanei, è un problema da non sottovalutare.

Le giostre pulite e sistemate in tutta la città non risolverebbero totalmente il problema anche se per Avellino sarebbe già un grande passo.

Platani, nuovo focolaio di cancro colorato ad Avellino?

Platani, nuovo focolaio di cancro colorato ad Avellino?

Il verde di Avellino è sempre più secco. Il caldo estivo, le malattie e la mancanza di manutenzione continuano a decimare alberi e piante cittadine e intanto il rischio di perdere per sempre il noto viale Italia è sempre più concreto.

Dall’altro lato del viale, alle porte di Corso Vittorio Emanuele, un albero è quasi morto. È di nuovo il cancro colorato? (Entra nel gruppo Whatsapp. Riceverai le segnalazioni, le idee e le vittorie ottenute da noi cittadini. Ti aspetto!)

Nuovi rischi per viale Platani

Negli ultimi anni viale Platani è stata una delle zone verdi cittadine più colpite dall’incuria e dai tagli a causa del cancro colorato, una malattia che di fatto fa morire gli alberi.

Dopo i continui abbattimenti imposti per legge a cui abbiamo assistito, tornano brutti presentimenti per il viale alberato più noto di Avellino.

Un platano all’altezza della scuola media Solimena, nelle ultime settimane, si è seccato del tutto e il rischio che sia infetto da cancro colorato è molto elevato.

Un altro platano infetto?

Una malattia si stabilisce in primis dai sintomi del paziente e i segnali di allarme lanciati dall’albero di viale Italia sono quasi inequivocabili.

L’albero, nel pieno del periodo vegetativo ha iniziato a perdere le foglie e via via a seccarsi.

Gli esperti che ho consultato temono si tratti di cancro colorato. Tuttavia sono necessarie delle indagini ad hoc condotte da esperti autorizzati, che ne confermino o meno la malattia.

Il platano malato di Viale Italia ad Avellino.
Il platano malato di Viale Italia ad Avellino.

Qual è il rischio?

Se si dovesse trattare di cancro colorato, il rischio di dover assistere a decine e decine di nuovi tagli di platani è molto elevato.

Questa malattia infatti si trasmette per contatto diretto tra piante infette e non. In più, secondo quanto stabilito per legge, per ogni pianta malata di cancro colorato da abbattere bisogna tagliare anche quelle circostanti.

Questo significa non solo perdere un importante patrimonio arboreo ma anche un enorme danno per le casse del comune già in rosso da tempo.

Cosa si dovrebbe fare?

Per prima cosa il comune dovrebbe accertarsi che si tratti di cancro colorato. Qualora non fosse così si dovrebbe comunque controllare lo stato dell’albero visto che sicuro è malato.

Nel pieno dell’estate infatti non è possibile che un albero come il platano non abbia nemmeno una foglia.

Una volta accertata la malattia si dovrebbe procedere o con la cura o, nel caso del cancro colorato, con l’abbattimento.

L'albero infetto visto da Corso Vittorio Emanuele.
L’albero infetto visto da Corso Vittorio Emanuele.

Avellino e gli alberi malati

Ad Avellino purtroppo non sono solo i platani a essere malati. Anche i pini di piazza Kennedy rischiano la morte e l’abbattimento.

Gli alberi del parco cittadino infatti sono affetti dalla cocciniglia, un parassita che, se non curato in modo sperimentale, porta al necessario taglio delle piante.

Con il circolo Legambiente Avellino – L’alveare, abbiamo segnalato al comune questo problema che è emerso più di un anno fa. Adesso sembra che l’amministrazione Festa si stia interessando per far partire le cure con l’aiuto degli esperti della Federico II.

Un annuncio simile però era già stato fatto l’anno scorso. Succederà davvero qualcosa questa volta? Speriamo…nel frattempo continuiamo a segnalare!

Strisce rosa ad Avellino: l’idea per una città al passo coi tempi

Strisce rosa ad Avellino: un'idea per la nostra città.

Al via la rubrica dedicata alle idee e alle segnalazioni per Avellino e provincia. Oggi inizieremo proponendo al comune capoluogo una “rivoluzione rosa” dei parcheggi in città.

Si tratta di un gesto di civiltà che è già realtà in numerosi comuni d’Italia. L’obiettivo è quello di riservare alcuni parcheggi alle donne in gravidanza e ai neogenitori.

Strisce rosa: cosa sono?

Si stanno diffondendo in Italia già da qualche anno anche se a livello nazionale non sono mai state approvate in modo ufficiale.

Stiamo parlando dei parcheggi rosa. Sono aree stabilite dove viene riservata la sosta a donne incinta o ai neogenitori con figli molto piccoli (fino a un anno di età).

strisce rosa
Un esempio di strisce rosa. Fonte foto: ilfattovesuviano.it

Il modello Rimini

Come detto, non ci sono normative nazionali. I Comuni, perciò, hanno adottato le strisce rosa con regolamenti interni, affidandosi al livello di civiltà delle comunità che rappresentano.

Per esempio a Rimini, in Emilia Romagna, l’amministrazione comunale ha deciso di creare dei “pass rosa”.

Le donne in gravidanza da almeno tre mesi o le neomamme, possono richiedere al comune il rilascio di un contrassegno.

Con questo pass hanno il diritto di sostare in alcune zone riservate. Nel caso dovessero trovare gli stalli occupati poi, hanno anche il diritto di parcheggiare l’auto sulle strisce blu e di non pagare il ticket.

Esempi virtuosi arrivano anche dalla provincia di Avellino. Mercogliano infatti ha approvato le strisce rosa da due anni.

Il servizio di Telenostra sulle strisce rosa a Mercogliano

Avellino già sa come muoversi?

Se l’amministrazione volesse realizzare questa iniziativa, avrebbe un vantaggio.

In città infatti, da anni stiamo sperimentando i parcheggi a zone, riservati ai residenti.

Per i parcheggi rosa quindi si potrebbe partire proprio da questo regolamento e approvare in città la nascita delle strisce rosa.

Strisce rosa: dove metterle?

Non esiste un posto migliore di un altro. Quella delle strisce rosa è una battaglia di civiltà importante che va fatta in tutte le zone della città.

“Copiando” gli amici degli altri comuni italiani che già stanno sperimentando questo sistema, potremmo iniziare a metterle nei punti strategici della città più frequentati dalle neomamme e da quelle in gravidanza. Per esempio? Farmacie, supermercati e negozi dedicati ai bambini.

Comune, noi proponiamo e tu?

Questa rubrica nasce con l’obiettivo di dare voce ai cittadini, con l’idea di cambiare in meglio Avellino e dintorni.

Per farlo però è necessario l’aiuto di chi governa questa città, dalla maggioranza all’opposizione.

Proprio per questo motivo tutte le proposte e segnalazioni che faremo su questo sito con l’aiuto di voi cittadini, saranno inoltrate alle autorità cittadine con la speranza che chi di dovere intervenga.

Puoi scrivermi entrando nel gruppo Whatsapp seguendo questo link. Riceverai le segnalazioni, le idee e le vittorie ottenute da noi cittadini. Ti aspetto!

P. S.

Caro comune, qui ti lascio il link della gestione dei parcheggi rosa nel Comune di Rimini. Non si sa mai, potrebbe esserti utile.

Fascismo ad Avellino: ecco tutti i simboli. Vanno eliminati?

Mussolini ad Avellino

La storia lascia il segno. I ricordi dei momenti più bui, col passare del tempo, diventano fondamentali per evitare di ripetere gli errori del passato.

Nel 1943 in Italia si è chiuso uno dei capitoli peggiori della storia nazionale: il fascismo. Eppure ad Avellino i segni dell’industria totalitarista ci sono ancora.

Le pastorali fasciste

Passeggiando lungo Corso Vittorio Emanuele, basta girarsi a destra o a sinistra per notare una delle opere che meglio rappresenta la presenza fascista ad Avellino.

La pastorale: simbolo del fascismo ad Avellino
La pastorale: simbolo del fascismo ad Avellino

Si tratta dei lampioni o pastorali. Da un lato della base è visibile lo stemma del comune di Avellino: l’agnello con la bandiera cittadina seduto sul libro rosso.

Dall’altro lato invece campeggia un grande fascio littorio, simbolo principale della dittatura di Mussolini.

Il fascio littorio simbolo del fascismo ad Avellino.
Il fascio littorio simbolo del fascismo ad Avellino.

Lampioni di Avellino: a quando risalgono?

I fascisti avevano un calendario tutto loro. Contavano gli anni a partire dal 1922. Per intenderci il 1922 era l’anno primo (I in numero romano), il 1923 l’anno secondo (II) e così via.

Ogni pastorale, come ha spiegato lo storico Andrea Massaro, ha una netta indicazione dell’anno di installazione (XII, che significa 12esimo anno, il 1934 per capirci ndr.)

Accanto al fascio littorio ci sono i numeri romani che simboleggiano proprio in che anno ci trovavamo quando Avellino ha visto apparire la nuova illuminazione lungo il Corso principale della Città.

I tombini superstiti

Il simbolo del fascio littorio però non si è fermato solo ai lampioni. Se siete dei tipi attenti, avrete notato su alcuni dei tombini sparsi in città la stessa effige.

Con il passare dei decenni molti di questi tombini sono stati sostituiti e, chissà, forse alcuni si trovano ancora nei depositi comunali.

Fasci ovunque: mania di protagonismo?

Abbiamo affrontato con Andrea Massaro la questione della presenza dei simboli fascisti in tutto ciò che è stata costruito o installato in città durante il ventennio.

Dagli anni venti, c’era la prerogativa di rappresentare il fascio in ogni occasione…anche nel lavoro su oggetti come tombini e lampioni.

Sulle mura dei palazzi, come ci ha confermato lo stesso Massaro, venivano impresse scritte che inneggiavano a Mussolini come la nota «Dux» o l’emblema «Vincere e vinceremo!».

Il duce ad Avellino

La diffusione dei simboli fascisti in città coincide, quasi interamente, con il 1936, anno in cui nel capoluogo irpino sfilò il duce Benito Mussolini, il Re d’Italia e tanti altri gerarchi fascisti.

Avellino non si fece trovare impreparata.

Erano in corso le guerre coloniali in Etiopia, l’Italia stava acquisendo potere nella scena internazionale e Mussolini e Hitler iniziano ad avvicinarsi come non mai.

Il duce dopo essere passato per Napoli arrivò ad Avellino dove fu accolto con un’enorme “M” alta dieci metri all’ingresso dei platani. Una lettera che aveva la funzione di arco di trionfo.

fascismo ad Avellino Mussolini
La grande “M” in onore dell’arrivo del duce ad Avellino.

La sua visita in città terminò dopo ore di cortei e manifestazioni, quando Mussolini si affacciò sul balcone del Palazzo di Governo decordato per l’occasione con fasci luminosi sulla facciata.

Scopri qui la gallery sul fascismo ad Avellino del sito avellinesi.it

L’ex Gil

Un anno dopo la visita di Benito Mussolini in città, fu inaugurato anche il cinema al Palazzo della Gioventù italiana del littorio (ex Gil).

Con la sua architettura tipica dell’era fascista,la colonna in marmo in primis, era nato per allungare via Littorio (attuale Corso Europa).

Il progettista fu Enrico Del Debbio che inserì anche una sala cinematrografica all’interno del palazzo inaugurata nel 1937 con il nome di Cinema Eliseo. Da anni emblema di degrado e abbandono.

Simboli fascisti: vanno eliminati?

Ognuno di voi avrà un’idea diversa rispetto a questa tematica. C’è infatti chi sostiene che tutti i simboli riconducibili al fascismo debbano essere eliminati per cancellare ogni traccia di questo periodo e chi invece non è molto d’accordo.

Ecco, io rientro nel secondo gruppo. I simboli del fascismo su palazzi, lampioni, tombini e così via non vanno eliminati anzi, vanno conservati.

Sì, perchè ogni volta che camminiamo e li notiamo dobbiamo ricordarci di quello che il passato è stato. Perchè, come diceva George Santayana, «coloro che non ricordano il passato, sono condannati a ripeterlo».

Paolo Carafa: il papa irpino che perseguitò ebrei ed eretici

Papa Paolo IV Carafa

Nel 1555, mentre a Venezia veniva stampato il primo quotidiano d’Italia e Michelangelo Buonarroti stava scolpendo la sua ultima opera, la Pietà Rondanini, a San Pietro veniva eletto Papa un irpino: Gian Pietro Carafa. Sarebbe passato alla storia con il nome di Paolo IV.

Il Pontefice è nato infatti nell’attuale Capriglia Irpina e dalle pendici del Partenio ha iniziato la sua rivoluzione ecclesiastica. Certo, anche adottando scelte molto discutibili per il ruolo che ha occupato.

Chi è il Papa irpino?

Papa Paolo IV nacque da una delle famiglie nobili del Regno di Napoli. Grazie allo zio, il noto cardinale Oliviero Carafa, venne nominato cameriere pontificio di Papa Alessandro VI.

Due anni dopo venne eletto vescovo di Chieti, in Abruzzo e presto divenne anche ambasciatore in Inghilterra e Spagna.

Con il Santo della Provvidenza, Gaetano Thiene, fondò l’ordine dei Chierici regolari Teatini. Nel 2008 contava meno di duecento membri.

Sfuggito al Sacco di Roma del 1527, Gian Pietro Carafa diventò cardinale e si fece notare per il carisma e le idee anti protestanti e molto conservatrici.

Paolo IV Carafa, il Papa irpino
Paolo IV Carafa, il Papa irpino

L’elezione a Pontefice

Con il conclave del 1555, Gian Pietro Carafa venne eletto 223esimo vescovo di Roma.

Quando è stato eletto, Paolo IV aveva 79 anni. Il più anziano pontefice dalla nomina di Gregorio XII.

Inquisizione e lotta agli Ebrei

Paolo IV Carafa promosse a lungo politiche a sostegno dell’inquisizione contro gli eretici interni alla Chiesa e non solo.

Durante il suo pontificato, infatti, sono stati condannati numerosi uomini influenti a livello politico e clericale che negli anni precedenti avevano tentato di ostacolare l’ascesa al potere vaticano di Paolo IV.

Il “Papa irpino” fece riaprire processi già conclusi provocando condanne a molti imputati che erano stati prosciolti negli anni precedenti.

Con la bolla Cum nimis absurdum, Paolo IV promosse la discriminazione degli Ebrei.

Istituì infatti il primo Ghetto a Roma nel rione Sant’Angelo e condusse forti azioni per convertire alla religione cattolica numerosi ebrei e protestanti. L’alternativa? Era la morte.

L’indice dei libri proibiti

Papa Paolo IV creò il primo indice dei libri proibiti, emanato nel 1558.

Una proibizione in tre fasce: la prima comprendeva gli autori che non era concesso leggere, la seconda i titoli non ammessi e la terza i volumi di astrologia, magia e quelli che non avevano ricevuto il permesso della Chiesa.

Chiesa e politica

Paolo IV Carafa non ha rinunciato a numerosi scontri politici durante il suo pontificato.

Essendo un filofrancese, infatti, ha sempre visto la Spagna come un pericoloso nemico. Firmò un’alleanza con il re d’oltralpe per liberare il meridione italiano dalla presenza iberica.

Per l’intervento di Filippo II di Spagna si arrivò a una tregua: lo Stato Pontificio si dichiarò territorio neutrale.

Filippo II di Spagna
Filippo II di Spagna

Anche contro il Sacro Romano Impero Germanico, guidato da Carlo V d’Asburgo, Paolo IV non ebbe buoni rapporti sin dall’inizio della sua nomina.

Non mancarono infine tensioni con la corona inglese retta da Maria I Tudor, moglie di Filippo II di Spagna.

Avellino, studenti in Dad: tornare per restare. Così no!

scuole superiori chiuse avellino dad

«Restiamo in didattica a distanza fino a fine anno. Noi in classe così non torniamo». È questo l’appello che noi rappresentanti degli studenti delle scuole superiori di Avellino abbiamo rivolto alle autorità.

Con una nota, firmata da 37 di noi, abbiamo sottolineato al sindaco Gianluca Festa, al prefetto Paola Spena e al provveditore agli studi Rosa Grano quelle che sono le criticità che limitano un vero ritorno tra i banchi di scuola in sicurezza.

Ascoltateci!

Abbiamo sottoposto a tutti gli studenti delle scuole superiori che hanno aderito al documento, un sondaggio. Abbiamo chiesto se fossero intenzionati a un eventuale ritorno in presenza.

Su 4852 votanti, ben il 96,5 per cento (4684 persone) hanno dichiarato che ritengono sia opportuno rimanere in Didattica a Distanza fino a fine anno.

scuole chiuse avellino
Una bambina in didattica a distanza

I troppi problemi

Purtroppo i problemi per un ritorno in classe in presenza sono davvero tanti. Dopo aver ascoltato gli studenti e le studentesse delle nostre scuole abbiamo riassunto quelle che sono le esigenze della stragrande maggioranza in diversi punti:

Utenza eterogenea degli istituti scolastici.

Parte degli alunni degli istituti superiori provengono dai comuni della Provincia di Avellino, molti dei quali purtroppo sono ancora definitib dei cluster Covid.

Questione Trasporti pubblici.

Gran parte degli studenti usa i trasporti pubblici per raggiungere il proprio istituto.

Vista la corposa utenza scolastica locale, l’uso in massa dei mezzi pubblici (carenti da anni e non potenziati a sufficienza in proporzione al numero degli studenti che ne usufruirebbero) potrebbe diventare un modo nuovo di diffusione dei contagi.

Didattica Digitale Integrata poco efficiente.

Già lo scorso Settembre noi studenti delle superiori abbiamo svolto la Didattica Digitale Integrata in diverse percentuali (metà in classe e metà a casa per esempio).

Fin da subito però, la maggioranza degli allievi che seguiva le lezioni da casa presentava grosse difficoltà nell’ascoltare i docenti e le spiegazioni (data la lontananza del pc dalla cattedra e dalle lavagne).

Non tutte le scuole infatti sono dotate di lavagne multimediali con le quali si può condividere lo schermo e farlo vedere a tutti coloro che sono connessi.

Non sono state poche infatti, le volte in cui il docente si vedeva costretto a ripetere il lavoro fatto in classe ai ragazzi on-line.

avellino scuole superiori
Scuole superiori in presenza.

Personale scolastico non vaccinato del tutto

Il personale scolastico in molti casi ha ricevuto solo la prima dose del vaccino contro il Covid e quindi non risulterebbe coperto del tutto.

Ritorno per le quinte in vista dell’Esame di Stato

Gli studenti dell’ultimo anno sono particolarmente allarmati per l’eventuale ritorno in classe in presenza poiché il rischio di un eventuale contagio aumenterebbe.

Dal 16 giugno prossimo inizieranno gli Esami di Stato. Un possibile contagio (suscettibile di quarantena) potrebbe generare non pochi problemi all’intera classe, soprattutto se prossimo alla data di
convocazione all’esame orale.

I sacrifici del comparto scuola

Con l’inizio della pandemia le scuole italiane hanno dovuto cambiare radicalmente le tecniche e le strategie, forse un po’ obsolete, che si adottavano da sempre.

Ci siamo trovati tutti davanti un computer e da un giorno all’altro abbiamo dovuto iniziare a svegliarci la mattina e a sederci da soli dietro una scrivania per ore.

I sacrifici fatti da docenti, presidi, famiglie e studenti sono indescrivibili, come quelli di ogni categoria. Solo chi ha vissuto e sta vivendo questa situazione lo può sapere.

Si è vero il ritorno alla “normalità” è necessario. È però anche un dovere garantire la sicurezza di tutti.

Parliamoci chiaro. Mancano oramai poche settimane alla fine di quest’anno scolastico. Vale davvero la pena rientrare in presenza con tutti i problemi che ci sono? O e meglio terminare le vaccinazioni al personale scolastico e sistemare le strutture in vista di settembre?

Io sono uno studente delle superiori e ci tengo a essere molto diretto. La didattica a distanza non è un sistema perfetto, non è la didattica del futuro ma adesso rischiare, dopo tutti i sacrifici fatti da marzo scorso, non ne vale la pena.

Noi vogliamo rientrare a scuola. Ma vogliamo tornare per restare!

Avellino, polveri sottili record: la lezione di Tramonti

abbruciamenti Avellino aria pulita

Uno dei tanti problemi dell’Irpinia è la qualità dell’aria. Da anni le polveri sottili “affogano” i nostri territori. Quest’anno Avellino è rientrata tra le prime sette città più inquinate d’Italia.

Una delle principali cause degli sforamenti sono gli abbruciamenti incontrollati di sterpaglie e potature che fanno salire i livelli di Pm10 e Pm2,5 nell’aria.

La soluzione però c’è e arriva da Tramonti, un Comune in provincia di Salerno. Perché non prendere spunto da loro?

Un biotrituratore
Un biotrituratore

La soluzione di Tramonti

Per abbattere l’inquinamento dovuto agli abbruciamenti, il Comune di Tramonti ha acquistato un biotrituratore.

Si tratta di macchine semplici e nemmeno molto costose che triturano gli scarti vegetali come fogliame e rami che in genere invece vengono bruciati nei campi e creano gas nocivi.

Il prodotto triturato, che assomiglia agli scarti di falegnameria, può essere usato come fertilizzante, combustibile, per le lettiere degli animali o per il compostaggio.

Come funziona

Per usare la macchina la procedura è molto semplice. A Tramonti bisogna inviare solo una mail alla segreteria del Comune oppure basta recarsi all’ufficio tecnico.

Ogni azienda o privato può usare il biotrituratore per massimo due giorni consecutivi. Al costo di 5 euro al giorno, viene portato direttamente dall’ente nei terreni dove sarà usato.

Avellino: guarda e copia!

L’invito che faccio al Comune è come al solito quello di ascoltare la voce dei cittadini e delle associazioni.

Legambiente ha consegnato già da gennaio il dossier Mal’Aria in Prefettura ma nessuna azione radicale è stata presa dalle autorità.

Al sindaco Gianluca Festa, alla maggioranza e all’opposizione chiedo di valutare davvero proposte come questa.

Sono idee economiche e semplici da attuare che da anni sono state messe in campo in altri territori della Campania e stanno funzionando. Perché allora non farlo anche noi?

Quanto costa un biotrituratore?

Il costo di un biotrituratore varia a seconda del tipo di macchina che si vuole scegliere.

Basta cercare un attimo online e se ne possono trovare dei tipi più svariati. Si passa da alcuni di circa 500 euro ad altri del costo di mille euro.

Per un Comune come Avellino e per un uso che la cittadinanza potrebbe farne (semmai anche pagando 5 euro al giorno), il costo di qualche macchina sarebbe davvero irrisorio. Che dite iniziamo a cambiare davvero le cose?

Avellino, il ministro mi risponde: Il Comune faccia rivivere quella chiesa

La Chiesa di San Nicola dei Greci ad Avellino

Il ministro della Cultura Dario Franceschini risponde alla mia lettera e chiama in ballo il comune di Avellino e il sindaco Gianluca Festa.

Bisogna riqualificare la Chiesa di San Nicola dei Greci. Governo e Soprintendenza ci sono. È ora di intervenire!

Chiesa di San Nicola: patrimonio dimenticato

Non è la prima volta che parlo della Chiesa di San Nicola dei Greci. Oltre a segnalare i soliti disservizi ho deciso di andare avanti.

È la comunità che cambia la città e non solo il sindaco, la giunta o il consiglio comunale.

Proprio per questo ho deciso di contattare direttamente il ministro della Cultura Dario Franceschini che subito si è attivato ed è intervenuto dopo la mia segnalazione.

Ma riavvolgiamo il nastro. Cos’è questa chiesa di San Nicola?

La chiesa di San Nicola dei Greci prima del totale abbandono
La chiesa di San Nicola dei Greci prima del totale abbandono. Fonte: www.cinquerighe.it

Chiesa di San Nicola: la storia

La chiesa di S. Nicola dei Greci, edificata secondo alcuni studi nel decimo secolo, era usufruita da un’importante comunità greca avellinese. Si trova alle spalle del Victor Hugo.

Dopo lo scisma delle due chiese del 1054, il culto ortodosso si conservò ancora per diverso tempo.
La chiesa venne sconsacrata nel corso del XVI secolo, ma fu riedificata nel suo sito originario a fine ‘600. Dopo il disastroso terremoto del 1732 venne riqualificata da una famiglia locale.

Parte della facciata dell’antica chiesa si è conservata fino al terremoto del 1980 che in Irpinia ha fatto danni enormi.

Oggi i resti della Chiesa antica, forse una delle testimonianze più importanti della comunità greca ad Avellino, versano in completo abbandono e la proprietà del bene è contesa tra il comune di Avellino e i privati. 

Rifiuti, erbacce e abbandono hanno ricoperto totalmente una struttura storica fondamentale che in altre città sarebbe stata valorizzata al massimo già da tempo.

https://youtu.be/eflz6pT1oCY
Le condizioni della Chiesa di San Nicola ad Avellino. Fonte: Thewam.net

Franceschini: il comune intervenga

Viste le mie varie segnalazioni fatte a mezzo stampa cadute nel vuoto, ho inviato una mail al Ministero dei Beni Culturali, diretto da Dario Franceschini.

Dopo qualche settimana ho ricevuto una risposta, con tanto di numero di protocollo e firma della segreteria.

«Il tempo intercorso tra la tua lettera e la nostra risposta è stato quello necessario alla Soprintendenza Abap Salerno e Avellino per effettuare il sopralluogo alla Chiesa di San Nicola dei Greci in Avellino», è scritto nella nota.

«L’opera di restauro potrà essere realizzata unicamente in condivisione con il Comune di Avellino che, in quanto parzialmente proprietario del bene, è tenuto a una serie di adempimenti cui la Soprintendenza potrà dare seguito».

Per il Ministero dei Beni Culturali, il comune deve non solo progettare i lavori e fare una prima stima dei costi, ma anche trovare i giusti accordi con la Soprintendenza sulle finalità dell’intervento e sulle prospettive di utilizzo e manutenzione del bene.

La Soprintendenza si è già attivata per sollecitare un incontro con l’Amministrazione comunale che, si legge nel corpo della mail «non ha dato alcun esito».

La lettera di risposta del Ministero dei Beni Culturali
La lettera di risposta del Ministero dei Beni Culturali

La mia speranza: l’intervento del comune

Dopo questo ennesimo sollecito anche da parte del ministero dei Beni Culturali, mi auguro che l’amministrazione Festa decida di intervenire.

Auspico che chiunque, sia dalla maggioranza che dall’opposizione, si metta al lavoro per recuperare un bene fondamentale.

Avellino dalla Dogana, dal Duomo, dalla Torre dell’Orologio e dalla Chiesa di San Nicola dei Greci deve ripartire se non vuole morire.

Ora basta promesse, parole e sogni.

È ora di trasformare tutto in realtà. Su su…tutti al lavoro!

Dogana Avellino, idea parco eventi per restituirle dignità

Dogana di Avellino antonio dello iaco

La Dogana di Avellino…sono anni che se ne parla e nessuno fa nulla. Pensate che un giovane come me la ricorda sempre avvolta da tubi e impalcature per evitare che cada.

Eppure per secoli ha attirato artisti e intellettuali da ogni angolo d’Italia. E se si ripartisse da un’area verde da destinare a eventi culturali?

Dogana Avellino
Come appariva la Dogana in passato

La Dogana di Avellino: un patrimonio unico

Grazie ad Andrea Massaro e al libro “La Dogana di Avellino” di cui mi ha omaggiato, ho potuto conoscere nel dettaglio tutta la storia di uno dei monumenti più trascurati della nostra città.

La principale funzione della Dogana era quella di una moderna “borsa” del grano in quanto fissava sul mercato i prezzi dei cereali e di tanti altri prodotti.

Nel 1674 Cosimo Fanzago, uno dei massimi esponenti del barocco napoletano, restaurò del tutto la Dogana donandole anche un spetto più moderno e abbandonando lo stile medievale.

Custodita dall’obelisco dedicato al re bambino, Carlo II d’Asburgo, la Dogana ha assistito a tutte le principali vicende storiche della città. Dalle rivolte popolari, alle conquiste, ai periodi floridi al secondo conflitto mondiale e al terremoto del 1980.

I danni della Dogana di Avellino con i bombardamenti del 1943
I danni della Dogana di Avellino con i bombardamenti del 1943.
Fonte: http://historyfiles.altervista.org/

Con l’abolizione della feudalità, inizia il declino della Dogana di Avellino. Si iniziò a pensare a un restauro totale della vecchia dogana già nel 1835 ma nessun progetto fu mai approvato.

I danni dei terremoti del 1694, 1732 e 1980 sono stati enormi. A questi va aggiunto il tragico incendio che ha colpito la Dogana negli anni ’90 e tutta la querelle per l’acquisizione da parte del comune di Avellino del monumento che hanno solo ritardato il restauro di un nostro simbolo.

La Dogana in America

Come ha scritto Massaro nel suo libro, della Dogana se n’è parlato anche negli Usa durante la fiction The Sopranos. Nella dodicesima puntata, l’avellinese Isabella (interpretata da Mariagrazia Cucinotta) parla dei danni del terremoto del 1980.

Dice proprio che «non c’è rimasto molto, soprattutto dopo il terremoto, ma in una piazza del centro c’è un palazzo. È del seicento, un vero capolavoro, il Palazzo della Dogana».

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Tra idee, politica e archistar

Poche settimane fa il sindaco di Avellino Gianluca Festa ha annunciato di aver dato al noto architetto Massimiliano Fuksas l’incarico di progettare il restauro della Dogana di Avellino.

Massimiliano Fuksas

Come sempre l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi crede che questa possa essere una reale possibilità per restaurare la Dogana e chi pensa che non fosse necessario spendere migliaia di euro solo per un progetto.

In più c’è chi oramai crede molto poco alla parola delle istituzioni. Dopotutto sono anni che viene promesso il restyling della Dogana e nessun amministratore è stato capace di dare seguito alle sue parole.

Dogana: c’è davvero la volontà di salvarla?

Io sono sempre dell’idea che se si vuole fare qualcosa si può fare. È una vergogna che in tutti questi anni nulla sia stato portato a termine.

Eppure in tutte le altre città d’Italia, monumenti come quello della Dogana non sarebbero rimasti nemmeno un anno in queste condizioni.

La Dogana di Avellino
La Dogana di Avellino

Viviamo in una città che ha tante potenzialità e che davvero potrebbe sfruttare le poche ma importanti bellezze che ha per diventare di nuovo un punto di riferimento della Campania e del sud Italia.

Bisogna essere più uniti perché solo se protestiamo, segnaliamo e alziamo la voce tutti insieme e in modo civile che le cose davvero cambieranno.

La mia idea per la Dogana

Da giovane che ama Avellino, non posso non dare la mia idea sulla Dogana che verrà.

Desidero tanto che il sontuoso palazzo, di cui resta solo la facciata di altissimo valore storico e culturale, non diventi un nuovo “scatolone” chiuso che la città non potrà sfruttare.

Sì, rischiamo di fare la fine dell’Eliseo, del Casino del Principe (prima che arrivavassero i ragazzi di Avionica), dell’ex asilo Patria e Lavoro e di tante altre strutture di Avellino abbandonate.

Io restaurerei solo la facciata e creerei uno spazio verde o uno spiazzo per concerti ed eventi vari alle spalle dell’opera del Fanzago.

Dopotutto nel centro storico cittadino verde pubblico non ce n’è e uno spazio che connetta piazza Amendola al retro della Dogana sarebbe facilmente sfruttabile per degli eventi culturali.