Una mimosa in piazza per ogni donna che passa. A promuovere questa iniziativa è stata ancora una volta una cittadina molto sensibile e innamorata di Avellino, Dorotea Virtuoso.
Oggi, in occasione della giornata internazionale della donna, Dorotea ha addobbato lo spazio comunale con rametti e piantine di mimose.
«L’obiettivo dell’iniziativa – ci ha spiegato Dorotea – è quello di far capire il vero senso di questa giornata. Le mimose sono dedicate a tutte le donne e in particolare a quelle della città di Avellino. Chiunque può raccogliere il suo rametto».
Le mimose piantate da Dorotea
Dorotea: dal quadro alle mimose
Con questo gesto, Dorotea ha ancor di più dimostrato l’amore che prova per Avellino. Lei, anche se avellinese di adozione, con la sua arte ha sempre dimostrato un forte legame con il capoluogo irpino.
Il mese scorso, dopo una lunga riqualificazione portata avanti dall’amministrazione comunale, ha deciso di dedicare alla città e a piazza Trieste e Trento un’opera d’arte.
Il grande quadro, da lei ideato, rappresenta due persone che si baciano. La speranza, come ha raccontato Dorotea all’inaugurazione dell’opera, è quella di tornare alla normalità molto presto dopo un anno di distanze e mascherine.
Festa della donna: l’origine
Molti associano l’8 marzo al famoso incendio di una fabbrica di camicie avvenuto a New York nel 1911 che avrebbe provocato la morte di oltre cento donne operai.
Sulla veridicità di questo racconto non ci sono né evidenze storiche né certezze sulla data o sul numero di vittime.
Le fonti più attendibili su questa festa, risalgono sempre ai primi del novecento quando il Partito Socialista ameriano volle dedicare un giorno alla parità di genere.
L’8 marzo del 1917 a San Pietroburgo invece decine di donne manifestarono per chiedere pari diritti e la fine della guerra. Così a Mosca nel 1921 fu stabilita come data per la Giornata internazionale dell’Operaia.
Solo nel 1977 poi, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ha riconosciuto l’8 marzo come giornata per i diritti delle donne e per la pace internazionale.
Fermate lo scempio del verde pubblico in Provincia di Avellino. Ogni giorno in diversi comuni assistiamo a tagli e potature sconsiderate che non fanno altro che danneggiare per sempre le piante.
Vedremo dove la situazione è davvero a rischio in Irpinia, i paesi dove si rischia di più, insomma. E poi capiremo come funziona una potatura corretta e quando la capitozzatura crea danni irrimediabili
Potature: non fanno sempre bene
Non tutti gli alberi sono fatti per essere potati e nessuna pianta è pronta alle capitozzature che sempre più spesso vengono praticate da chi gestisce la manutenzione del verde pubblico.
Ogni taglio infatti, provoca alla pianta una ferita che se infettata può dare vita a malattie o a funghi che danneggiano l’albero.
Non bisogna quindi più potare gli alberi? La risposta non è semplice quanto sembra. Le piante vanno aiutate a crescere e la potatura, soprattutto in contesti urbani può servire per motivi estetici. Bisogna però partire dal presupposto che un albero non è una decorazione ma un essere vivente.
La pianta non può essere trattata come si vuole. Le potature vanno fatte seguendo però dei rigidi criteri che cambiano da specie a specie. Non basta tagliare a casaccio dei rami per intenderci.
No alla capitozzatura
La capitozzatura in Italia è una pratica molto discussa alla quale le autorità hanno cercato di mettere un freno. L’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, con un decreto ad hoc infatti ha cambiato il sistema della potatura delle piante.
La capitozzatura è concessa solo se un albero è gravemente malato e si vuole provare a salvarlo, o se si tratta di salici piangenti o gelsi per una questione estetica.
Bisogna infatti «evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione», si legge nel testo .
Un esempio di capitozzatura
Con la capitozzatura, l’albero attiva le gemme alla base per far crescere nuovi germogli che richiedono un grande sforzo per la pianta. In più si altera la forma naturale dell’albero, la sua estetica e si possono creare futuri problemi alla stabilità della pianta con rischi di rotture.
Grossi tagli come quelli della capitozzatura, diventano un facile punto di ingresso nell’albero per i funghi che degradano la lignina e la cellulosa provocando delle cavità. Così col tempo la pianta perde stabilità e diventa soggetta a crolli improvvisi.
Fatta la legge trovato l’inganno. E purtroppo è il caso anche delle nuove norme sulla capitozzatura.
Molti enti pubblici che continuano ad adottare questa pratica dannosa per l’albero, si giustificano affermando che si tratta di una potatura energetica. Una tecnica usata in inverno, quando la pianta è a riposo vegetativo, per sperare di rinvigorirla con la primavera.
Peccato però, come spiegano gli esperti, che il rischio di far ammalare o di storpiare la pianta è altissimo.
Perchè si fa la capitozzatura?
Rispetto alle classiche potature, la capitozzatura è più economica, semplice e veloce.
Anche se dannosa all’albero, è necessaria circa mezz’ora rispetto alle due o tre ore classiche usate per una potatura. Il personale da impiegare poi, ed è qui il problema maggiore, non deve per forza essere qualificato e quindi ha poca cura della pianta.
Avellino, il caso piazza d’Armi
Da qualche settimana a Piazza D’Armi sono iniziati degli interventi di “potatura energetica”, non documentati sull’Albo Pretorio comunale nel mondo più trasparente possibile (ma questi sono dettagli ndr).
Gli alberi, già sofferenti a causa delle radici tappate dall’asfalto, sono stati tagliati di netto e messi in pericolo dagli addetti ai lavori incaricati dal Comune di Avellino.
Le piante capitozzate sono di una specie molto diffusa in America, la Liquidambar styraciflua. Ed è qui che si evidenzia una totale inesperienza del settore verde pubblico di Avellino.
La Liquidambar styraciflua è una specie che ha bisogno di poche cure e si adatta molto all’ambiente in cui vive. Come dice l’esperto laureato in agraria Stefano Peroni sul sito trafioriepiante.it, «i liquidambar non andrebbero mai potati, salvo qualche sporadico taglio che elimini i rami secchi o storti, per non rovinare il portamento naturale».
Alcune foto dei tagli fatti agli alberi di Piazza D’Armi ad Avellino
Anche sui social molti cittadini hanno protestato contro i tagli ordinati dalla Giunta Festa dicendo «Uccidono la bellezza della città vi sembrerà una giusta potatura…il risultato lo vedremo tra qualche mese».
Solofra: di male in peggio
Purtroppo anche a Solofra è accaduta la stessa cosa se non peggio. Gli alberi di Viale Principe Amedeo sono stati capitozzati non curando le direttive nazionali del decreto Costa.
Per denunciare l’accaduto, tra lo sconcerto e la delusione dei cittadini, il Circolo Legambiente “Valle Solofrana”,harichiesto al Comune di Solofra un accesso agli atti per conoscere le motivazioni dell’intervento.
«Se Maometto non va alla montagna è la montagna va da Maometto», recita il celebre proverbio. Questo è accaduto nel centro di Avellino.
A piazza Trieste e Trento i cittadini hanno deciso di prendersi cura della zona da soli. Installata anche un’opera d’arte.
Cittadini al lavoro
Dopo tanta burocrazia e voglia di fare, i cittadini di via Masucci, via Roma e Piazza Trieste e Trento hanno vinto e con loro tutta Avellino.
Lo scorso 14 febbraio infatti è stata inaugurata la nuova piazza Trieste e Trento, totalmente gestita dai cittadini della zona.
La riqualificazione dell’area è stata portata avanti dall’artista napoletana, avellinese di adozione, Dorotea Virtuoso che con amore e dedizione ha raccolto gli appelli dei cittadini della zona.
L’opera d’arte
Erba tagliata, aiuole pulite, fiori piantati e una gigantesca opera d’arte. Così appare oggi Piazza Trieste e Trento ad Avellino.
L’artista Dorotea Virtuoso ha deciso di donare alla città l’opera “Il Bacio” che rappresenta due persone che si amano. Il messaggio principale è la rinascita e la speranza di tornare al più presto alla vita “normale”.
L’installazione dell’opera è stata possibile anche grazie alla collaborazione degli ingegneri Massimo Maglio e Alessandro Lima e l’architetto Andrea De Cristofaro.
Una foto dell’opera di Dorotea Virtuoso
Unione tra comune e cittadini
Mesi fa è iniziata la riqualificazione della piazzetta di via Trieste e Trento da parte dell’amministrazione comunale.
L’area era in pessime condizioni. Il vecchio giardino verticale installato anni fa era seccato e le piogge avevano fatto diventare le spugne e le piante secche degli ottimi rifugi per gli insetti. Per non parlare poi della sporcizia che si annidava tra le piante e di come si erano rovinate le sedute e le aiuole.
Dopo tante segnalazioni fatte dai cittadini della zona e non solo, sono iniziati i lavori di riqualificazione della piazzetta.
Tutto è stato rimosso e la struttura è stata dipinta con i colori arcobaleno, simbolo di speranza e rinascita. Gli alberi sono stati potati e le erbacce tagliate.
Il cartello in una delle aiuole di Piazza Trieste e Trento
Ci vorrebbero tante Dorotea…
Il comportamento di Dorotea Virtuoso è solo da ammirare. Lo testimoniano, anche, i tantissimi complimenti che ha ottenuto sui social con la sua iniziativa.
Ora della zona se ne occuperanno i cittadini di via Maffucci, via Roma e via Trieste e Trento guidati da Dorotea.
Loro, dando il buon esempio in primis a chi ci governa e poi a tutta la città, cureranno il verde, la pulizia e la manutenzione della piazzetta.
…e tanta meno burocrazia
Purtroppo come potrete immaginare il processo per adottare uno spazio verde è lungo e laborioso al comune di Avellino.
Tuttavia la volontà e la tenacia dei cittadini è invicibile come è accaduto nel caso di Dorotea.
È necessario però che l’amministrazione comunale sia più vicina alla città e coinvolga i cittadini alla cura della città. Solo così, adottando spazi verdi (una delle mie idee da tempo), curando piazzette e zone di quartiere, si potrà ritrovare il vero senso di comunità.
C’erano una volta gli alberi via Verdi ad Avellino, ora è rimasto solo il nome della strada.
Da anni i platani che caratterizzavano la traversa del centralissimo Corso Vittorio Emanuele, sono stati abbattuti e nessuno ha mai pensato di piantarne di nuovi.
Morto un albero non se ne pianta un altro
Nel giro di pochi anni, uno dopo l’altro, sono scomparsi i diversi platani di Via Verdi. Le piante, alte più di venti metri, costeggiavano uno degli ingressi del Carcere Borbonico.
Quella che prima era una zona fresca d’estate, oggi è diventata solo un ricettacolo di rifiuti
Nessuna amministrazione comunale ha mai pensato di sistemare le aiuole e piantare nuovi alberi nel terreno oggi lasciato all’incuria.
Uno scatto in una delle aiuole di via Verdi.
Platani nuovi? Forse non si può
Al posto dei grandi alberi di via Verdi che, lo ricordo ancora una volta, erano alberi alti oltre venti metri, non si potranno mettere nuovi platani. O almeno per ora.
Quando viene abbattuto un platano malato, infatti, bisogna aspettare oltre quattro anni per far sanare il terreno (che dovrebbe essere trattato in un modo particolare) e poi piantare un altro platano.
Tuttavia niente vieta di piantare nuove piante di specie diversa. Il problema reale è che non c’è mai stato interesse a farlo.
Una delle aiuole di via Verdi.
Via Verdi: ripartiamo così
Via Verdi è una delle tante zone della città che necessita di una riqualificazione urgente. È vergognoso che attorno a un monumento come il carcere Borbonico, che in altre città sarebbe più che valorizzato, ci sia una strada abbandonata in questo modo.
La prima idea che mi viene in mente, per riqualificare quasi a costo zero Via Verdi, è quella di creare un progetto con le scuole elementari del capoluogo.
Si potrebbero infatti organizzare delle iniziative dedicate all’ambiente. Le scuole si aggiudicherebbero la cura di uno spazio verde per un determinato periodo.
Ovviamente i fondi per le istituzioni potrebbero essere finanziati con delle sponsorizzazioni mirate o semplicemente con l’aiuto dei cittadini volontari o delle associazioni.
Il tronco di uno dei platani abbattuti a Via Verdi.
Un’altra idea è quella di affidarsi ai commercianti. Si potrebbero incentivare le attività commerciali della zona ad adottare queste aiuole, a piantare nuovi alberi e a curarle.
Perché i commercianti dovrebbero farlo? Beh, in cambio di incentivi fiscali sulle tasse comunali, come Tosap e Tari, da parte del comune che avendo degli spazi verdi in meno da curare, finirebbe per risparmiare soldi e tempo.
L’albero di Natale più famoso del mondo, quello di Rockefeller Center, ha origini italiane o meglio irpine. Sì, avete capito bene. A svelarlo è stata una pagina dedicata ai racconti di personaggi di New York famosi e non, di ieri e di oggi.
L’albero di Rockefeller Center è irpino
Secondo la page New York Tales, infatti, l’idea di mettere un albero al centro di uno dei più grandi complessi privati al mondo nella famosa contea di New York (Manhattan) è tutta irpina.
Degli operai italiani, prima di rientrare a casa, avevano avuto l’idea di installare un grosso abete e di decorarlo come meglio potevano. Era il 24 dicembre sera del 1931.
Pulirono per bene la zona e piazzarono al centro della piazza l’albero. Non avevano luci nè decorazioni e così, con l’aiuto delle loro scale, decisero di usare dei barattoli di vernice vuoti, delle corde da impalcature e altri materiali edili per allestire l’albero.
Il loro datore di lavoro decise di premiarli con un aumento sulla paga mensile.
Cosa c’entra l’Irpinia?
La maggior parte degli operai veniva dalla Campania e precisamente dalla provincia di Avellino. L’idea di piazzare un albero, in quello che oggi è uno dei centri direzionali più famosi al mondo, è stata del capo cantiere, originario di Montoro.
La pagina Facebook lo ha descritto come «un muratore con le mani grandi come badili e il cuore ancora più grande di quelle mani».
Il Natale era un evento molto sentito anche oltreoceano. Per i milioni italiani emigrati all’estero, infatti, questa festività era l’opportunità per passare del tempo in più in famiglia ricordando le tradizioni e le radici che si erano dovute abbandonare.
L’albero di Natale a Rockefeller Center.
Il dialogo tra gli operai
La page New York Tales ha ricostruito il dialogo tra gli operai che parlavano in dialetto irpino.
Il capo cantiere originario di Montoro, in provincia di Avellino, disse (tradotto dal dialetto irpino): «Prima di andare a casa, potremmo fare una cosa. Mettiamo un bell’albero al centro della piazza e decoriamolo con quello che abbiamo. Poi andremo dalle nostre famiglie a festeggiare il Natale e, al nostro ritorno, l’albero sarà ancora qui».
«Ma non abbiamo niente! Abbiamo solo delle latte vuote di vernice, un po’ di carta stagnola, qualche corda e un po’ di lacci. – risposero gli operai -. Verrà uno schifo, non lo guarderà nessuno e faremo pure una pessima figura»
Il capo cantiere convinse gli operai dicendo: «Verrà bellissimo e ne parleranno tutti».
Anche l’anno successivo gli operai installarono l’albero all’ingresso di Rockefeller Center. Due anni dopo fu la volta dell’inaugurazione del grande centro direzionale.
Per l’occasione le decorazioni dell’albero furono migliorate e ci fu la prima accensione ufficiale. Indimenticabile, come quel gesto di cuore degli operai irpini.
«Eppur si muove» avrebbe detto Galileo Galilei osservando l’operato dell’amministrazione comunale di Avellino in materia di mobilità sostenibile.
Per il tanto promesso bike sharing sono arrivate delle novità. La domanda resta però sempre la stessa: tra quanto partirà?
Le postazioni per le bici elettriche.
Approvato il regolamento
Dopo mesi e mesi di annunci, finalmente la giunta comunale guidata dal sindaco Gianluca Festa ha approvato il regolamento per l’entrata in opera del bike sharing in città.
È stata creata una piattaforma ad hoc da Palazzo di Città sulla quale gli utenti che vorranno usufruire del servizio dovranno registrarsi.
Dopo essersi registrati, bisognerà acquistare la tessera personalizzata in uno dei punti vendita convenzionati (non si conoscono ancora le attività autorizzate) al costo di 5 euro. La tariffa oraria invece sarà di 50 centesimi.
Il servizio di bike sharing sarà attivo da novembre ad aprile tutti i giorni, dalle 8 alle 22 mentre da maggio a settembre tutti i giorni, dalle 8 alle 24.
Chi non rispetterà gli orari di consegna o il regolamento, andrà incontro a sanzioni che vanno da cinque a mille euro.
L’entrata in vigore del bike sharing è stato annunciato molte volte dall’amministrazione Festa.
Gli stalli di via De Conciliis e Viale Italia infatti, sono stati installati lo scorso 14 febbraio…quasi un anno fa.
Il sindaco Festa poi, accompagnato anche da una parte della giunta, ha deciso di inaugurare le postazioni davanti alle telecamere il 3 marzo 2020. Il primo cittadino ha anche provato una delle bici elettriche definendole «una belva».
Da quel momento, un po’ l’emergenzaCoronavirus, un po’ la burocrazia, un po’ non si sa cosa, sono stati fatti solo annunci su annunci. Il servizio di Bike Sharing doveva partire subito, poi a maggio, poi a giugno e poi non si è saputo più nulla.
L’amministrazione Festa ha anche intenzione di installare nuove postazioni per le bici elettriche in altre zone della città come Borgo Ferrovia e di creare delle piste ciclabili. In attesa della rivoluzione green accontentiamoci del regolamento…qualcosa si muove.
Il Natale è vicino e il comune di Avellino non ha voluto rinunciare a celebrarlo.
Nonostante non sia possibile organizzare eventi e assembramenti, il sindaco Gianluca Festa ha deciso di stanziare dei fondi per l’installazione di luci e addobbi per illuminare il verde pubblico.
Luci in città: ecco 40mila euro
Con la determina dirigenziale numero 143, il comune di Avellino ha approvato lo stanziamento di oltre 43mila euro per l’installazione delle luci natalizie in città.
L’appalto è stato vinto dall’operatore economico De Vincenzi Pierino di Isernia che ha registrato un’offerta al ribasso di quasi il 6 per cento.
Nel documento si legge che le luminarie saranno installate solo tra il verde cittadino del centro città. Saranno coinvolti anche alcuni palazzi religiosi oltre ad alberi e aiuole.
I lavori sono iniziati oggi pomeriggio. I primi fili luminosi sono stati installati tra i rami degli alberi di piazza Libertà. Non si sa ancora quando saranno attivate.
Non è escluso che nei prossimi giorni l’amministrazione comunale possa installare degli addobbi simbolici anche nelle periferie.
L’installazione delle luci. Fonte foto: Raoul Pascucci
«Per il covid solo il verde»
La volontà di illuminare solo il verde cittadino, era già stata comunicata nei giorni scorsi dall’amministrazione Festa.
L’assessore agli eventi, Stefano Luongo, ha infatti annunciato che «la scelta più razionale è stata quella di un Natale low profile senza grandi eventi per evitare assembramenti e iniziative che richiamino persone anche da fuori città».
«È giusto – ha continuato l’esponente della giunta Festa – creare semplicemente un clima natalizio per stimolare il commercio».