Davvero Viva la libertà, ma anche la dignità!

Davvero Viva la libertà, ma anche la dignità!

Davvero Viva la libertà, ma anche la dignità! Il mio 25 aprile non poteva che iniziare con una riflessione sui fatti accaduti ad Avellino negli ultimi giorni.

Di ieri è il comunicato di un pezzo della maggioranza uscente nel quale si evince di voler continuare a “portare avanti il progetto dell’Amministrazione Festa” ma non si fa alcun riferimento alla gravità dei fatti degli ultimi giorni, anzi.

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La nota dei consiglieri uscenti di Davvero e Viva la libertà

Poche righe, chiare e concrete. Così i due gruppi consiliari, Davvero e Viva la Libertà, hanno liquidato la vicenda amministrative 2024 e hanno provato a fare chiarezza in un quadro che, con il passare dei giorni, diventa sempre più scuro e preoccupante.

«Le liste civiche “Davvero” e “Viva la Libertà” sono assolutamente compatte al loro interno e organicamente pronte a competere nella prossima tornata elettorale», si legge.

«Lo ribadiamo con forza – prosegue la breve nota – alla luce delle voci infondate e delle false ricostruzioni relative alle presunte divisioni che si sarebbero verificate negli ultimi giorni.

Il progetto di Governo cittadino portato avanti nell’ultimo mandato dall’Amministrazione Festa, al contrario, sarà riproposto alla città, affinché possa proseguire nel solo interesse degli avellinesi.

Siamo pronti e convintamente in campo all’interno di una coalizione civica più ampia e inclusiva, aperta ad accogliere chi voglia dare il proprio contributo alla piena realizzazione di un progetto che ha già riscosso un forte apprezzamento tra gli avellinesi».

Davvero Viva la libertà, ma anche la dignità!

Lo ammetto, pensavo che la nota fosse un falso. L’ho dovuta rileggere più volte, e da più siti diversi, per convincermi che le parole usate all’interno del testo fossero reali.

Già nelle scorse settimane secondo me, così come in tutti gli ultimi cinque anni in realtà. I comportamenti dei consiglieri di maggioranza è stato a dir poco discutibile. E vi spiego il perché.

Dalle perquisizioni alle dimissioni

Era il 7 marzo 2024 quando la maggioranza, coesa e “più unita che mai”, difendeva sua maestà Gianluca Festa dopo le perquisizioni svolte a casa sua dalle forze dell’ordine su richiesta della Procura della Repubblica di Avellino.

«Siamo convintamente e fermamente al fianco del sindaco Festa…Siamo certi della bontà e della legittimità del suo operato», dichiaravano nella nota i Festiani, puntando il dito contro le tempistiche e le modalità messe in atto dalla magistratura.

Come un castello di sabbia scalfito dalle prime onde della normale alta marea mattutina però, il sostegno a Mr Enjoy e al suo operato si è andato via via affievolendo.

La “più unita che mai” maggioranza infatti, perde il pezzo del consigliere Diego Guerriero (fratello di Fabio Guerriero, oggi agli arresti domiciliari per lo stesso filone di inchieste ndr), costretto a dimettersi a causa delle pesanti accuse mosse dagli inquirenti.

Giusto il tempo di un altro paio d’onde, che arrivano anche le dimissioni del signor sindaco nonostante, durante la conferenza stampa – show post perquisizioni, non avesse fatto intendere questa intenzione dichiarando «noi, invece, siamo qui e, ripeto, continuiamo a svolgere le nostre funzioni come abbiamo sempre fatto».

E qui la prima stranezza. Dopo le dimissioni, la forte e unita maggioranza non rilascia alcuna dichiarazione.

L’ora X: la misura cautelare

È il 18 aprile 2024 quando i Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino e del personale del Nucleo Investigativo e dell’Aliquota di PG della Guardia di Finanza della Procura di Avellino, irrompono in casa del sindaco dimissionario e gli notificano la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Da questo momento, si può affermare con una certezza quasi matematica, il castello di sabbia è crollato. Pezzi della maggioranza Festiana sottraggono l’incondizionato sostegno al loro sovrano, pardon Sindaco.

Mentre sui social i sostenitori dell’oramai ex sindaco provavano a difenderlo sotto ogni articolo pubblicato dalla stampa locale, gli artefici del suo governo cittadino si sono dileguati senza rilasciare dichiarazioni.

Chiariamoci, hanno continuato a fare riunioni su riunioni per capire come gestire la situazione. Dopotutto, senza il frontman nulla poteva essere mosso.

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Una maggioranza spaccata

E arriviamo così a ieri pomeriggio quando, a tutti gli organi di stampa locale, arriva la nota dei gruppi Davvero e Viva la Libertà, entrambi direttamente riconducibili alla figura di Gianluca Festa.

Con un savoir faire orgoglioso di chi ha votato favorevole al 99,9 % delle proposte avanzate dal sindaco Festa, quasi sempre senza nemmeno batter ciglio, i due gruppi annunciano di essere pronti a scendere in campo per le prossime amministrative.

«Il progetto di Governo cittadino portato avanti nell’ultimo mandato dall’Amministrazione Festa, al contrario, sarà riproposto alla città».

Sono queste le parole che, almeno a me, fanno rabbrividire.

Dalle inchieste della Procura della Repubblica emergerebbe (il condizionale è d’obbligo vista l’indagine in corso e nessuna sentenza ancora pubblicata, chiariamolo) «gestione privatistica della cosa pubblica all’interno del Comune di Avellino – caratterizzati dalla presenza di “agenti” infedeli – tra questi gli odierni cautelati – che hanno messo a disposizione le funzioni ricoperte a vantaggio di pochi» (dal comunicato stampa del Procuratore datato 18 aprile 2024 ndr).

Al di là dell’indagine però, che in questi cinque anni la città sia stata gestita con una logica privatistica, è un concetto condivisibile. Lo abbiamo visto con l’organizzazione degli eventi, con gli appalti, con l’assegnazione degli spazi…tutto veniva affidato e gestito ai sostenitori del sindaco.

A chi si era opposto al modus operandi o all’area politica di Festa, per motivi vari, non c’era spazio per nulla…erano “rosiconi” e avevano perso.

A mio avviso quindi, affermare che «il progetto di Governo cittadino portato avanti nell’ultimo mandato dall’Amministrazione Festa sarà riproposto alla città» è gravissimo.

Ma visto che sono giovane, facinoroso e inesperto a detta di qualche persona, può essere che sono io a non aver capito. Quindi pongo questa domanda ai consiglieri uscenti di Davvero e Viva la Libertà.

Riproporre alla città il progetto di Governo portato avanti nell’ultimo mandato vuol dire riproporre un modello di «gestione privatistica della cosa pubblica all’interno del Comune» o vuol dire discostarsi e prendere le distanze da tutto ciò?

Perché se prima, il giorno dopo le perquisizioni, tutti voi avete difeso il sindaco accusando la magistratura, oggi, dopo gli arresti domiciliari, nessuno ha scelto di difenderlo o di prendere le distanze dagli espliciti comportamenti emersi dalle immagini andate in onda a livello nazionale?

Dal comunicato poi, emerge ancora un altro dato. La maggioranza è spaccata.

I gruppi “Ora Avellino” e “Avellino Vera”, vicini rispettivamente a Livio Petitto e ad Angelo Antonio D’Agostino, non hanno sottoscritto questa nota.

Come mai? I consiglieri uscenti che prima difendevano il sindaco a spada tratta, che fine hanno fatto? Hanno magicamente cambiato idea?

Ecco perché, dopo averne dette tante per accondiscendere al sommo Gianluca, forse è arrivato il momento di fare silenzio…per dignità!

Davvero Viva la libertà, ma anche la dignità!
Davvero Viva la libertà, ma anche la dignità!

Chi sono i consiglieri di Davvero e Viva la Libertà?

Come riporta il sito ufficiale del Comune di Avellino, tra le fila di Viva la Libertà troviamo i consiglieri:

  1. GUERRIERO Diego, sostituito dopo le dimissioni da Michele Lombardi
  2. IANNUZZI Alessandra Antonia, poi passata all’opposizione
  3. CUCCINIELLO Giovanni

La lista Davvero invece, ha eletto:

  1. MAGGIO Ugo
  2. De RENZI Antonello, poi passato al gruppo misto
  3. CESA Gennaro, poi andato all’opposizione con il Partito Democratico
  4. PREZIOSI Luigi
  5. VECCHIONE Giovanna
  6. SPINIELLO Mario
  7. DE SIMONE Elia Virginio
  8. TOMASETTA Jessica
  9. GAETA Gianluca, approdato dopo essere stato eletto nelle fila di “Ora Avellino”.

E se ‘A Livella fosse stata scritta oggi ad Avellino?

E se 'A Livella fosse stata scritta oggi ad Avellino?

Il caso del centro per l’autismo di Valle è al centro della cronaca cittadina delle ultime settimane.

Da anni nessun politico, o presunto tale, è riuscito a dare ai cittadini e alle cittadine che ne hanno bisogno, una struttura necessaria e indispensabile pagata dai contribuenti.

E se 'A Livella fosse stata scritta oggi ad Avellino?
E se ‘A Livella fosse stata scritta oggi ad Avellino?

La parodia di Totò

Oggi è due novembre e il pensiero non può che non andare alla celebre opera di Totò, “‘A livella“.

Così ho provato a parodizzarla, con rispetto, e farla mia. Ho voluto ambientare la poesia del Principe della risata ad Avellino.

Ho scelto questa città, la mia, piena di disservizi e politici che non si prendono le proprie responsabilità…e il caso del centro per l’autismo è solo l’ultimo esempio.

‘A livella ‘e Avellino

Ogni anno, ad Avellino, c’é l’usanza
di sperare che finiscano i cantieri.
Ognuno l’adda fà sta crianza; 
ognuno 'o tene sempe sto pensier.

Ogni vota, puntualmente, a fine e l'anno, 
incomincia a piove tutti i pomeriggi.
Qua chiunque pigli'a machina, 
perché i bus non ci stann e i treni so miraggi.

Stavota m’é capitata l'ennesima avventura…
pur'oggi so rimasto ind o traffico pe n'ora. 
Maronna, si ce penzo e che rottura:
tra clacson, linee nderra e strisce strane.

‘O fatto è quisto, statemi a senti: 
m'avvicinavo a piazza Castello. 
Piano piano, stavo per uscir
dalla rotonda quando leggo:

“Qui strada bloccata.
Sono in corso i lavori di rifacimento 
di Corso Umberto I". 
Così prendo e mi rigiro.

Dal sogno di una strada bella e sistemata, 
torno indietro ed è di nuovo tutta scassata. 
Tra buche a destra e tombini a sinistra 
pare proprio e sta ngopp 'a na pista.

Proprio continuando verso Valle, 
azzeccati ai marciapiedi e via Colombo, 
vedo i pali della metro e penso:
ma 'a riattiveranno aropp tutte ste tarantelle?

P'evita o traffico 'e Torrette, 
passo pe dereto a scola Agraria...
che pena mi facevino quilli pini,
tutti muorti, senza che nisciuno se ne mporta!

Questa è Avellino! ‘ncapo a me penzavo…
c'è chi comanda e chi nun se ne fotte!
Chissà se sta città se l'aspettava, 
ca pur aropp o covid restava abbandonata?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era rifatta pure qua a fila e traffico,
e io rimanietti chiuso priggioniero: 
n'ata vota tra clacson e allucchi vari.

Avanzo chiano chiano e a ‘nu tratto, che veco ‘a luntano?
Una grossa struttura blu co' no canciello grigio.
Pensai: stu fatto a me mme pare strano…
ma che è sta cosa abbandonata?

Ato che abbandonata, era ‘o centro pe' l'autismo:                                                          co' 'e porte, 'e finestre e c'o' parcheggio; 
attuorno a isso tutto degradato; 
chien'erbacce e c'a munnezz o lato.

Ma quillo non era araprì tant'anni fa?
Mi chiesi sconsolato.
‘Ind'a sto fatto io non ce veco chiaro:
è pronto e ancora è tutto chiuso?

Potevano ra no servizio mmano a chi tene bisuogno,                                                              e invece tutto 'e botto s'è fermat,
l'adda aprì l'Asl o no privato?

Mo' da voi vorrei saper, cari signori, 
con qual coraggio e come avete osato
di non aprir ancor questa struttura.

Gli accordi so accordi e van sì rispettati, 
ma voi perdeste il senso e la misura. 
Per dei litigi, i diritti li avete calpestati 
e mo quel centro è abbandonato, e attorno c'è solo spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
questa vergognosa situazione.
È il caso quindi che vi attiviate
per trovar subito una soluzione.

Signori miei, nun è colpa loro.
Non ve l'avrebbero mai chiesto o' centro
se non ne avessero avuto bisogno.
È possibile che adda resta sulo no sogno?

Si fossi io 'o Prefetto subito lo attiverei:
riunisse l'Asl e 'o Comune, 
chiuresse a stanza e non e facesse escì, 
fino a che non trovino 'na soluzione.

E cosa aspettate, oh benedetti politici,
che la pazienza dei cittadini si esaurisca del tutto?
Se fossi stato io uno di loro
a tutti i tg avesse già chiamato.

Fatemi vedé come sapiti fa i politici…
‘A verità è che tengo vint anni e già me so’ scucciato
‘e senti promesse, su promesse
e mai niente e realizzato.

Ma che pensate r’esse…nu ddio?
Qua tutti quanti simmo uguali.
Cittadini simmo nui e cittadini siti vui;
ognuno comm a 'n'ato é tale e quale”.

Signor politico!…come ti permetti
a levar a 'sta gente i diritti,
eppure so vent'anni che governi.
Tu c'a fascia tricolore 
'e promesse, addo le metti?

Qua’ 'a Natale, a Pasca e 'a l'Eppifania
e parole so semp'e stesse.
T'o vuo' mette ‘ngapo che s'adda cagna' Avellino?
Che a gente è stanca e ave bisuogno e servizi? 
‘A vita ‘o ssaje che re?…è 'na livella.

'No sindaco, 'no consigliere, 'no politico...
arrivanno ngopp o comune, alla città hanno fatto 'e promesse.
Pensati che co 'na festa e 'no sorriso,
aviti chiuso o cunto?

Perciò, statem' a sentì…nun faciti i stordi,
mettitivi d'accordo e arapriti quillo centro.
Ste ppagliacciate ‘e ffanno sul'i pacci:
Facimmo i seri…araprimmo quelle porte!”

“Un lavoro per dire ci sono”, il sogno normale di un ragazzo speciale

"Un lavoro per dire ci sono", il sogno normale di un ragazzo speciale

«Ripartiamo». È questo lo slogan scelto per celebrare oggi la giornata nazionale delle persone con sindrome di Down del 2021.

Nelle piazze di tutta Italia si stanno organizzando eventi per sensibilizzare cittadini e istituzioni sui tanti diritti negati. Uno su tutti, il più importante: quello al lavoro.

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Proprio sul tema abbiamo ascoltato la famiglia di Antonio Mele di Lapio, 19enne affetto da sindrome di down. Un ragazzo dai tanti sogni che vuole solo realizzare in fretta.

Antonio e il problema di tanti

Antonio si è diplomato da meno di un anno all’Istituto Alberghiero di Avellino. Il problema di quasi tutti i ragazzi della sua età è uno: riuscire a trovare lavoro.

Negli anni, grazie all’aiuto di compagni, docenti e dirigente, Antonio è riuscito a fare tante esperienze in ristoranti, bar e locali.
È un ragazzo pieno di forza di volontà e soprattutto di capacità. Va solo aiutato le prime volte.

La famiglia ci ha detto: «Questi ragazzi finito il percorso scolastico con il diploma, sono lasciati da soli. Si fa tanto a parlare di integrazione, anche se non ci sono possibilità reali. Non c’è nessuno che li faccia sperimentare e mettere davvero in gioco».

Le tante capacità dei ragazzi down

«I ragazzi con sindrome di down sono molto metodici, precisi e ordinati», ci ha spiegato la cugina psicologa di Antonio, Giusy. Potrebbero affacciarsi a molti mondi lavorativi.

«Sono autonomi, assolutamente, ma devono essere sostenuti e indirizzati». In caso di assunzione infatti sarebbe necessaria la presenza costante di un tutor che li aiuti nel comprendere come svolgere al meglio le proprie mansioni.

La necessità di farli sentire “parte della società”

Dare un lavoro a questi ragazzi non è una questione puramente economica. È importante che i ragazzi come Antonio siano impegnati, che si sentano utili.
Le tante ore della giornata non possono e non devono passarli in casa in quattro mura.

Per fortuna Antonio riesce a tenersi impegnato. La mamma ci ha raccontato del grande aiuto che fornisce in famiglia.

«È bello vedere la sera quando va a letto leggere sul volto di Antonio la soddisfazione di essere stato utile a qualcuno. È solo questo che conta per lui».

Antonio Mele e la mamma Maria Grazia
Antonio Mele e la mamma Maria Grazia

La voglia di un lavoro per crearsi una vita

Antonio è uno di quei ragazzi che vuole a tutti costi una propria indipendenza. Desidera trovare lavoro e non perde mai occasione per ribadirlo.

«Ogni volta che si apre una discussione, Antonio ci ricorda sempre che vuole lavorare. È il prerequisito per sviluppare il resto della vita e trovare una ragazza», ci ha confessato la mamma.

A Lapio il 19enne è ben voluto. A scuola è stato fortunato. Adesso la famiglia sta iniziando a presentare le carte all’ufficio di collocamento. La burocrazia è tanta.

«Oggi voglio fare un appello a tutti – ha affermato la mamma di Antonio -. Ci sono tanti ragazzi affetti dalla sindrome di down nelle nostre comunità che cercano riscatto. Vogliono solo entrare a far parte della società».

«Non lo dico solo da madre, ma da donna che vuole sentirsi parte di una società più giusta. Un posto dove nessuno sia lasciato indietro per davvero. Slogan simili sono abusati, ma credo che la loro essenza sia genuina. I tanti Antonio che ci sono nei nostri paesi, spesso silenziosi in attesa di un’opportunità, meritano di non essere lasciati soli».

Antonio ha anche un’aspirazione politica.

«In un futuro il suo sogno è diventare sindaco di Lapio. Lo dice sempre – ci ha rivelato la mamma -. È poi un grande appassionato di tecnologie».

«Noi non pretendiamo un lavoro a tempo pieno per Antonio – continua – ma almeno la possibilità di occupare la giornata e fare nuove esperienze».

La necessità di un piano ad hoc

La famiglia di Antonio ha sperimentato tutte le difficoltà che i ragazzi affetti da sindrome di down trovano sul loro cammino.

Per risolvere questa problematica si potrebbero creare dei progetti dedicati a loro. Aziende ed enti locali potrebbero portare avanti questa battaglia e, perché no, trarne beneficio sia sotto l’aspetto economico che umano.

La cugina di Antonio ci ha detto che a Roma sono state assunte delle persone down alla Stazione Termini. Fanno da segretari e svolgono molto bene le loro mansioni.

Grazie all’aiuto di un tutor i ragazzi sono riusciti a muoversi in giro per la città da soli e si sono aperti alle relazioni e alla società.
Questa è la prova che, con un po’ di impegno da parte di tutti, anche loro possono davvero riscattarsi e dare un senso alla loro vita.

«Io li chiamo ragazzi sorriso – ha spiegato la mamma del 19enne -. Sono pieni di sogni e voglia di fare. Antonio è stato un dono per me e per tutti quelli che lo conoscono».

«Il messaggio che voglio lanciare è sensibilizzare il contesto pubblico ad aprirsi a offrire queste esperienze a persone come loro. Sono ragazzi validi che hanno solo bisogno di opportunità. Dimenticarsi di loro, significa cancellarli per sempre».

Avellino preistorica: unico capoluogo senza domicilio digitale

Avellino preistorica: unico capoluogo senza domicilio digitale

Avellino è l’unico capoluogo di provincia italiano a non aver attivato il domicilio digitale.

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Eppure uno degli spot elettorali di questa amministrazione era “Avellino città Smart”. Che fine hanno fatto questi annunci? Solo le solite promesse?

Carta d’identità: l’impresa del rinnovo

Il domicilio digitale consente di velocizzare pratiche e servizi per i cittadini rendendo la maggior parte delle operazioni accessibile anche online.

Ti consente infatti di contare su procedure più rapide e semplici e di ottenere autocertificazioni e documenti come certificati anagrafici e cambi di residenza, direttamente online.

Da un comune che per rinnovare le carte d’identità può contare solo su un impiegato e ha dei tempi minimi di attesa di due mesi nonostante la possibilità di prenotare online, cosa ci si può aspettare?

La digitalizzazione di Palazzo di Città è all’anno zero.

Avellino, unico capoluogo senza domicilio digitale

Visitando il sito del Ministero degli Interni sull’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, ho notato che Avellino è l’unico capoluogo di provincia a non essere dotato di domicilio digitale.

Eppure da una città “Smart, enjoy e green” non ti aspetti questo. Ma badate bene, non finisce qui.

L’aspetto più grave non è che siamo l’unico capoluogo a non aver attivato il domicilio digitale; ma che siamo uno dei pochi comuni d’Italia a non averlo fatto.

Domicilio digitale: Avellino non è iscritto all'anagrafe dei comuni aderenti.
Domicilio digitale: Avellino non è iscritto all’anagrafe dei comuni aderenti.

Tecnologia ad Avellino: numeri dai preistoria

Avellino è una città preistorica rispetto alla digitalizzazione. Per renderci bene conto della gravità della situazione, ecco due numeri.

Su 7904 comuni italiani, solo 235 enti oltre ad Avellino non hanno attivato il domicilio digitale (fonte: Anpr aggiornato al 25/08/2021).

Domicilio digitale: l’importanza per il cittadino

Il domicilio digitale è una grande opportunità per il cittadino. Il servizio garantisce infatti, la possibilità di accedere a numerosi documenti e di reperire molte informazioni accedendo semplicemente con identità digitali come Spid, Cns e Cie.

Tutto comodamente accessibile dal cellulare che hai in tasca. Basta fastidiosi recapiti a casa che, vista la tua assenza, ti costringono a recarti in posta.

Basta attese inutili per documenti fondamentali. Basta notifiche tardive legate a pagamenti che, come se niente fosse, si trasformano in more da pagare.

Poco importa se il cittadino, quel povero cittadino, i documenti li abbia già ricevuti in ritardo. Spesso frustrazione e impotenza sono tali, che si preferisce pagare in più pur di non contestare una richiesta ingiusta.
Con il domicilio digitale parte di queste incombenze sarebbero risolte.

Puoi infatti vedere, scaricare e stampare i tuoi dati anagrafici e richiedere autocertificazioni sostitutive delle certificazioni fin da subito.

Provare per credere: basta spostarsi qualche chilometro più in là. Mercogliano per esempio, si è mossa da tempo. Per Avellino, chissà quanto dovremo aspettare ancora.

Avellino, “Covid hospital” già durante Colera e Spagnola

covid hotel avellino

«Tutta la storia non è che una lunga ripetizione: un secolo plagia l’altro», disse Victor Hugo e probabilmente aveva ragione.

In questo periodo di emergenza sanitaria ci siamo resi conto di come tante abitudini adottate nel passato durante le pandemie dei secoli scorsi, sono state rispolverate per fronteggiare il Coronavirus.

Anche Avellino, che per altro ha proprio un palazzo intitolato ad Hugo, ha affrontato diverse epidemie con i lazzaretti. Covid Center prima del coronavirus. Anche allora, come oggi, le parole d’ordine erano isolamento e distanziamento.

I Covid Hotel dell’800

Nelle ultime settimane in Italia si sta sempre più parlando di Covid Hotel per accogliere i malati meno gravi di Coronavirus che non possono restare a casa con i loro familiari.

Questa idea, come potete immaginare, prende esempio dai vecchi Lazzaretti dove i malati seguivano la quarantena in attesa della guarigione.

Oltre un secolo fa anche ad Avellino le amministrazioni comunali avevano aperto ben due “hotel” per i malati meno gravi di Colera e Spagnola.

Dove si trovavano?

A svelare questa curiosità storica avellinese ci ha pensato sui social lo storico Andrea Massaro.

«La città di Avellino ha avuto tra le sue strutture vari lazzaretti in epoche diverse. L’ultima, in ordine di tempo, richiama la terribile influenza, la “spagnola”, che fece 50 milioni di vittime e che infuriò negli anni 1918-20», ha scritto Massaro.

L’esperto della storia irpina ha infatti raccontato che uno dei diversi “Hotel” per i malati si trovava in località Santo Spirito, a pochi passi dall’attuale Parco Manganelli di via Francesco Tedesco.

Questo lazzaretto poi fu messo in vendita insieme ad altri beni importanti della città nei primi anni successivi all’epidemia a causa del forte deficit dei bilanci comunali.

La foto dell’atto di avviso s’asta per la vendita del lazzaretto (Fonte: Andrea Massaro)

Un’altra struttura poi, che risale invece all’epidemia di Colera di fine ottocentro, si trovava tra il Convento dei Cappuccini e la Scuola Agraria.

Storia breve di Avellino: fra re, papi e contesse

Qual è l’origine di Avellino. Sapevate che i Romani hanno sempre considerato le terre d’Irpinia come un punto strategico? E che Ruggero d’Altavilla è stato nominato Re di Sicilia qui dall’Antipapa Anacleto II?

Tutto partì da Abellinum

Secondo alcune ricostruzioni storiche, la città di Avellino è nata intorno all’82 avanti Cristo in un luogo vicino all’attuale capoluogo irpino, precisamente nell’odierna Atripalda..

Si narra che Silla, sconfitti Sanniti e Irpini, fece costruire una colonia militare, Abellinum. L’originale insediamento seguiva i classici dogmi dell’epoca. La città era divisa in cardi e decumeni.

In età repubblicana Roma la dotò di organi istituzionali e fece costruire uno degli acquedotti più grandi dell’epoca che collegava Serino, in Irpina alla città napoletana di Bacoli.

I Longobardi

Con la diffusione del Cristianesimo iniziarono anche qui le persecuzioni. I primi martiri furono Modestino, Flaviano e Fiorentino poi divenuti santi e patroni di Avellino.

I Longobardi distrussero l’antica Abellinum. Gli abitanti si rifugiarono così nell’attuale collina della Terra, dove ore sorge il Duomo e tutta la parte antica di Avellino.

Durante il dominio longobardo, fu costruito anche l’antico castello di cui oggi restano solo i ruderi. Nell’896 per la prima volta si ha notizia di un Oppidum Abellinum. In quell’anno Guido II di Spoleto cercò di attaccare Avellino. È del 12esimo secolo poi la prima testimonianza scritta sui documenti notarili, della presenza del castello.

Il Regno delle due Sicilie nacque qui

Con l’arrivo dei Normanni la città visse un periodo fiorente. Nel 1130 nel Duomo di Avellino, l’antipapa Anacleto II consegnò una bolla a Ruggero II d’Altavilla che anticipò la sua nomina a Re di Sicilia, Calabria e Puglia.

Aveva così inizio il Regno delle due Sicilie. Le dispute tra Ruggero e il cognato Rainulfo, conte di Avellino, però sono sempre più insistenti. Inizia così una guerra tra i due che si estede fino in Puglia.

Ruggero si afferma sul cognato e lo invia a Roma per proteggere l’Antipapa. Così il re di Sicilia ha la possibilità di ristabilire l’ordine e di confiscari anche diversi territori a Rainulfo.

La punizione di Innocenzo II

Lotario, con l’appoggio di Innocenzo II, decise di scendere in Irpinia per fermare l’espansione di Ruggero e per punirlo.

In quel momento però il sovrano era in Sicilia. Il Papa e Lotario entrarono nella città senza molte difficoltà. Così Ruggero decise di punire il suo popolo attaccando e distruggendo il castello e le altre costruzioni.

Intorno al 1400, con l’arrivo degli Aragonesi, la città fu distrutta di nuovo. Troiano Caracciolo infatti si scontrò con Alfonso d’Aragona venuta da Nola proprio per prendere possesso di un nuovo territorio. Dopo un trattato di pace il castello fu ricostruito.

Una grande donna a capo

Nel 1513 Maria de’ Cardona ricevette in eredità la contea di Avellino. Donna di grande fascino e competenze ne fece rifiorire l’economia e la cultura. Maria de’ Cardona creò intorno a sè un circolo illustre e fondò anche l’accademia culturale dei Dogliosi.

La famiglia Caracciolo con Marino II fece proseguire la crescita culturale di Avellino dando ancor più vigore all’accademia.

Tanti ospiti illustri

Il Castello di Avellino fu un luogo di ritrovo per tanti artisti e personaggi illustri. Grazie a Marino II fu trasformato in palazzo reale e così la cultura fu incentivata.

Tra gli artisti che più diedero lustro alla città c’è Cosimo Fanzago, il più prestigioso esponente del barocco napoletano.

All’interno del Castello furono ospitate la regina d’Ungheria e l’imperatrice Maria d’Austria. Passò qualche giorno nel centro storico avellinese anche il principe Zaga Christos, pretendente dell’Etiopia.

Da Masaniello ai moti carbonari

Nel 1647, durante la rivoluzione di Masaniello, i popolani di Montoro cacciarono con forza dal castello il principe di Avellino Francesco Marino. Al suo posto si autoproclamò un certo Di Napoli. Il duca di Guisa, reggente del territorio però, lo fece subito arrestare.

Anche duecento anni dopo, durante i moti carbonari del 1820, Avellino fu protagonista. Ferdinando di Borbone, dopo le insistenti proteste, anche violente, dei cittadini, dovette concedere una costituzione agli abitanti.

Traguardi e danni

Nel 1888 Avellino fu una delle prime città di tutto il Paese ad avere l’illuminazione elettrica pubblica. Dopo l’Unità d’Italia però l’economia crollò e i terremoti del primo novecento provocarono importanti danni.

Il 14 settembre del 1943 Avellino è stata bombardata dagli Alleati con l’obiettivo di bloccare i nazisti. Le bombe, per errore, esplosero nella piazza del mercato causando la morte di circa 3mila persone.

L’obiettivo principale era infatti il vicino Ponte della Ferriera, collegamento strategico per gli hitleriani.

Quei terribili 90 secondi

Un altro evento drammatico che ha colpito la città di Avellino è stato il sisma del 23 novembre del 1980. La terrà tremò per novanta secondi con epicentro in alta Irpinia, tra Conza della Campania e Teora, provocando ingenti danni.

La scossa fu di magnitudo 6.9 e provocò oltre 280mila sfollati in tutta la regione. I morti furono quasi 3mila mentre i feriti 8.848.

A quarant’anni da quel terribile giorno anche il capoluogo mostra ancora le ferite del terremoto che ha segnato per sempre la storia di Avellino.