La biblioteca di Maria a Casal Di Principe conquista Mattarella

Maria Zagaria alla biblioteca di Casal di Principe

Le città le cambiano le comunità e non sempre e solo i sindaci. È il caso di Maria Zagaria, una 17enne di Casal di Principe (Caserta) che ha deciso di dare per sempre una svolta alla cultura del suo comune.

Sono passati diversi anni da quando il suo desiderio si è trasformato in realtà: creare una biblioteca comunale che diventasse centro di aggregazione.

La biblioteca comunale di Casal di Principe
La biblioteca comunale di Casal di Principe

Da sogno a realtà

«Tutte le idee nascono dai sogni – ha esordito Maria nello spiegarci la sua iniziativa -. Ero a scuola in seconda media. Dovevamo esercitarci sullo scrivere una lettera. La professoressa tra i destinatari ci suggerì anche il sindaco. Dovevamo proporre delle iniziative e delle idee».

Nonostante avesse dolo 12 anni, Maria aveva le idee chiare. «Sono appassionata di lettura. Volevo una biblioteca perché mancava quell’atmosfera di cultura a Casal di Principe».

L’incontro con il sindaco

«Andammo tutti insieme a imbucare questa lettera. Non pensavo che il sindaco avesse mai risposto a una lettera di una bambina delle medie».

Due settimane dopo in classe di Maria, durante una lezione, entrò il sindaco Renato Natale.

«Non lo riconobbi e chiese di me. Io lo conoscevo di vista ma in quel momento non avevo capito cosa volesse da me. Mi promise che la biblioteca sarebbe stata fatta.  Dopo qualche anno il sindaco mi ha rivelato che quel giorno non sapeva nemmeno come realizzarla ma ci teneva davvero tanto».

Così Renato Natale ha deciso di sacrificare metà dell’aula consiliare per creare una biblioteca da dedicare a tutti i bambini e i ragazzi del paese.

L’obiettivo del sindaco oggi è quello di usare uno dei tanti edifici confiscati alla mafia per creare una biblioteca più grande da destinare a Casal di Principe.

L’inaugurazione della biblioteca

Ad aprile 2018, circa un anno dopo dalla promessa del sindaco, la biblioteca è stata inaugurata.

«Dal comune di Solesino, in provincia di Padova, abbiamo ricevuto gran parte dei libri che oggi costituiscono la biblioteca. Ci sono arrivati da tutta Italia. Il Comune ancora oggi non sa ancora dove metterli tutti».

«Io ho tagliato il nastro insieme ai due sindaci (quello di Casal di Principe e quello di Solesino ndr). È davvero un bel ricordo. Una parola per descrivere quel momento? Metamorfosi. Con quella inaugurazione è iniziata una metamorfosi della popolazione di Casal di Principe», ha dichiarato Maria.

Maria Zagaria
Maria Zagaria al taglio del nastro della biblioteca di Casal di Principe

Dalla biblioteca ad Alfiere della Repubblica

Dall’inaugurazione della biblioteca a Casal di Principe, è iniziato il percorso di Maria Zagaria. Due anni fa sono stata nominata Alfiere della Repubblica italiana.

«La scorsa estate sono entrata a far parte dell’associazione degli alfieri italiani della Repubblica. Non esisteva questa associazione. L’ho vista nascere e così ho potuto conoscere molte persone».

L’associazione è nata grazie a Renato Cortesini, uno dei primi alfieri della Repubblica premiati (il titolo esiste dal 2010 ndr).

«L’ho conosciuta grazie a Virginia Barchiesi un altro alfiere della Repubblica con cui ho stretto amicizia – ha detto Maria -. Così sono subito entrata a far parte del team reclutamenti».

La biblioteca di Casal di Principe
La biblioteca di Casal di Principe

Gli altri progetti di Maria

Con l’associazione degli Alfieri della Repubblica, Maria ha seguito un incontro con Pietro Fochi.

«In un webinar sui giovani e le istituzioni, ci ha detto che a settembre avrebbe iniziato un progetto contro la violenza di genere. Io entusiasta, l’ho fatto inserire nel mio istituto come progetto di alternanza scuola-lavoro».

«La settimana prossima abbiamo l’ultimo incontro. Abbiamo snocciolato tutti gli aspetti della violenza di genere, come si presenta e come si può combattere».

«Ci hanno divisi in gruppi e insieme dovevamo creare un mini-manuale da usare in caso di violenza. Alcuni saranno scelti e saranno sviluppati meglio in modo professionale per finire in tutta Italia».

L’idea contro le violenze

Maria ha parlato anche di una sua idea che ha sviluppato insieme alle sue amiche durante queste ore di alternanza scuola-lavoro.

«Un nostro progetto è quello di mettere oggetti simili a cassette delle lettere nei bagni delle scuole e di altre strutture pubbliche dove le vittime di violenza possano chiedere aiuto in sicurezza e privacy».

Esperienza con Ri-costituente

A settembre 2020 Maria ha fatto un intervento con l’associazione Ri-Costituente sull’importanza dei libri parlando di cultura. «È stato uno dei discorsi più belli e di successo che abbia fatto».

Ri-costituente con Mondo internazionale reclutano dieci giovani che fanno una serie di progetti incentrati su nuovi articoli della costituzione dedicati alla salvaguardia dell’ambiente e degli animali.

Nel 2050 queste proposte saranno riprese per vedere se sono attuabili. È scattato il prossimo reclutamento. Maria ha inviato la sua candidatura ed è stata accettata!

La vita a Casal di Principe

Purtroppo negli anni ’80 e ’90 Casal di Principe è salito alla ribalta delle cronache nazionali a causa della violenza della criminalità organizzata. Il Clan dei Casalesi su tutti, affiancato da altri boss, ha causato molte vittime innocenti.

«Mi sono venuti i brividi quando a scuola abbiamo elencato i nomi di tutte le vittime di mafia lo scorso 19 marzo», ha confessato Maria.

«Per fortuna oggi la situazione è più tranquilla, grazie anche al sindaco Natale che non si è mai fatto corrompere. Lui anni fa ha avuto una minaccia di morte ma non si è fatto intimidire».

«Grazie a lui e alle forze dell’ordine la vita ora è più quieta. Ora se esco fuori non ho paura che qualcuno mi uccida – ha confidato Maria -. Le associazioni a delinquere ci sono, nascoste ma ci sono. È un fenomeno che va combattuto. È inaccettabile».

Maria futuro sindaco di Casal di Principe?

Alla provocazione di diventare in futuro sindaco di Casal di Principe, Maria ha risposto. «L’anno prossimo quando io avrò 18 anni il sindaco finirà il suo mandato. Anni fa mi ha fatto una battuta dicendo che dopo di lui dovevo esserci io».

«Mi piacerebbe, ma se mi vedo a Casal di Principe in futuro è solo dopo aver fatto esperienze e aver carpito il meglio da ogni luogo. Voglio tornare qui dopo aver appreso tanto e dare un mio contributo».

Avellino, il ministro mi risponde: Il Comune faccia rivivere quella chiesa

La Chiesa di San Nicola dei Greci ad Avellino

Il ministro della Cultura Dario Franceschini risponde alla mia lettera e chiama in ballo il comune di Avellino e il sindaco Gianluca Festa.

Bisogna riqualificare la Chiesa di San Nicola dei Greci. Governo e Soprintendenza ci sono. È ora di intervenire!

Chiesa di San Nicola: patrimonio dimenticato

Non è la prima volta che parlo della Chiesa di San Nicola dei Greci. Oltre a segnalare i soliti disservizi ho deciso di andare avanti.

È la comunità che cambia la città e non solo il sindaco, la giunta o il consiglio comunale.

Proprio per questo ho deciso di contattare direttamente il ministro della Cultura Dario Franceschini che subito si è attivato ed è intervenuto dopo la mia segnalazione.

Ma riavvolgiamo il nastro. Cos’è questa chiesa di San Nicola?

La chiesa di San Nicola dei Greci prima del totale abbandono
La chiesa di San Nicola dei Greci prima del totale abbandono. Fonte: www.cinquerighe.it

Chiesa di San Nicola: la storia

La chiesa di S. Nicola dei Greci, edificata secondo alcuni studi nel decimo secolo, era usufruita da un’importante comunità greca avellinese. Si trova alle spalle del Victor Hugo.

Dopo lo scisma delle due chiese del 1054, il culto ortodosso si conservò ancora per diverso tempo.
La chiesa venne sconsacrata nel corso del XVI secolo, ma fu riedificata nel suo sito originario a fine ‘600. Dopo il disastroso terremoto del 1732 venne riqualificata da una famiglia locale.

Parte della facciata dell’antica chiesa si è conservata fino al terremoto del 1980 che in Irpinia ha fatto danni enormi.

Oggi i resti della Chiesa antica, forse una delle testimonianze più importanti della comunità greca ad Avellino, versano in completo abbandono e la proprietà del bene è contesa tra il comune di Avellino e i privati. 

Rifiuti, erbacce e abbandono hanno ricoperto totalmente una struttura storica fondamentale che in altre città sarebbe stata valorizzata al massimo già da tempo.

https://youtu.be/eflz6pT1oCY
Le condizioni della Chiesa di San Nicola ad Avellino. Fonte: Thewam.net

Franceschini: il comune intervenga

Viste le mie varie segnalazioni fatte a mezzo stampa cadute nel vuoto, ho inviato una mail al Ministero dei Beni Culturali, diretto da Dario Franceschini.

Dopo qualche settimana ho ricevuto una risposta, con tanto di numero di protocollo e firma della segreteria.

«Il tempo intercorso tra la tua lettera e la nostra risposta è stato quello necessario alla Soprintendenza Abap Salerno e Avellino per effettuare il sopralluogo alla Chiesa di San Nicola dei Greci in Avellino», è scritto nella nota.

«L’opera di restauro potrà essere realizzata unicamente in condivisione con il Comune di Avellino che, in quanto parzialmente proprietario del bene, è tenuto a una serie di adempimenti cui la Soprintendenza potrà dare seguito».

Per il Ministero dei Beni Culturali, il comune deve non solo progettare i lavori e fare una prima stima dei costi, ma anche trovare i giusti accordi con la Soprintendenza sulle finalità dell’intervento e sulle prospettive di utilizzo e manutenzione del bene.

La Soprintendenza si è già attivata per sollecitare un incontro con l’Amministrazione comunale che, si legge nel corpo della mail «non ha dato alcun esito».

La lettera di risposta del Ministero dei Beni Culturali
La lettera di risposta del Ministero dei Beni Culturali

La mia speranza: l’intervento del comune

Dopo questo ennesimo sollecito anche da parte del ministero dei Beni Culturali, mi auguro che l’amministrazione Festa decida di intervenire.

Auspico che chiunque, sia dalla maggioranza che dall’opposizione, si metta al lavoro per recuperare un bene fondamentale.

Avellino dalla Dogana, dal Duomo, dalla Torre dell’Orologio e dalla Chiesa di San Nicola dei Greci deve ripartire se non vuole morire.

Ora basta promesse, parole e sogni.

È ora di trasformare tutto in realtà. Su su…tutti al lavoro!

Soldati, storie di Covid in musica per aiutare quei bambini

Soldati 2020: il progetto benefico che racconta le testimonianze di chi ha avuto il Covid.

«Tutto è iniziato a giugno 2020. La situazione era abbastanza drammatica. Cercavamo un’idea per fare qualcosa di utile per chi è in difficoltà. Un progetto che fosse utile e bello», così nasce il progetto musicale benefico Soldati.

Creato da Andreina Ariano e Pierluigi Milosa. con l’associazione AVSI per dare una mano a chi più sta soffrendo l’emergenza Coronavirus.

I due ragazzi hanno raccolto, in musica, testimonianze da tutta Italia di chi ha affrontato il Covid in prima persona.

La canzone del progetto

Soldati: dare voce alle vittime del Covid

«L’idea che mi era venuta era quella di dare voce alle persone che avevano vissuto l’incubo del Coronavirus – ha spiegato Pierluigi -. Io personalmente per fortuna, non ho avuto contatti in alcun modo con questa malattia e perciò non mi sentivo in diritto di poterla raccontare da solo».

«Ho chiesto così ad alcune persone di raccontarmi la loro esperienza per poi scriverne una canzone. Volevo creare un progetto benefico, che desse una mano, anche se non avevo ancora chiaro tutto il percorso»

Pierluigi e Andreina hanno contattato famiglie, medici e forze dell’ordine che hanno combattuto, chi direttamente, spesso in prima linea, il covid. Alcune di queste sono volute restare nell’anonimato.

«Ho trovato molta apertura. Qualcuno non sapeva cosa dire. È un’esperienza che a volte lascia senza parole e a volte non sai come raccontare al meglio. Da dove partire per non lasciarti dietro nulla di importante».

Pierluigi Milosa e Andreina Ariano che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
Pierluigi Milosa e Andreina Ariano che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Le testimonianze più toccanti

«Una pneumologa di Milano che ha vissuto i primi mesi in una maniera terribile, è rimasta molto scossa – ha detto Andreina -. Non riusciva a dirmi nulla».

«Questo silenzio è stato un elemento importante. Da parte di chi ha vissuto la malattia c’è, anche, voglia di dimenticare. Di mettersi tutto dietro le spalle».

«Siamo stati coinvolti appieno da questo progetto dando la forma più bella possibile a questa canzone».

Pierluigi ha raccontato la testimonianza di un poliziotto. “Io sono poliziotto, ho questa divisa che però non mi trasforma in Superman” con queste parole l’agente ha spiegato la sua lotta in prima linea contro il virus ricordando i 22 giorni di distanza dalla famiglia.

Un medico poi ha lanciato un forte appello. Nel parlare con loro infatti ha detto: “In ospedale si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

Proprio questa frase, rieditata dalla celebre poesia Soldati di Ungaretti, ha poi dato il nome al progetto.

Passo dopo passo fino alla pubblicazione

«La canzone era pronta intorno ad agosto. Poi c’è stato un periodo in cui la situazione è peggiorata e non abbiamo potuto registrare nulla. Abbiamo aspettato a febbraio e così la canzone è uscita il 31 marzo», ha detto Pierluigi.

«Quando ho raccolto le testimonianze c’è stato un lavoro di riarrangiamento. Qualcosa ho dovuto tagliarla a malincuore cercando di cogliere l’essenza di quei racconti».

È poi partito tutto il processo di adattamento testuale e arrangiamento musicale grazie anche alla collaborazione gratuita di alcuni giovani musicisti.

«La canzone andava pubblicata e anche l’occhio vuole la sua parte – ha detto Andreina -. Abbiamo cercato di trovare qualcosa che sostenesse il peso del testo. Le nostre facce non erano molto adatte alla situazione».

Andreina e Pierluigi hanno così iniziato a riflettere. All’inizio l’idea era quella di produrre un cartone animato e poi sono arrivati alla sand art (arte con la sabbia ndr).

«La sand artist è stata una persona così creativa da sostenere le nostre idee un po’ folli. Ha capito le esigenze di chi aveva lavorato al testo e ha tenuto fede alla propria percezione di quello che abbiamo raccontato».

Una delle immagini create dalla sand artist.
Una delle immagini create dalla sand artist.

Il progetto benefico

L’intenzione era quella di dare una mano a chi sta più soffrendo a causa di questa pandemia.

Hanno così scelto di associare il progetto Soldati all’associazione Avsi e in particolare alla campagna Tende che punta a sostenere le famiglie attraverso sussidi in termini economici, supporti psicologici ai bambini, distribuzione di materiale igienico sanitario e di sussidi per la Didattica a Distanza.

I primi risultati: come donare

«Qualche feedback già ci è arrivato nonostante non sia passato nemmeno un mese dalla pubblicazione della canzone. Spero che la canzone possa stimolare la raccolta per obiettivi più alti».

Per dare una mano ad Avsi, ci sono due possibilità. Un canale è quello della donazione diretta a Fondazione AVSI inserendo l’iban IT 22 T 02008 01603 000102945081 e la causale “Soldati di Pierluigi Milosa per AVSI“.

Un’altra possibilità è quella di usare la piattaforma gofoundme.

Per ora il progetto ha già raccolto oltre seicento euro (250 sulla piattaforma online e circa 350 con le donazioni dirette).

La testimonianza di un poliziotto che ha combattutto il covid in prima linea
“Io sono poliziotto, ho questa divisa che però non mi trasforma in Superman”

«Avevo l’obiettivo di raccogliere tra i 1000 e i 1500 euro – ha detto Pierluigi -. Siamo già a buon punto. Ovviamente oggi è complicato diffondere l’iniziativa. Stiamo puntando molto sui social, sulle testate giornalistiche e sui programmi televisivi».

«Speriamo presto di poter diffondere questa iniziativa liberamente e speriamo che il progetto arrivi a più orecchie possibili. Sono convinto che gli italiani siano disposti ad aiutare. Speriamo che questa canzone arrivi alle orecchie di quanta più gente possibile».

Covid: la fine è vicina?

Con Pierluigi e Andreina ci siamo soffermati anche sulla pandemia di Coronavirus che stiamo vivendo in questo momento.

«Credo che non stiamo tornando a un anno fa – ha detto Pierluigi -. La percezione è quella lo so. La curva dei contagi scende e poi torna a salire. Io però la vedo in ottica positiva. I vaccini ci sono. In Italia pecchiamo un po’ di organizzazione. Dobbiamo tenere duro, rispettare le norme però non dobbiamo pensare che siamo a un anno fa. Abbiamo delle cure e dei vaccini. La situazione ritornerà alla normalità presto».

«I concerti live con il pubblico mi mancano molto. Ma non credo che passeremo un’altra Pasqua come quella di quest’anno. Abbiamo fatto grandi passi in avanti. Aver avuto un vaccino in tempi così brevi è tanto. Non dobbiamo farci prendere dallo sconforto».

Andreina non è dello stesso avviso di Pierluigi. «La situazione dal punto di vista sanitario è positiva rispetto all’anno scorso. C’è però più stanchezza dal punto di vista personale. È una cosa molto soggettiva. Sembra che non si riesca a fare nulla. Sono stanca però sembra che stiamo alla fine del tunnel. Tutti questi progetti distraggono molto e ci mantengono impegnati».

Dogana Avellino, idea parco eventi per restituirle dignità

Dogana di Avellino antonio dello iaco

La Dogana di Avellino…sono anni che se ne parla e nessuno fa nulla. Pensate che un giovane come me la ricorda sempre avvolta da tubi e impalcature per evitare che cada.

Eppure per secoli ha attirato artisti e intellettuali da ogni angolo d’Italia. E se si ripartisse da un’area verde da destinare a eventi culturali?

Dogana Avellino
Come appariva la Dogana in passato

La Dogana di Avellino: un patrimonio unico

Grazie ad Andrea Massaro e al libro “La Dogana di Avellino” di cui mi ha omaggiato, ho potuto conoscere nel dettaglio tutta la storia di uno dei monumenti più trascurati della nostra città.

La principale funzione della Dogana era quella di una moderna “borsa” del grano in quanto fissava sul mercato i prezzi dei cereali e di tanti altri prodotti.

Nel 1674 Cosimo Fanzago, uno dei massimi esponenti del barocco napoletano, restaurò del tutto la Dogana donandole anche un spetto più moderno e abbandonando lo stile medievale.

Custodita dall’obelisco dedicato al re bambino, Carlo II d’Asburgo, la Dogana ha assistito a tutte le principali vicende storiche della città. Dalle rivolte popolari, alle conquiste, ai periodi floridi al secondo conflitto mondiale e al terremoto del 1980.

I danni della Dogana di Avellino con i bombardamenti del 1943
I danni della Dogana di Avellino con i bombardamenti del 1943.
Fonte: http://historyfiles.altervista.org/

Con l’abolizione della feudalità, inizia il declino della Dogana di Avellino. Si iniziò a pensare a un restauro totale della vecchia dogana già nel 1835 ma nessun progetto fu mai approvato.

I danni dei terremoti del 1694, 1732 e 1980 sono stati enormi. A questi va aggiunto il tragico incendio che ha colpito la Dogana negli anni ’90 e tutta la querelle per l’acquisizione da parte del comune di Avellino del monumento che hanno solo ritardato il restauro di un nostro simbolo.

La Dogana in America

Come ha scritto Massaro nel suo libro, della Dogana se n’è parlato anche negli Usa durante la fiction The Sopranos. Nella dodicesima puntata, l’avellinese Isabella (interpretata da Mariagrazia Cucinotta) parla dei danni del terremoto del 1980.

Dice proprio che «non c’è rimasto molto, soprattutto dopo il terremoto, ma in una piazza del centro c’è un palazzo. È del seicento, un vero capolavoro, il Palazzo della Dogana».

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Tra idee, politica e archistar

Poche settimane fa il sindaco di Avellino Gianluca Festa ha annunciato di aver dato al noto architetto Massimiliano Fuksas l’incarico di progettare il restauro della Dogana di Avellino.

Massimiliano Fuksas

Come sempre l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi crede che questa possa essere una reale possibilità per restaurare la Dogana e chi pensa che non fosse necessario spendere migliaia di euro solo per un progetto.

In più c’è chi oramai crede molto poco alla parola delle istituzioni. Dopotutto sono anni che viene promesso il restyling della Dogana e nessun amministratore è stato capace di dare seguito alle sue parole.

Dogana: c’è davvero la volontà di salvarla?

Io sono sempre dell’idea che se si vuole fare qualcosa si può fare. È una vergogna che in tutti questi anni nulla sia stato portato a termine.

Eppure in tutte le altre città d’Italia, monumenti come quello della Dogana non sarebbero rimasti nemmeno un anno in queste condizioni.

La Dogana di Avellino
La Dogana di Avellino

Viviamo in una città che ha tante potenzialità e che davvero potrebbe sfruttare le poche ma importanti bellezze che ha per diventare di nuovo un punto di riferimento della Campania e del sud Italia.

Bisogna essere più uniti perché solo se protestiamo, segnaliamo e alziamo la voce tutti insieme e in modo civile che le cose davvero cambieranno.

La mia idea per la Dogana

Da giovane che ama Avellino, non posso non dare la mia idea sulla Dogana che verrà.

Desidero tanto che il sontuoso palazzo, di cui resta solo la facciata di altissimo valore storico e culturale, non diventi un nuovo “scatolone” chiuso che la città non potrà sfruttare.

Sì, rischiamo di fare la fine dell’Eliseo, del Casino del Principe (prima che arrivavassero i ragazzi di Avionica), dell’ex asilo Patria e Lavoro e di tante altre strutture di Avellino abbandonate.

Io restaurerei solo la facciata e creerei uno spazio verde o uno spiazzo per concerti ed eventi vari alle spalle dell’opera del Fanzago.

Dopotutto nel centro storico cittadino verde pubblico non ce n’è e uno spazio che connetta piazza Amendola al retro della Dogana sarebbe facilmente sfruttabile per degli eventi culturali.

Avellino, alberi nel cemento. Il comune interviene

Alberi nel cemento: il comune interviene ad Avellino.

Finalmente qualcosa si muove ad Avellino. Lentamente, eppure di muove.
Ricordate che qualche settimana fa avevamo parlato del problema del verde pubblico ad Avellino?

A piazza Garibaldi una delle aiuole era stata “tombata” con dei mattoni mettendo a rischio la vita dell’albero e la sua stabilità.

Dopo aver ascoltato degli esperti, ho allertato il Comune chiedendo un intervento urgente.

Dopo mail e pec devo dire che alla fine gli operai hanno ripulito l’aiuola. Finalmente l’albero tornerà a crescere e avere ossigeno grazie anche all’interessamento dei funzionari comunali

Il ruolo del cittadino è fondamentale

L’albero era in quelle condizioni da mesi e senza una mobilitazione generale non sarebbe cambiato nulla.

Sono bastati i social, pensateci su. E se avessimo la possibilità di riunirci, fisicamente intendo, cosa potrebbe cambiare?

L’energia di una comunità che collabora per obiettivi ambiziosi può smuovere le montagne. Ne sono convinto.

Purtroppo non sempre funzionari e amministratori possono controllare ogni singolo angolo della città alla ricerca di piccoli o grandi problemi e disservizi.

Tocca al cittadino alzare la voce e far notare a chi ci governa le difficoltà. Da lì alla risoluzione del problema il passo è breve…o almeno dovrebbe.

Tutela del verde: occhi aperti

Nei mesi scorsi abbiamo affrontato il tema della malagestione del verde pubblico ad Avellino.

Le potature infatti non sempre vengono fatte a tutela degli alberi così come la gestione delle aiuole viene dimenticata.

Bisogna entrare nell’ottica che le piante non sono semplici decori urbani ma esseri viventi che vanno tutelati. L’importante però è sempre vigilare e segnalare per aiutare chi ci governa a risolvere i problemi.

Alberi a via Troncone: promesse dai tecnici

Pasquale Matarazzo, cittadino sempre attento alla cura e alla storia di Avellino, aveva segnalato il problema degli alberi di via Fratelli Troncone.

Le piante infatti, con il rifacimento dei marciapiedi, sono state ricoperte di asfalto fin sotto il tronco.

Gli alberi di via Fratelli Troncone
Gli alberi di via Fratelli Troncone

Ho chiesto un intervento al comune anche su questo problema. I tecnici hanno promesso che faranno un sopralluogo per comprendere se e come intervenire. Aspettiamo tutti novità…nel frattempo occhi aperti e segnaliamo.

Avellino, nuovo sfregio al verde: alberi sepolti dal cemento

Avellino alberi tra il cemento a piazza garibaldi. Viale Italia platani danneggiati

Avellino e il verde pubblico continuano a non andare d’accordo. L’ennesima segnalazione arriva dagli esperti e dai cittadini attenti che girando la città hanno fatto scoperte raccapriccianti.

Ancora una volta le piante sono state intese come semplici oggetti e non come esseri viventi e patrimonio cittadino.

Mattoni e fughe nelle aiuole

Pensateci un attimo: ci siete voi che scendete di casa e improvvisamente c’è chi vi copre i  piedi con dei blocchi di cemento. Come vi sentireste?

Beh, provate a chiederlo all’albero di piazza Garibaldi. A pochi passi da piazza Libertà, di fronte al Palazzotto, qualcuno (forse un privato) ha deciso di utilizzare un’aiuola a suo piacimento aggiungendo alla base dell’albero mattoni in porfido con tanto di fughe.

Avellino, l'albero cementificato a piazza Garibaldi
Avellino, l’albero cementificato a piazza Garibaldi

La segnalazione è girata sui social. Sono andato a controllare sul posto. A solo un albero è stata cementificata la base.

Sui mattoni c’era un cestino, molto probabilmente di qualche privato. A qualcuno quell’aiuola serviva e, pensando fosse di sua proprietà, ha ben deciso di metterci mattoni e calce.

Come potrete immaginare, le radici vengono così soffocate. I mattoni, infatti, oltre a premere costantemente sulla base dell’albero, gli riducono la possibilità di respirare mettendolo in pericolo.

Nei prossimi giorni segnalerò personalmente il fatto al Comune di Avellino. Gli uffici predisposti devono subito intervenire eliminando quei mattoni che, oltre a essere dannosi per l’albero, rovinano l’estetica del marciapiede.

Viale Italia: platani trattati come pali

Durante i discussi lavori della pista ciclabile di viale Italia, ancora una volta sono stati messi in pericolo gli storici platani.

Ricordo a tutti che quella zona è un’area di focolaio di cancro colorato. Qualsiasi ferita inferta all’albero quindi può facilitare la diffusione della malattia che in questi anni ha distrutto la bellezza del viale.

Per eliminare i mattoni in porfido e sistemare il marciapiede all’installazione della “pista ciclabile”, sono stati infatti danneggiati i pochi alberi rimasti che costituiscono il doppio filare.

Con gli escavatori e le altre macchine da lavoro, sono stati fatti numerosi i tagli inferti alla base del tronco e sulle radici sporgenti.

Ancora una volta la sensibilità e la cura del verde pubblico sono venuti a mancare. Sperando di non dover dire addio ai grandi platani nei prossimi mesi a causa dei lavori svolti male, non ci resta che segnalare e sperare che chi di competenza agisca.

Avellino, mimose in piazza: il regalo di Dora alle donne

Avellino, mimose in piazza: il regalo di Dorotea alle donne

Una mimosa in piazza per ogni donna che passa. A promuovere questa iniziativa è stata ancora una volta una cittadina molto sensibile e innamorata di Avellino, Dorotea Virtuoso.

Le mimose installate a piazza Trieste e Trento.
Le mimose installate a piazza Trieste e Trento.

Mimose per tutte

Dorotea, come già avrete potuto leggere in questo articolo, ha deciso insieme a un gruppo di cittadini di prendersi cura della piazzetta di via Trieste e Trento ad Avellino.

Oggi, in occasione della giornata internazionale della donna, Dorotea ha addobbato lo spazio comunale con rametti e piantine di mimose.

«L’obiettivo dell’iniziativa – ci ha spiegato Dorotea – è quello di far capire il vero senso di questa giornata. Le mimose sono dedicate a tutte le donne e in particolare a quelle della città di Avellino. Chiunque può raccogliere il suo rametto».

Le mimose piantate da Dorotea

Dorotea: dal quadro alle mimose

Con questo gesto, Dorotea ha ancor di più dimostrato l’amore che prova per Avellino. Lei, anche se avellinese di adozione, con la sua arte ha sempre dimostrato un forte legame con il capoluogo irpino.

Il mese scorso, dopo una lunga riqualificazione portata avanti dall’amministrazione comunale, ha deciso di dedicare alla città e a piazza Trieste e Trento un’opera d’arte.

Il grande quadro, da lei ideato, rappresenta due persone che si baciano. La speranza, come ha raccontato Dorotea all’inaugurazione dell’opera, è quella di tornare alla normalità molto presto dopo un anno di distanze e mascherine.

Festa della donna: l’origine

Molti associano l’8 marzo al famoso incendio di una fabbrica di camicie avvenuto a New York nel 1911 che avrebbe provocato la morte di oltre cento donne operai.

Sulla veridicità di questo racconto non ci sono né evidenze storiche né certezze sulla data o sul numero di vittime.

Le fonti più attendibili su questa festa, risalgono sempre ai primi del novecento quando il Partito Socialista ameriano volle dedicare un giorno alla parità di genere.

L’8 marzo del 1917 a San Pietroburgo invece decine di donne manifestarono per chiedere pari diritti e la fine della guerra. Così a Mosca nel 1921 fu stabilita come data per la Giornata internazionale dell’Operaia.

Solo nel 1977 poi, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ha riconosciuto l’8 marzo come giornata per i diritti delle donne e per la pace internazionale.

Avellino e Solofra, stop al taglio selvaggio di alberi

capitozzatura avellino piazza d'armi

Fermate lo scempio del verde pubblico in Provincia di Avellino. Ogni giorno in diversi comuni assistiamo a tagli e potature sconsiderate che non fanno altro che danneggiare per sempre le piante.

Vedremo dove la situazione è davvero a rischio in Irpinia, i paesi dove si rischia di più, insomma. E poi capiremo come funziona una potatura corretta e quando la capitozzatura crea danni irrimediabili

Potature: non fanno sempre bene

Non tutti gli alberi sono fatti per essere potati e nessuna pianta è pronta alle capitozzature che sempre più spesso vengono praticate da chi gestisce la manutenzione del verde pubblico.

Ogni taglio infatti, provoca alla pianta una ferita che se infettata può dare vita a malattie o a funghi che danneggiano l’albero.

Non bisogna quindi più potare gli alberi? La risposta non è semplice quanto sembra. Le piante vanno aiutate a crescere e la potatura, soprattutto in contesti urbani può servire per motivi estetici. Bisogna però partire dal presupposto che un albero non è una decorazione ma un essere vivente.

La pianta non può essere trattata come si vuole. Le potature vanno fatte seguendo però dei rigidi criteri che cambiano da specie a specie. Non basta tagliare a casaccio dei rami per intenderci.

No alla capitozzatura

La capitozzatura in Italia è una pratica molto discussa alla quale le autorità hanno cercato di mettere un freno. L’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, con un decreto ad hoc infatti ha cambiato il sistema della potatura delle piante.

La capitozzatura è concessa solo se un albero è gravemente malato e si vuole provare a salvarlo, o se si tratta di salici piangenti o gelsi per una questione estetica.

Bisogna infatti «evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione», si legge nel testo .

capitozzatura
Un esempio di capitozzatura

Con la capitozzatura, l’albero attiva le gemme alla base per far crescere nuovi germogli che richiedono un grande sforzo per la pianta. In più si altera la forma naturale dell’albero, la sua estetica e si possono creare futuri problemi alla stabilità della pianta con rischi di rotture.

Grossi tagli come quelli della capitozzatura, diventano un facile punto di ingresso nell’albero per i funghi che degradano la lignina e la cellulosa provocando delle cavità. Così col tempo la pianta perde stabilità e diventa soggetta a crolli improvvisi.

La “capitozzatura legale”

Fatta la legge trovato l’inganno. E purtroppo è il caso anche delle nuove norme sulla capitozzatura.

Molti enti pubblici che continuano ad adottare questa pratica dannosa per l’albero, si giustificano affermando che si tratta di una potatura energetica. Una tecnica usata in inverno, quando la pianta è a riposo vegetativo, per sperare di rinvigorirla con la primavera.

Peccato però, come spiegano gli esperti, che il rischio di far ammalare o di storpiare la pianta è altissimo.

Perchè si fa la capitozzatura?

Rispetto alle classiche potature, la capitozzatura è più economica, semplice e veloce.

Anche se dannosa all’albero, è necessaria circa mezz’ora rispetto alle due o tre ore classiche usate per una potatura. Il personale da impiegare poi, ed è qui il problema maggiore, non deve per forza essere qualificato e quindi ha poca cura della pianta.

Avellino, il caso piazza d’Armi

Da qualche settimana a Piazza D’Armi sono iniziati degli interventi di “potatura energetica”, non documentati sull’Albo Pretorio comunale nel mondo più trasparente possibile (ma questi sono dettagli ndr).

Gli alberi, già sofferenti a causa delle radici tappate dall’asfalto, sono stati tagliati di netto e messi in pericolo dagli addetti ai lavori incaricati dal Comune di Avellino.

Le piante capitozzate sono di una specie molto diffusa in America, la Liquidambar styraciflua. Ed è qui che si evidenzia una totale inesperienza del settore verde pubblico di Avellino.

La Liquidambar styraciflua è una specie che ha bisogno di poche cure e si adatta molto all’ambiente in cui vive. Come dice l’esperto laureato in agraria Stefano Peroni sul sito trafioriepiante.it, «i liquidambar non andrebbero mai potati, salvo qualche sporadico taglio che elimini i rami secchi o storti, per non rovinare il portamento naturale».

Anche sui social molti cittadini hanno protestato contro i tagli ordinati dalla Giunta Festa dicendo «Uccidono la bellezza della città vi sembrerà una giusta potatura…il risultato lo vedremo tra qualche mese».

Solofra: di male in peggio

Purtroppo anche a Solofra è accaduta la stessa cosa se non peggio. Gli alberi di Viale Principe Amedeo sono stati capitozzati non curando le direttive nazionali del decreto Costa.

Per denunciare l’accaduto, tra lo sconcerto e la delusione dei cittadini, il Circolo Legambiente “Valle Solofrana”, ha richiesto al Comune di Solofra un accesso agli atti per conoscere le motivazioni dell’intervento.

Il bacio di Dorotea salverà Avellino

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«Se Maometto non va alla montagna è la montagna va da Maometto», recita il celebre proverbio. Questo è accaduto nel centro di Avellino.

A piazza Trieste e Trento i cittadini hanno deciso di prendersi cura della zona da soli. Installata anche un’opera d’arte.

Cittadini al lavoro

Dopo tanta burocrazia e voglia di fare, i cittadini di via Masucci, via Roma e Piazza Trieste e Trento hanno vinto e con loro tutta Avellino.

Lo scorso 14 febbraio infatti è stata inaugurata la nuova piazza Trieste e Trento, totalmente gestita dai cittadini della zona.

La riqualificazione dell’area è stata portata avanti dall’artista napoletana, avellinese di adozione, Dorotea Virtuoso che con amore e dedizione ha raccolto gli appelli dei cittadini della zona.

L’opera d’arte

Erba tagliata, aiuole pulite, fiori piantati e una gigantesca opera d’arte. Così appare oggi Piazza Trieste e Trento ad Avellino.

L’artista Dorotea Virtuoso ha deciso di donare alla città l’opera “Il Bacio” che rappresenta due persone che si amano. Il messaggio principale è la rinascita e la speranza di tornare al più presto alla vita “normale”.

L’installazione dell’opera è stata possibile anche grazie alla collaborazione degli ingegneri Massimo Maglio e Alessandro Lima e l’architetto Andrea De Cristofaro

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Una foto dell’opera di Dorotea Virtuoso

Unione tra comune e cittadini

Mesi fa è iniziata la riqualificazione della piazzetta di via Trieste e Trento da parte dell’amministrazione comunale.

L’area era in pessime condizioni. Il vecchio giardino verticale installato anni fa era seccato e le piogge avevano fatto diventare le spugne e le piante secche degli ottimi rifugi per gli insetti. Per non parlare poi della sporcizia che si annidava tra le piante e di come si erano rovinate le sedute e le aiuole.

Dopo tante segnalazioni fatte dai cittadini della zona e non solo, sono iniziati i lavori di riqualificazione della piazzetta.

Tutto è stato rimosso e la struttura è stata dipinta con i colori arcobaleno, simbolo di speranza e rinascita. Gli alberi sono stati potati e le erbacce tagliate.

Il cartello in una delle aiuole di Piazza Trieste e Trento

Ci vorrebbero tante Dorotea…

Il comportamento di Dorotea Virtuoso è solo da ammirare. Lo testimoniano, anche, i tantissimi complimenti che ha ottenuto sui social con la sua iniziativa.

Ora della zona se ne occuperanno i cittadini di via Maffucci, via Roma e via Trieste e Trento guidati da Dorotea.

Loro, dando il buon esempio in primis a chi ci governa e poi a tutta la città, cureranno il verde, la pulizia e la manutenzione della piazzetta.

…e tanta meno burocrazia

Purtroppo come potrete immaginare il processo per adottare uno spazio verde è lungo e laborioso al comune di Avellino.

Tuttavia la volontà e la tenacia dei cittadini è invicibile come è accaduto nel caso di Dorotea.

È necessario però che l’amministrazione comunale sia più vicina alla città e coinvolga i cittadini alla cura della città. Solo così, adottando spazi verdi (una delle mie idee da tempo), curando piazzette e zone di quartiere, si potrà ritrovare il vero senso di comunità.

Smog, Avellino maglia nera in Italia: ci avete rotto i polmoni

Legambiente Avellino protesta Mal'aria 3

Avellino è il capoluogo più inquinato del centro sud ed è anche una delle città più inquinate d’Italia.

Questo è quanto emerge dall’ultimo report Mal’aria di Legambiente. Protesta ambientalista davanti la Prefettura.

Legambiente Avellino protesta Mal'aria 2
Legambiente Avellino protesta Mal’aria

Il report di Legambiente

Come si legge sul sito ufficiale di Legambiente, il report annuale Mal’aria di città non ha portato buone notizie in Irpinia.

Avellino infatti, a causa dei suoi 78 sforamenti di Pm10 registrati nel 2020 nonostante il lockdown, si è classificata come settimo capoluogo con l’aria più inquinata del Paese.

Peggio dell’Irpinia c’è solo Torino, Venezia, Padova, Rovigo, Treviso e Milano, tutte città che si trovano nel settentrione italiano. Anche Napoli, Caserta, Salerno e Benevento hanno registrato dati migliori rispetto all’Irpinia.

I danni dell’inquinamento

L’inquinamento dell’aria causa ogni anno circa 2 milioni di morti premature nel mondo.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, che da anni si batte chiedendo di diminuire i livelli di inquinamento in tutto il mondo, stima che con un basso livello di polveri sottili nell’aria ci sarebbe anche una netta diminuzione di infezioni respiratorie.

La prova che l’inquinamento molto spesso è causa delle morti di milioni di persone, è stato anche confermato lo scorso dicembre dalla giustizia inglese.

A Londra infatti, è stato riconosciuto l’inquinamento come causa della morte della piccola Ella Adoo-Kissi-Debrah che a 9 anni nel 2013 è scomparsa a causa di una grave forma di asma.

Proprio alla luce dei gravi danni provocati dall’inquinamento ad Avellino, gli attivisti di Legambiente Campania e del circolo Legambiente Valle Solofrana, hanno alzato la voce e hanno chiesto l’intervento delle autorità.

Legambiente Avellino protesta Mal'aria
Legambiente Avellino protesta Mal’aria

Ci avete rotto i polmoni

Da giovane molto sensibile alla tematica dell’inquinamento e della tutela del verde, anche io ho partecipato alla manifestazione di Legambiente.

I dati che sono emersi dagli ultimi studi sono allarmanti. L’Irpinia da isola verde e sana degli scorsi decenni, sta sempre più diventando il polmone nero della Campania e del Meridione.

Oggi è stato consegnato il report Mal’aria di Legambiente al Prefetto di Avellino, Paola Spena. La speranza è che chi di dovere intervenga il prima possibile.

Non bastano isole ecologiche o restrizioni sui riscaldamenti. L’Irpinia ha bisogno di una conversione green rapida e importante, che parta dal trasporto pubblico e arrivi alle industrie. Si deve intervenire subito. Mo’ basta. Ci avete rotto i polmoni!